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In una delle zone di maggior transito della città di Cagliari, esattamente in Piazza della Costituzione, si apre dal 1855 l’Antico Caffè, vero e proprio testimone degli ultimi due secoli di storia della capitale isolana. Ai suoi tavoli sostarono le più importanti personalità della cultura sarda, attratti dalla raffinatezza del locale e dall’ottima qualità dei suoi prodotti.
L’Unità d’Italia doveva ancora venire, e proprio per volontà di quel Vittorio Emanuele II titolare del regno di Sardegna, quando un ligure, Lazzaro Canepa, inaugurava a Cagliari in onore alle sue origini il Caffè Genovese. Era il 1855 e Canepa, nativo di Lavagna ma giunto nell’isola nel 1838, già possedeva nei medesimi locali un piccolo ritrovo dove potersi incontrare in compagnia di un buon bicchiere di vino. Il nuovo Caffè aveva, però, ben altre ambizioni. Si proponeva di diventare il punto di raccolta dell’agiata borghesia cittadina, benestante e curiosa, offrendo al contempo ospitalità a quella classe intellettuale narcisista e un po’ bohémienne che tanto sembrava attrarre il ceto emergente. Il “Genovese” acquisì clientela e prestigio per tutta la seconda metà del secolo XIX, fino a quando, agli inizi del Novecento, gli allora proprietari decisero di rinnovare la struttura secondo i dettami del nascente stile liberty che andava imponendosi un po’ in tutto il continente europeo. Gli interventi furono essenzialmente decorativi ma incisero in profondità nell’organizzazione dei locali. Le pareti, a cui vennero aggiunte appliques e grandi specchiere, assunsero un colore pastello sui toni dell’arancio, mentre due lati del perimetro interno vennero occupati da robusti banconi in noce e la vasta sala veniva arredata con tavoli in ghisa dal piano di marmo bianco cui erano abbinate sedie thonet. Una peculiarità dell’esercizio era lo spazio esterno, una terrazza aperta sulla piazza, che permetteva di poter godere della frescura negli assolati pomeriggi estivi. Si decise di delimitarla con una robusta ringhiera in ferro battuto. Ad assolvere tale incombenza furono incaricati i detenuti della colonia penale di San Bartolomeo, i quali svolsero l’incarico con coscienziosa solerzia dal momento che il medesimo manufatto ancora oggi continua a far bella mostra di se. A cambiare fu anche il nome che passò a quello, tuttora utilizzato, di Antico Caffè. Numerosi furono i personaggi della storia e della cultura che sostarono presso i suoi tavolini. A cominciare dalle donne indigene che fecero grande la cultura italiana di inizio secolo XX: Sibilla Aleramo, magari in attesa di uno dei suoi sfortunati quanto intensi amori, e Grazia Deledda, Nobel per la letteratura nel 1928, per proseguire con un altro conterraneo, Emilio Lussu, che tanto dette prima alla patria durante la Grande Guerra e poi alla lotta per la causa democratica contro il fascismo. Poeti del calibro di Salvatore Quasimodo, anche lui Nobel nel 1959, e Gabriele D’Annunzio sorbirono mirto e gelati agli agrumi nella terrazza aperta sulle vie del centro. Suoi avventori furono anche Elio Vittorini e il grande tenore Beniamino Gigli, mentre un tocco d’internazionalità fu dato dalla frequentazione dello scrittore inglese D.H. Lawrence, letterato “scomodo” e scandaloso precursore della libertà sessuale. L’Antico Caffè resistette alle tante sciagure del “secolo breve”, come è stato definito il Novecento dallo storico anglosassone Eric Hobsbawm, neanche i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ne alterarono in maniera sostanziale l’aspetto che, comunque, subì il degrado inevitabile del tempo. Finché nel 1998 i nuovi proprietari, la famiglia Ruggeri, decise di riportare agli splendori d’inizio secolo lo storico locale. In particolare è stata curata l’offerta di pasticceria artigianale, con i meravigliosi bignè da abbinare ad una accorta selezione di vini da meditazione. La conferma di centro sociale della città dove potersi incontrare, leggere giornali e riviste, gustare prelibate specialità enogastronomiche ed i numerosi “stuzzichini” che ogni volta sono a disposizione dei clienti serviti in modo impeccabile dai camerieri in lunghi grembiuli bianchi, mantiene alto il prestigio di questo pezzo di storia cagliaritana, posto da alcuni anni sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali. I Ruggeri, memori del prestigio accumulato nel tempo dal loro locale in particolare presso gli esponenti della cultura internazionale, hanno recentemente istituito un premio letterario al fine di rafforzare la vocazione artistica che fin dalla fondazione aveva caratterizzato il caffè. Così prosegue il cammino dell’Antico Caffè di Cagliari nella storia della città.
Stelvio Catena
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