spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Rubriche » Dettaglio Articolo

ATTUALITA'

Ancora sulla birra artigiana

Torniamo sull’argomento per approfondirne alcuni importanti aspetti, dal momento che la penisola si è affermata, negli ultimi anni, come uno dei più importanti paesi per la produzione di birra artigianale. In primo luogo per quantificare, attraverso una serie di informazioni statistiche, le dimensioni, la profondità e la diffusione del fenomeno. Poi per individuarne gli elementi qualificanti e le eccellenze che lo pongono, almeno in questo momento, all’attenzione dei consumatori di un po’ tutto il mondo.

 

                                                                           Stelvio Catena

 

Il primo indicatore in grado di dare una dimensione concreta al fenomeno è rappresentato dal numero attuale dei birrifici attivi, disseminati un po’ in tutte le regioni dello stivale:circa 400. Un dato significativo per farci tornare su di un argomento che riteniamo degno di attenzione. Non è un caso se all’interno di ipermercati e supermercati si susseguono le promozioni riguardanti le “birre artigianali”, alle quali viene dedicato sempre più spazio negli scaffali. La diffusione e il gradimento della birra in generale, oggi 6 italiani su 10 dichiarano di consumarla (nella fascia di età compresa tra i 18 e i 44 anni i fruitori diventano 8 su 10), incoraggia tutti coloro che intendono ampliare l’offerta di tali prodotti. Da rilevare come negli ultimi trent’anni si sia passati dai 14 litri pro – capite bevuti ogni anno ai 28 litri, rispetto ai 39 litri annuali del vino. Numeri che hanno portato nel 2010 a raggiungere, nel solo territorio nazionale, i 17.855 ettolitri di consumo, con una produzione interna di 13.031 ettolitri e altri 1.865 destinati all’export. Un settore economico importante nonostante la crescita dei consumi negli ultimi tempi abbia subito una battuta d’arresto. In un articolo dello scorso mese (Boom della birra fai da te,  dicembre 2011) mettevamo in evidenza come fosse relativamente semplice riuscire a produrre in proprio la bionda (o scura, o rossa) bevanda, con un numero di macchinari esiguo, necessità di spazi contenuta, investimento finanziario modesto. Un contesto favorevole, anche in considerazione del gradimento manifestato dal consumatore e all’apporto d’immagine che riceve il locale, capace di stimolare alla prova gli operatori più intraprendenti. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove il fenomeno è esploso intorno agli anni ’70 del Novecento, i craft breweries (fabbriche di birra artigiane) hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1.700. Nel nostro paese siamo ancora in una fase iniziale, nonostante i numeri del comparto comincino a essere interessanti: circa 400 gli stabilimenti, come abbiamo detto, un giro d’affari stimato intorno ai 100 milioni di euro (il 2,0% rispetto a quello industriale), 6.000 gli addetti. Eppure i fabbricanti autoctoni, insieme all’acquisizione in pratica di tutte le tecniche brassicole al momento disponibili, sono riusciti a caratterizzare in maniera particolare il proprio prodotto, grazie all’inserimento nel processo produttivo di una serie di materie prime provenienti dal territorio, quali, ad esempio, le castagne, la frutta indigena, le erbe spontanee, cereali di antiche varietà e molto altro. La dimostrazione di come gli italiani riescano sempre a “inventare” qualcosa di nuovo, anche dove in apparenza rimane ben poco da scoprire. È bene, però, ricordare che la birra artigianale è una cosa viva, infatti rispetto all’offerta industriale assai più stabilizzata, non è pastorizzata e non è microfiltrata, per cui un prodotto in continua evoluzione e ad alta complessità. Le caratteristiche della birra preferita dagli italiani sono, comunque, note: chiara, con un sapore non troppo amaro e di gradazione alcolica medio – bassa (in sostanza del tipo industriale Lager). La ristorazione italiana si dimostra ricettiva ai segnali che giungono dal mercato. Si stabilizzano sulle 3.000 unità i locali che propongono una carta delle birre, dal momento che i dati più recenti stimano, nel fine settimana e nei giorni festivi quelli in cui i nostri connazionali si concedono più volentieri il pasto fuori casa, nel 42,0% gli avventori che accompagnano il cibo con la birra, mentre il vino sembra preferito soltanto da un 39,0%. Anche tra le mura domestiche, del resto, una percentuale elevata (60,0%) la considera bevanda ideale per la cena e suppergiù una cifra uguale (58,0%) afferma di sorbirla tutti i giorni. Attenzione, però, a quei produttori, e sono tanti, che, fiutando l’affare, immettono sul mercato quantitativi considerevoli di prodotti più omologati, gustosi al palato, ma che si rifanno al modello industriale. A difesa della purezza dei marchi andrebbe meglio articolata la legge, vecchia di 50 anni, che regola l’etichettatura di tali prodotti, con il fine prioritario di rassicurare il legislatore preoccupato che la parola “artigianale” possa conferire una connotazione positiva ma ingannevole in termini di qualità. Non è escluso che possano esistere anche birre fatte in casa non buone, ma è giusto mettere il consumatore nelle condizioni di poter scegliere con tranquillità il prodotto che più lo soddisfa. Uno slogan pubblicitario di alcuni anni fa recitava “Birra, e sai cosa bevi” facciamo in modo che da trovata promozionale si trasformi in una garanzia per tutti gli acquirenti di questa gradevole bevanda.

 

 

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità