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SUCCESSE...AL RISTORANTE

Fotografare la mafia

Restiamo in Sicilia per ricordare l’incontro tra uno degli intellettuali siciliani di maggior spessore, Enzo Sellerio fotografo ed editore di grande talento, e un personaggio legato all’onorata società Genco Russo che viene considerato uno dei più importanti capimafia del secondo dopoguerra, avvenuto in un ristorante di Palermo intorno alla metà degli anni quaranta.

 

Il ristorante “Conca d’Oro”, al centro di Palermo, non esiste più. O meglio non esiste più con quel nome. Per un bizzarro scherzo del destino ha assunto prima la denominazione di “Cà d’Oro” poi “Canal Grande” pur non trovandosi ai bordi della laguna veneta. Alla metà degli anni sessanta era un locale di moda e spesso vi si tenevano banchetti per occasioni importanti. I piatti di mare, a base di pesce, avevano il sopravvento sulle altre pietanze e la loro qualità, unita ad un ambiente accogliente e curato nei dettagli , decretavano il successo dell’esercizio.  Era il 1966 e, in occasione della festa di laurea di un amico, il fotografo e futuro editore isolano, Enzo Sellerio si trovò di fianco a Genco Russo lontano parente del festeggiato. L’anziano capomafia, all’epoca aveva 73 anni, sedeva a capotavola. Il vecchio appariva ancora in buona salute, un poco sovrappeso,  i baffetti erano appena accennati, alla Clark Gable, le mani grandi, callose. “Mi colpirono le sue unghie perché ricordo ancora – afferma il suo vicino di posto, appunto Enzo Sellerio – che non mi sembrarono molto pulite”.  Giuseppe Genco Russo era nato e vissuto a Mussomeli  dove aveva assunto la guida della cosca locale. Era stato un “uomo d’onore” di grande prestigio, tanto da assumere il controllo dell’intera organizzazione una volta venuta meno la guida di Calogero Vizzini nel 1954. La sua mafia stava andando ormai alla deriva. I nuovi boss irridevano sempre più spesso il vecchio codice di comportamento, che imponeva una serie di atteggiamenti giudicati arcaici e ormai obsoleti. I vecchi, dal canto loro, mal si adattavano alle nuove regole e preferivano mettersi in disparte. Non che fossero teneri, erano persone che avevano fatto del sopruso e dell’omicidio una pratica di vita, ma si rivelavano ancora legati a un concetto della società medioevale e latifondista. Sellerio apprendeva un modo di essere siciliano a lui sconosciuto. Russo parlava sovente in versi e sentenziava mentre il resto della comitiva, tutti paesani del boss, ascoltava in silenzio, come fosse abituata a quel dissertare poetico. Enzo ricorda quel giorno come una tappa importante della sua formazione: “Per me, invece, quello  fu un pranzo indimenticabile, un pranzo, diciamo così, antropologico”. Sarebbero passati soltanto tre anni quando, spinto da due cari amici, Leonardo Sciascia e Antonio Buttitta, avrebbe costruito una delle realtà intellettuali e imprenditoriali di maggior successo dell’isola mediterranea, avviando il lavoro dell’omonima casa editrice. Palermitano puro sangue, nato nel capoluogo nel 1924, dopo un periodo di studi giuridici lasciò l’avvocatura per la passione per la fotografia. La passione si trasformò in lavoro ben presto e la documentazione di alcuni dei fatti di maggiore importanza accaduti in Sicilia vennero immortalati dalla sua macchinetta. Scoprì, accanto al valore documentario, anche il lato artistico della camera oscura e compose delle foto che possono definirsi opere d’arte a tutti gli effetti. La sensibilità e l’impegno che metteva nel suo lavoro lo misero in contatto con le menti più illuminate dell’isola con cui allacciò nel tempo solidi rapporti di amicizia. Lui la mafia l’aveva anche fotografata, nel 1956, riprendendo i reclusi in manette che, catturati nelle zone interne, uscivano dalla Stazione Centrale di Palermo per essere condotti all’Ucciardone. Le Edizioni Sellerio ancor oggi, nonostante il successo nazionale e addirittura internazionale di alcuni suoi autori (uno per tutti il celeberrimo Andrea Camilleri creatore del Commissario Montalbano), portano grande attenzione alle risorse di questa incantevole regione che è la Sicilia, una terra meravigliosa gravata ancora da una terribile malattia del corpo sociale chiamata mafia.

 

 

 

                                                                    Stelvio Catena

 

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