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Il 7 luglio 1968 perdeva la vita, a causa di un improvviso attacco cardiaco, in un ristorante di Harlem a New York il Wells, uno dei più influenti e temuti boss della malavita locale. Ellsworth “Bumpy” Johnson doveva considerarsi il maggior trafficante di droga del quartiere nero della “grande mela” . Lasciava il posto alla sua guardia del corpo Frank Lucas la cui storia è oggi un film di successo.
La specialità del Wells Restaurant, all’angolo fra la 132 e la settima Avenue ad Harlem, erano il pollo fritto e le cialde. Le pietanze risultavano un poco speziate, ricche dei profumi e dei sapori caratteristici del sud degli Stati Uniti, con chiare influenze di cucina creola. Forse era proprio questo sapore, che in qualche modo riportava il nero americano alle origini della propria gente trasportata dall’Africa nelle afose piantagioni lungo il Mississippi, a far preferire a “Bumpy” Johnson quel locale ai tanti altri presenti nel popoloso quartiere newyorkese. Era nato sessantadue anni prima, per l’esattezza il 31 ottobre del 1905, a Charleston nel South Carolina da una modesta famiglia. Il soprannome (“bumpy” in inglese significa accidentato, sconnesso, irregolare) derivava da una protuberanza ossea che aveva nel retro della testa, una malformazione naturale della scatola cranica. Approdato con i genitori a New York ancora ragazzo crebbe nei sobborghi della città in tempi difficili. Gli anni del proibizionismo prima e della grande depressione dopo favorirono, anche nel quartiere “nero”, lo sviluppo della malavita. Ben presto Ellsworth diventa un boss importante di Harlem. La sua disponibilità ad ascoltare i problemi della gente comune, la generosità più volte dimostrata verso i diseredati, la capacità di intervenire in casi di gravi ingiustizie, lo fecero diventare molto popolare presso gli abitanti del quartiere, mitigando, in parte, l’immagine di spietato fuorilegge. Intorno agli anni trenta del novecento si scontrò con un altro boss, di origini tedesche, che intendeva espandere le proprie attività nell’area di Harlem: Dutch Schultz. Quest’ultimo s’impose per la maggiore determinazione dimostrata nello scontro, anche se il suo predominio ebbe vita breve (Schultz venne eliminato per ordine della Commissione che radunava i principali gangster di New York il 23 ottobre 1935, aveva 33 anni). “Bumpy” tornò alla guida delle attività illegali del quartiere dopo un accordo con Lucky Luciano, entrando ufficialmente nel giro della “mafia”. All’inizio degli anni sessanta, in un bar di Harlem, finanzia un giovane di colore a corto di contante che aveva sfidato al biliardo un piccolo delinquente della zona famoso per la sua abilità in quel gioco. Il ragazzo vince e Johnson lo arruola come autista nella sua banda. Quel giovanotto si chiamava Frank Lucas e sarebbe diventato il successore del boss alla guida del racket di Harlem, caratterizzandosi come uno dei più spregiudicati e scaltri spacciatori in grande stile degli Stati Uniti (è nota la storia di come facesse entrare l’eroina dal Sud Est Asiatico nelle bare dei soldati americani che avevano perso la vita in Vietnam). Quando venne raggiunto dall’infarto Ellsworth “Bumpy” Johnson aveva appena finito la sua porzione di pollo fritto, di cui era molto goloso, e stava per uscire dal locale. Si spense tra le braccia di Lucas (anche se la vedova del boss afferma che a sorreggerlo fu l’amico d’infanzia Juny Bird), come in un simbolico passaggio di testimone. La storia è stata oggetto di un racconto di successo redatto dal giornalista statunitense Mark Jacobson e trasformato in un film, American gangster che ha sbancato il botteghino, per la regia di Ridley Scott con Denzel Washington nella parte di Lucas e Russell Crowe in quella del poliziotto Richard Roberts che dopo una lunga lotta riesce a metterlo in gabbia. Oggi il Wells Restaurant propone la domenica alla sua clientela un brunch con un sottofondo di musica jazz dal vivo. Fra le specialità consigliate dallo chef c’è ancora il pollo fritto.
Stelvio Catena
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