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LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

Eugene C. Eppley

Nato in America del Nord  nello Stato dell’Ohio e precisamente ad Akron, capitale statunitense della gomma per ospitare la sede della multinazionale Goodyear, e cresciuto ad Omaha in Nebraska, già in tenera età comprese che il proprio futuro sarebbe stato nell’imprenditoria alberghiera e decise di seguire con grinta e tenacia questa strada .

La vita di Eugene Eppley si svolge per intero fra l’attività di imprenditore alberghiero, forse tra i migliori della storia, e le iniziative benefiche di cui sarà instancabile promotore per l’intero arco della sua esistenza. Era nato ad Akron , Ohio, il 18 aprile del 1884. Proprio nella cittadina dello Stato del Midwest , che prende il nome dalla lingua irochese e che significa “bella terra”, Gene inizia giovanissimo la sua carriera di businessman. Siamo nel 1901 ed Eppley è appena uscito dalla Culver Academies nell’Indiana, dove ha vissuto una importante esperienza formativa ed ha costruito il proprio carattere, anche perché accanto al college era stata aperta una scuola militare. Ha soltanto 19 anni quando acquista il primo hotel, il McKinley di Canton, sempre in Ohio. Nel 1915 ha spostato il centro dei suoi interessi nel Nebraska, ad Omaha, dove fonda la compagnia Eppley Hotels. Gene si lega in modo profondo a questa terra, dove trova l’humus adatto per mettere profonde radici. La catena cresce in modo vertiginoso e nel 1956 raggiunge dimensioni  ragguardevoli: 20 strutture in sei Stati differenti. Fanno parte del gruppo alberghi assai diversi tra loro come ad esempio il William Penn Hotel di Pittsburgh, Pennsylvania, dotato di ben 1.600 camere, insieme al Tallcorn di Marshaltown, nello Iowa, con sole 123 stanze a disposizione dei clienti, ma tutti di grande livello. Una citazione a parte merita l’Hotel Fontenelle di Omaha. Fin dalla sua creazione nel 1915 si era caratterizzato per l’architettura gotica e per il lusso interno in stile inglese, con i pavimenti di marmo, le rifiniture in mogano e le pareti tutte finemente decorate. La sala da pranzo principale aveva cinque lampadari a braccia di cristallo e 500 posti a sedere. Il prestigioso architetto Thomas Rogers Kimball non aveva badato a spese nell’erigere il tempio della buona società del Nebraska. Il nome derivava dal capo indiano Logan Fontenelle, un meticcio figlio di un cacciatore di pellicce francese, che era stato tra coloro che avevano deciso di cedere al governo degli Stati Uniti 4.000.000 di acri (circa 16.000 chilometri) del territorio di proprietà dei pellerossa della tribù di Omaha, annesso nel 1854 allo Stato del Nebraska.  Allorché Eppley ne decise l’acquisto nel 1920, l’Hotel Fontenelle divenne la sede di rappresentanza della propria azienda. Il proprietario si riservò un appartamento in cui visse fino al termine della sua esperienza terrena nel 1958. Ospitò almeno due presidenti  tra i più importanti della storia americana, Harry Truman e John Fitzgerald Kennedy, per essere dismesso all’inizio degli anni settanta del Novecento e demolito nel 1990. Nel frattempo la compagnia cresceva ancora, incamerando alberghi di grande prestigio e rinomanza, era giunta al suo culmine con 22 strutture, diventando la più grande degli interi USA in mano a in singolo proprietario. Per un bizzarro gioco del destino pochi mesi prima della crisi che ne decreterà la dipartita all’età di 74 anni, Eugene Eppley aveva concluso un affare ciclopico con la Sheraton Hotels cedendo l’intera azienda alla cifra record di 30 milioni di dollari. Non si era mai sposato e non aveva avuto figli, ma aveva partecipato alla costruzione di quasi 50 associazioni benefiche, aprendo una fondazione che prese il suo nome e finanziando un centro studi medico per la lotta contro il cancro. Assunse un ruolo importante anche come mecenate,in molti hotel di sua proprietà esistevano murales e opere di altro tipo di Wood Grant, pittore nativo dello Iowa e fondatore della cosiddetta “arte regionale” in cui si faceva fautore di un legame inscindibile fra l’artista e la terra di origine, il cui manifesto pittorico è rappresentato da America Ghotic del 1930 ora di proprietà dell’Art Institut di Chicago. Nella biografia scritta da H. A. Dalstrom nel 1969, Eugene C. Eppley viene definito come “avido e altruistico, fiero e modesto, ma soprattutto umile e pietoso… Era un organizzatore, un leader, un insegnante, un combattente, un parlatore e un donatore. Tante sfaccettature hanno contribuito a tracciarne una figura eroica”.

 

  

                                                                                Stelvio Catena

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