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CAFFÈ LETTERARI

Caffè Centrale di Asolo

Nella centralissima via Roma di Asolo, celebre paese arroccato sui colli euganei in provincia di Treviso, è attivo dal 1796 un caffè che è tra i più famosi e conosciuti della penisola. Ancor oggi meta di numerosi turisti e centro della vita sociale cittadina, continua ad affascinare i suoi clienti grazie all’amenità dei luoghi e alla grande qualità dei prodotti e del servizio.

 

Eleonora Duse, allorché decise di ritirarsi dalle scene, la scelse come residenza della propria vecchiaia perché “…Asolo è bello e tranquillo, paesetto di merletti e di poesia; perché non è lontano dalla Venezia che adoro, perché vi stanno dei buoni amici che amo…”. In effetti Asolo modesto centro urbano di poco più di 9.000 abitanti in provincia di Treviso, colpisce i visitatori per l’amenità dei luoghi, la semplicità della gente, la pulizia dell’aria e per quel senso di serena immobilità che caratterizza i piccoli centri in cui i ritmi di vita assumono cadenze più umane. Nella frequentatissima via Roma, con precisione al n° 72, è aperto dal 1796 il Caffè Centrale, il più rinomato ed esclusivo della cittadina. In verità la struttura era nata come circolo ricreativo e culturale riservato alla popolazione abbiente del piccolo centro, poi con l’andare del tempo si evolse divenendo un vero e proprio caffè. Un tempo si diceva che vi era proibito l’ingresso ai contadini per significare il prestigio che il locale intendeva mantenere. Proprio per il fatto di essere frequentato dalla borghesia conservatrice del secolo XIX, accolse presso i suoi tavolini nel 1808 un agguerrito gruppo di cospiratori che tramavano per cacciare definitivamente il “rivoluzionario” Napoleone dal suolo italico. Ancora oggi conserva l’iniziale fascino che ne determinò il successo per così lungo tempo. Occupa, sin dai giorni della lontana fondazione, il piano terra di un candido palazzo prospiciente una fontana arricchita da una bella scultura in bronzo. Con i larghi archi che ne costituiscono l’accesso, la linea di colonne in stile classico di marmo rosa che lo attraversa per intero, il grande bancone in legno di fronte all’entrata, i tavolini in marmo guarniti dalle sedie in stile tonet,  cattura da sempre l’attenzione della clientela per la semplicità del servizio e per la qualità dei prodotti offerti. Veramente incredibile il numero e il valore dei personaggi che si sono soffermati almeno per un drink al suo banco. Di particolare pregio la colonia anglosassone, a partire dal poeta e drammaturgo inglese Robert Browning, che nel 1889 acquistò l’asolana Villa Cipriani e vi trascorse gli ultimi mesi della sua vita, allo scrittore e critico letterario statunitense Henry James, alla scrittrice ed esploratrice britannica Freya Stark, tra le più agguerrite sostenitrici dell’emancipazione femminile, che vi si spense nel maggio del 1993, al grande Ernest “papa” Hemingway,frequentatore abituale di locali posti nei centri abitati limitrofi all’amata Venezia, magari appassionato sostenitore e grande consumatore dell’aperitivo locale: lo spritz (Aperol + prosecco + fetta di limone/arancia oppure un’oliva). Anche la rappresentanza nazionale può vantare personaggi dalla indiscussa e imperitura fama: dal primo nobel italiano per la letteratura (1906) Giosuè Carducci, a Gabriele D’Annunzio, a lungo legato da profondo affetto, dopo una travagliata e burrascosa relazione, proprio ad Eleonora Duse interprete indimenticabile di tante sue opere teatrali, a Gian Francesco Malipiero, talentuoso compositore veneto, a  Gino Rossi pittore veneziano, che alternava opere influenzate dal sintetismo di Gauguin ad altre in puro stile liberty. E ancora Hugo von Hofmannsthal, scrittore, drammaturgo e librettista viennese di nascita e Arnold Schoenberg compositore, anch’esso di origini asburgiche, inventore della musica dodecafonica. Oggi i proprietari, i fratelli Botter, pur nel rispetto della tradizione hanno puntato su elementi che ne facciano un locale “alla moda”. Di grande qualità lo spuntino di mezzogiorno e il panorama degli aperitivi disponibili, tra i quali svetta per creatività il Tintoretto, che si rifà al celebre pittore cinquecentesco nativo di Venezia, composto da 2/3 di prosecco o spumante brut ben fresco e 1/3 di succo di melograno (in pratica una intrigante variazione del Bellini). Un brindisi virtuale per augurare ancora lunga vita ad uno dei locali più affascinanti e ricchi di storia del nostro paese.

 

 

 

                                                                           Stelvio Catena

 

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