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ATTUALITA'

Ferrero alla conquista di Cadbury

L’azienda dolciaria di Alba (CN), insieme alla statunitense Hersey, tentano la scalata all’industria britannica Cadbury, una delle più importanti attualmente sul mercato, per contrastare l’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) lanciata dalla multinazionale americana Kraft. Prosegue così il processo di concentrazione internazionale dei mercati che vede assottigliarsi gli operatori di dimensioni ridotte, anche se con marchi prestigiosi, in favore del continuo sviluppo dei grandi operatori, sempre di meno e sempre più grandi.  


La presenza fra i compratori di un’industria italiana, e di grande prestigio quale la Ferrero, non deve farci dimenticare il segno negativo che accompagna l’incorporazione di aziende di dimensioni più contenute da parte dei colossi presenti sui vari mercati. In questo caso l’oggetto del contendere è Cadbury, società inglese attiva nei mercati dolciari, proprietaria di alcuni importanti brands diffusi in tutto il mondo. Il chewing gum Trident oppure la caramelle Halls sono fra i marchi in possesso dell’azienda di Birmingham, affiancati al cioccolato che prende il nome dal fondatore della compagnia, quel John Cadbury che nel 1824 aprì un negozio di dolciumi in pieno centro città. Oggi il fatturato aziendale raggiunge i 5,4 miliardi di sterline e, nonostante la necessità di alcuni interventi di razionalizzazione, il management della società britannica dichiara di non avere necessità di vendere. Di fatto, però, la multinazionale made in USA, Kraft (oltre 38 miliardi di dollari di fatturato e più di 100.000 dipendenti, seconda industria alimentare del mondo dopo l’elvetica Nestlè) ha offerto 16,8 miliardi di dollari (9,8 miliardi di sterline) per acquisire il pacchetto di maggioranza di Cadbury. I dirigenti di Northfield (Illinois) intendono aumentare la penetrazione e la presenza nel mercato dolciario, dove già operano con prodotti a marchio Milka, Côte D’Or e Toblerone, in particolare europeo andando ad occupare in maniera adeguata il comparto degli zuccheri attraverso l’acquisizione di una serie di referenze già di larga diffusione. Se alla proposta messa in essere in questi giorni si aggiunge l’acquisto, avvenuto alla fine del 2007, dell’intero segmento dei biscotti del gruppo francese Danone (comprendente anche il brand italiano Saiwa) si comprende come l’obiettivo principale di Kraft sia quello di veder completato un pacchetto di offerta in grado di coprire l’intero comparto dolciario. L’iniziativa del colosso americano ha allarmato gli altri operatori che hanno subito messo in piedi una proposta alternativa. Infatti insieme ad un’altra importante azienda statunitense, Hershey (4 miliardi di dollari di fatturato nel 2008 e 13.700 dipendenti), è scesa in campo la nostra Ferrero. L’azienda di Alba, quarta al mondo nel comparto del cioccolato (6.124 milioni di euro fatturati nell’anno passato, 14 stabilimenti operativi e 21.600 dipendenti), sembra essere stata sollecitata da David West, Amministratore Delegato della compagnia della Pennsylvania, per concordare insieme un’offerta in grado di sbaragliare quella avanzata dai connazionali. Per entrambi sarebbe, in effetti, un buon affare: gli statunitensi aprirebbero un nuovo grande, anche se maturo, mercato come quello europeo ai propri prodotti venduti attualmente per l’85,0% all’interno dei confini nazionali, mentre l’industria indigena potrebbe accedere con un biglietto di tutto rispetto nel novero delle imprese operanti nel mercato globale, oltre a rafforzare la propria presenza nel settore di competenza. Tutto sommato un’opzione, quest’ultima, che non dovrebbe dispiacere neanche ai sudditi di Sua Maestà, dal momento che, secondo i calcoli degli esperti di Nomura (compagnia finanziaria giapponese che ha di recente rilevato le attività di Lehman Brothers in Europa), permetterebbe loro di ottimizzare gli asset aziendali producendo risparmi per 590 milioni di dollari. Insomma una soluzione che potrebbe essere gradita a tutti e che limiterebbe in qualche modo il dominio delle grandi multinazionali, il cui numero tende a restringersi mentre, al contempo, il potere ad aumentare, con rischi concreti per quella autonomia di scambio che è alla base del libero mercato.

 

 

 

 

                                                     Stelvio Catena

 

 

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