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Negli anni della Resistenza al nazifascismo i Gap (Gruppi di Azione Patriottica) rappresentarono una vera e propria spina nel fianco delle truppe di occupazione tedesche e dei militi della Repubblica di Salò. Operavano, spesso in assoluta solitudine, all’interno delle aree urbane e compivano attentati intesi a infondere insicurezza e paura presso i nemici.
La sera del 4 novembre 1943 a Bologna tira un vento secco e fastidioso. Tre uomini sostano in via Ugo Bassi all’angolo con via Calcavinazzi in pieno centro città dove a breve distanza, esattamente al n° 2, è attivo il ristorante “Il Fagiano”. Si chiamano Vittorio Gombi (nome di battaglia Libero), Libero Baldi e Libero Romagnoli. In pratica tre Libero e non era un caso. Tutti e tre, infatti, fanno parte dei GAP che sono stati da poco costituiti nel capoluogo emiliano da parte delle organizzazioni partigiane. Dopo l’8 settembre e la dissoluzione dell’esercito italiano, i partiti antifascisti clandestini tentano di organizzare una forza militare che si opponga all’invasore nazifascista e possa tenere alto l’orgoglio nazionale, riscattando il popolo italiano e dando vita a un vasto e articolato movimento di opposizione concreta alle forze di Mussolini. Molte formazioni si erano date alla macchia, impostando la lotta di resistenza nelle zone di montagna dove era più difficile da parte degli avversari contrastarne l’azione, altri operavano in città a diretto contatto con il nemico. I gappisti dovevano fare estrema attenzione, diffidare di tutti, simulare un’esistenza normale o addirittura scomparire dalla vita civile, passando da un nascondiglio ad un altro, sempre in allarme per un fermo oppure l’arresto da parte della polizia politica. Era difficile resistere alle torture se qualcuno dei compagni veniva preso oppure rifiutare in tempi di guerra i denari promessi per una spiata, e si stava sempre in bilico tra un presente fatto di tensione e di sospetti e un possibile futuro, quando andava bene, da deportati nei lager. I tre attendono in silenzio che venga effettuata la prima azione concreta del nucleo bolognese dei GAP. “Il Fagiano” è un ristorante aperto pochi anni prima, esattamente nel 1940 in pieno conflitto, specializzato in cucina mediterranea e in quella emiliana, dall’arredamento elegante e confortevole, a due passi da Piazza Maggiore e dalle Due Torri. È frequentato spesso da ufficiali tedeschi che non disdegnano la buona cucina e i vini d’annata. Le carni rappresentano il pasto più gradito, e più costoso, visti i tempi. I gappisti sono giunti di fronte al ristorante dopo aver preso in seria considerazione l’eventualità di compiere l’azione contro un bar, anch’esso centrale, pieno di soldati nemici, ma hanno desistito per evitare di coinvolgere qualcuno dei troppi civili presenti nell’operazione. Quando il gruppo di nazisti diventa sufficientemente nutrito uno dei tre toglie la spoletta della bomba a mano e scaglia l’ordigno all’entrata del locale. Appurato che l’obiettivo è stato raggiunto i tre Libero si disperdono velocemente in direzioni diverse. Il giorno seguente apprendono dal giornale di aver gravemente ferito tre “crucchi” e in maniera più lieve alcuni altri. Le responsabilità sono addossate in massima parte alla polizia fascista italiana che non sembra in grado di fornire sufficiente sicurezza alle truppe a lei alleate. Comunque, per scoraggiare il ripetersi di eventi del genere, viene messa una taglia sulle teste degli attentatori di 50.000 lire (da ricordare come nel periodo in esame lo stipendio mensile di un operaio ammontava a 1.000 lire). Bologna venne liberata dalle forze anglo-americane il 21 aprile del 1945. Oggi se andiamo al ristorante “Il Fagiano” troviamo ancora la cucina mediterranea e le specialità emiliane come piatti forti dell’offerta, anche se, passata la guerra da oltre mezzo secolo, il menu comprende anche portate di pesce, le pizze e un ricco carrello di dolci. I posti a disposizione sono 100 all’interno e 40 fuori dal locale, si accettano tutte le carte di credito ed i buoni pasto, c’è l’aria condizionata e un pasto medio si aggira intorno ai 40 euro (vini esclusi). Nessun accenno all’attentato che lo vide protagonista 65 anni fa. Si preferisce, forse, dimenticare.
Stelvio Catena |
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