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A Pisa, nei pressi della prestigiosa università, sulla riva destra dell’Arno, sorge uno dei locali più antichi e prestigiosi d’Italia. Nei vani al pianterreno di un edificio fra quelli di maggior pregio della città, il quattrocentesco Palazzo Agostini, apriva i battenti il 1° febbraio del 1775 un caffè che nel tempo si è conquistato una fama difficilmente eguagliabile.
John Ruskin, il critico d’arte inglese che segnò con i suoi studi l’epoca vittoriana, lo considerava uno degli esempi migliori dell’architettura di cui si faceva alfiere, quel tardo gotico che tanta fortuna ebbe nella prima metà dell’Ottocento. Il palazzo denominato Agostini, era situato in pieno centro a Pisa in riva all’Arno e dominava la strada prospiciente grazie all’ampia facciata quattrocentesca decorata in cotto rosso con elementi fitomorfi e antropomorfi, uniti a simboli araldici. Al piano terreno dello splendido edificio, dall’ultimo quarto del settecento era aperto un caffè. La denominazione dell’Ussaro appare per la prima volta in un contratto di affitto datato 1° settembre 1775 con le generalità dell’affittuario e gestore del locale tale Carlo Pellizzoni da Parma. L’origine del nome è controversa, per alcuni mutua l’omonima insegna di una vicina locanda dove si dice furono ospitati Goldoni, Casanova e lo stesso Ruskin, altri, invece, lo fanno derivare, in epoca napoleonica, dal corpo militare di origine ungherese (Huszar in magiaro significa “esploratore"). La posizione centrale, le caratteristiche architettoniche, la qualità del servizio ne fecero ben presto il centro intellettuale della cittadina che deve all’Università il posto di preminenza che occupa attualmente nel panorama delle patrie lettere. E proprio artisti, scrittori e poeti ne decretarono la fortuna nel tempo. Era il 1839 quando le sue stanze ospitarono il primo Congresso Italiano degli Scienziati, poi innumerevoli furono le personalità che si avvicendarono ai tavoli del Caffè dell’Ussaro. Da Filippo Mazzei, ideatore del più originale e meritevole degli emendamenti della costituzione americana quello che indica nella “ricerca della felicità” un fine primario dell’attività umana, a Giuseppe Giusti, che lo citò nelle sue Memorie di Pisa, dal patriota mazziniano Francesco Domenico Guerrazzi, al romanziere Renato Fucini. Furono assidui e prestigiosi clienti anche Giosuè Carducci, primo premio Nobel italiano, Alessandro D’Ancona, direttore del quotidiano toscano “La Nazione” e della Scuola Normale, Filippo Tommaso Marinetti, Mario Tobino, Ezra Pound, Mario Praz, è praticamente infinita la schiera di personaggi della cultura di un po’ tutto il mondo che hanno sostato almeno per un aperitivo nello storico caffè. Per anni è stato il cenacolo privilegiato di studenti e professori dell’ateneo pisano dalle idee progressiste, che con la scusa di una partita a carte o a biliardo scambiavano opinioni e commenti intorno alle vicende politiche nazionali e internazionali. Alla fine dell’Ottocento subì una prima importante ristrutturazione per venire trasformato in cafè-chantant alla moda francese. Pressappoco nello stesso periodo, con esattezza il 15 febbraio 1905, sul retro del palazzo prendeva il via una delle più antiche sale cinematografiche italiane, il cinema Lumière, ancora in attività. Gravi danni subì negli anni della seconda guerra mondiale, ma ripresa l’attività ritornò in breve tempo ad essere il centro di una serie di iniziative culturali importanti che lo videro ospitare personaggi del calibro della soprano Renata Tebaldi oppure dello storico dell’arte Enzo Carli. L’arredo curato, con i tavolini in marmo venato rosato e i divanetti o le sedie thonet in velluto rosso, il grande bancone in legno massiccio con anch’esso il piano in marmo, le pareti color panna con appese riproduzioni di vari pittori e ritagli di articoli riguardanti il locale, mantengono viva l’atmosfera raccolta e intimista, anche grazie alle diverse salette in cui si articola il suo tortuoso perimetro. Da giovani “normalisti” erano soliti frequentarlo nelle pause dello studio ben due Presidenti della Repubblica,: Giovanni Gronchi e Carlo Azeglio Ciampi e un Presidente del Consiglio: Giovanni Spadolini. Merito principale dell’attuale piacevolezza della struttura si deve agli interventi di sistemazione operati nel 1999 dall’architetto Claudio Gioia che ha riportato i locali interni alla pulizia delle forme e alla sobrietà degli arredi che lo avevano reso così popolare nel corso di oltre due secoli di storia. Oggi nelle sue stanze si riuniscono due importanti associazioni pisane: l’Accademia dell’Ussaro e i goliardi del SAVOT, che mantengono in vita i contatti con quel mondo universitario che ha considerato fin dalla nascita il caffè sui lungarni un po’ casa propria.
Stelvio Catena
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