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CAFFÈ LETTERARI

Caffè Poliziano

Montepulciano, cittadella toscana in provincia di Siena, è località famosa per i suoi palazzi rinascimentali, per l’elegante bellezza delle sue chiese e per il “Vino Nobile” . In pieno centro storico,precisamente in via Voltaia del Corso ai numeri 27/29, sono situate le sale di uno dei caffè storici della penisola di più antica tradizione.

 

In una delle aree collinari di maggior pregio d’Italia, quella posta tra la Valdichiana e la Val d’Orcia in provincia di Siena nel sud della Toscana, sorge a 605 metri sul livello del mare la cittadina di Montepulciano. Da sempre importante centro agricolo deve la sua notorietà alla produzione vitivinicola che deve considerarsi tra le più rinomate della penisola. Il “Nobile” è un marchio famoso e apprezzato in tutto il mondo. In questo splendido borgo dalle origini secolari, nel 1868 veniva inaugurato il Caffè Poliziano. Ai tempi la cittadina contava su di una popolazione di poco inferiore ai 13.000 abitanti e da pochi anni era stata inaugurata la stazione ferroviaria (1844). Le attività economiche principali erano legate alla produzione e alla trasformazione di prodotti agricoli.

 

Eppure il nuovo caffè, dagli arredi preziosi, si impose subito all’attenzione della borghesia indigena per la signorilità del servizio e l’ottima qualità dei prodotti, divenendo il “salotto buono” della città. Il primo importante intervento di modifica strutturale ai locali avvenne intorno ai primi anni del Novecento quando l’allora proprietario decise di caratterizzare in maniera decisa l’esercizio seguendo i dettami della tendenza artistico - architettonica del momento: lo stile liberty. Le caratteristiche proprie del  nuovo design, come ad esempio la forte ispirazione ai simboli della natura, vengono riprodotte nelle sale del caffè che assume ben presto l’aspetto di un locale alla moda.

 

Del resto il “Poliziano”, che aveva preso il nome dall’illustre concittadino Angelo forse il maggior poeta italiano del secolo XV, si è sempre distinto per la capacità di mostrarsi al passo con i tempi. Intorno al 1920 si trasformò in “caffè chantant” e, all’indomani dell’affermazione della settima arte, divenne “cinema varietà”. Le ampie stanze, dove piccoli salotti provvisti di poltroncine e divani si alternano ai tavolini in legno chiaro, accolgono alle pareti le molteplici testimonianze dei tanti illustri personaggi che hanno frequentato l’esercizio, intervallate a grandi specchi ornati da cornici dorate, mentre il grande bancone in legno chiaro attraversa per intero la sala principale. Di grande fascino le luci diffuse dai numerosi lampadari a muro che riescono a creare un’atmosfera di intima luminosità. Però la vera attrazione della struttura consiste nell’ampio terrazzo che si affaccia sulla Valdichiana, offrendo all’avventore uno spettacolo di rara bellezza. Il Caffè è stato meta di numerosi intellettuali e artisti soprattutto indigeni. Dai “maledetti toscani” della cultura nazionale del Novecento, Giuseppe Prezzolini (in verità nato, “per caso”come soleva dire, a Perugia, ma toscano d’adozione) e Curzio Malaparte, al primo Nobel italiano (1906) il poeta Giosuè Carducci nativo di Lucca, al siciliano Luigi Pirandello, anche lui Premio Nobel per la letteratura nel 1934, al grande tenore fiorentino Mario Del Monaco. Un affetto particolare ha dimostrato per questo esercizio Federico Fellini, genio malinconico e visionario, che trovò nel cinema il mezzo di espressione più adatto al suo talento.

 

L’accurata selezione dei vini locali è sempre stato uno dei punti di forza dell’esercizio, insieme all’assortimento  di tea e tisane, mentre i più avanti negli anni ricordano le tazze colme di cioccolata calda sorbite di fronte alla grande vetrata che, nella sala da tea,  si apriva sul panorama valligiano durante i freddi  inverni innevati di una volta. Oggi si segnalano gli ottimi “bomboloni alla crema”. Nel periodo seguente al boom economico, in particolare intorno agli anni ‘70, il prestigio del locale venne scemando, fino all’inevitabile chiusura avvenuta nel 1990. Gli attuali proprietari, Marisa Bernini e Claudio Borgoni, entrambi reduci da esperienze di spettacolo, hanno rilevato i locali due anni dopo, ricostruendo il caffè secondo i canoni dell’Art Nouveau, come ai tempi del suo massimo splendore, e caratterizzandone l’attività con numerose iniziative culturali e artistiche. La splendida terrazza è ancora lì in attesa di nuovi avventori in cerca di grandi orizzonti. 

 

 

                                                                   Stelvio Catena

 

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