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DAL MONDO HORECA

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Turismo, allarme di Federalberghi: nel 2008 persi 5 milioni di pernottamenti

Nei primi nove mesi del 2008 gli alberghi italiani hanno perso il 2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, con una perdita secca di quasi 5,5 milioni di pernottamenti. Il dato, emerso nella giornata di inaugurazione di Sia Guest, il salone internazionale dell'accoglienza che si tiene a Rimini, è stato commentato da Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, sponsor della fiera che vede in mostra, fino a martedì, le proposte di 700 aziende del settore. Bocca ha inquadrato il difficile momento fotografato dai dati dell’osservatorio Federalberghi. “Dai dati diramati dall’Istat - ha commentato Bocca - emerge che l'aumento dei prezzi degli alberghi italiani nello stesso periodo è stato dello 0% rispetto a un aumento del costo della vita del 3,5%. Nel dettaglio dei primi nove mesi del 2008, i clienti italiani in albergo hanno fatto registrare una frenata dello 0,7%, mentre sul fronte degli stranieri la diminuzione e' stata del 4,8%”. “Questi dati - ha aggiunto il presidente di Federalberghi - fanno giustizia di ogni facile ottimismo, delineando il quadro di una crisi che si profila assai lunga e problematica”. Il presidente Federalberghi ha però ipotizzato anche la strada lungo la quale poter risalire la china: “Per sostenere i consumi già da tempo abbiamo proposto la riduzione del prelievo fiscale sui salari, l'abolizione del limite per la detassazione degli straordinari e, al fine di sostenere direttamente il consumo turistico, un deciso investimento sullo strumento dei buoni vacanza”. “Nei prossimi mesi - ha concluso Bocca - ci faremo promotori di una grande campagna per la qualità del turismo italiano, della quale vogliamo essere protagonisti. Vogliamo che la fine di questa crisi consegni all'Italia un rinnovato primato nell’ospitalità mondiale, un primato che le spetta per storia e per impegno”.

 

Sesso, con la crisi spaghetti e vino meglio di ostriche e champagne

Gli spaghetti meglio delle ostriche. E il vino rosso meglio dello champagne. Le italiane in tempi di crisi si adattano e non rinunciano a prendere il partner per la gola con i piatti della tradizione. È quanto emerge dalla ricerca "Amore e cibo" lanciata da Meetic, sito europeo di incontri online e condotta a ottobre in 5 paesi europei intervistando oltre 5.000 persone tra i 18 e i 64 anni.
In Italia si assiste a un ritorno alla semplicità: la seduzione a tavola non si identifica a tutti i costi con cibi ricercati e sofisticati. Il classico piatto di spaghetti, meglio se conditi con le vongole veraci, viene considerato come irrinunciabile dal 50% delle italiane. Secondo le intervistate, infatti, il semplice gesto di avvolgere gli spaghetti con la forchetta o, meglio ancora, quello di dividere uno spaghetto col proprio partner, crea una grande complicità trasformandosi in un vero e proprio momento di seduzione. La tradizione si riconferma anche fra le bevande: il 66% delle donne italiane al classico e costoso champagne oggi preferisce un bicchiere di vino italiano. Insomma, un trionfo della semplicità, forse anche a causa della crisi economica: secondo l'indagine, per il primo appuntamento le donne italiane rinunciano al ristorante, preferendo invitare il partner a casa propria per cucinare una cenetta con le proprie mani.

 

Ristoranti, Fipe Confcommercio: nel centro-nord c’è anche chi chiude l’attività

''L'Umbria si conferma regione-cuscinetto: con un saldo pari a zero nella differenza tra chiusure e nuove aperture per quanto riguarda bar (17 iscrizioni e 17 cessazioni), e saldo pari a uno per quanto riguarda i ristoranti (11 iscrizioni e 10 cessazioni)''. E' questo il dato fornito dalla Fipe Confcommercio secondo l'elaborazione del centro studi; tra bar e ristoranti, 3.439 soggetti hanno rinunciato all'impresa contro 3.089 che invece si sono immessi sul mercato, creando un saldo negativo pari a 350 unita'. E' tutto il centro e il centro-nord, nel comparto dei pubblici esercizi, a soffrire maggiormente gli effetti della recessione. Secondo un'elaborazione del Centro Studi Fipe - Confcommercio su dati Infocamere, nel terzo trimestre (luglio-settembre) 2008 i saldi negativi, cioe' la differenza - spiega una nota - fra le chiusure e le nuove aperture, si sono concentrati fra Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Il Sud sembra, invece, riuscire ancora a cavarsela con l'unica eccezione della Campania il cui andamento e' allineato a quello delle regioni nordiche. ''Se non e' ancora crisi piena, di sicuro e' piena stagnazione - ha detto Romano Cardinali, presidente Fipe - Confcommercio della provincia di Perugia -. Se i dati a fine anno confermassero questa tendenza - ha aggiunto - significherebbe che siamo in piena crisi strutturale. Da tempo denunciavamo la sofferenza del settore con i cali di fatturato, di produttivita' e di redditivita'. E' il segnale di una crisi piu' profonda di quanto si possa immaginare, peggiore rispetto a quella del '93.'' Per la Fipe e' necessario rivedere gli studi di settore in considerazione degli effetti congiunturali sui redditi imponibili delle nostre imprese. ''I nostri politici locali, invece, devono applicare nuovi criteri di programmazione territoriale per evitare - ha concluso Cardinali - una liberalizzazione selvaggia e squilibrata''. Per dimostrare concretamente i rischi che processi non governati, potrebbero avere sul territorio, Confcommercio ha sottoposto alla Regione un documento che dimostra, dati alla mano, quale potrebbe essere l'impatto normativo ed economico in termini di proliferazione selvaggia di pubblici esercizi, in alcuni centri della regione, Perugia, Foligno e Terni

 

 

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