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Da quando venne inaugurato, agli inizi del secolo scorso, il Gran Caffè Margherita di Viareggio deve considerarsi uno dei luoghi simboli della cittadina di mare toscana. Situato fra il porto e la splendida passeggiata del lungomare, divenne ben presto, grazie allo stile tutto particolare dove si mescolava sapientemente il tardo decò con forme orientaleggianti, uno dei centri mondani più frequentati e famosi della Versilia. Ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, mantiene intatti il suo fascino e il suo charme.
Situata nel portico prospiciente l’ingresso al locale fa bella mostra di se una statua in bronzo a grandezza naturale di Giacomo Puccini, adagiato su una comoda sedia, proprio in quello che sembra essere stato il suo posto preferito. Veniva spesso il genio musicale lucchese dalla vicina Torre del Lago a bersi un liquorino nel monumentale caffè, magari insieme agli amici di sempre con cui scambiare quattro chiacchiere in tranquillità, con il profumo del mare e il sottofondo delle onde che si adagiavano sul bagnasciuga. Di sicuro si ricordano il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini, con cui il maestro ebbe sempre un tormentato rapporto come d’obbligo fra due “prime donne”, il compositore Umberto Giordano, creatore dell’Andrea Chenier, una delle opere ancor oggi più rappresentata nei teatri di tutto il mondo, Guglielmo Marconi, inventore di un sistema di telegrafia senza fili che aprì la strada a radio, televisori e così via. Il Gran Caffè Margherita, dal nome della sposa di Re Umberto I di Savoia e Regina d’Italia, venne alla luce nel 1902, quando sorsero sulla passeggiata del lungomare viareggino una serie di padiglioni lignei in cui venivano ospitati negozi, ristoranti, boutique, caffè, locali di divertimento inaugurati in coincidenza dell’apertura al traffico cittadino proprio del vasto Viale Regina Margherita. I regnanti indigeni erano soliti frequentare il centro urbano della Versilia poiché risiedevano nel periodo estivo nella vicina tenuta di San Rossore. Un drammatico incendio distrusse nel 1917 l’intero complesso di costruzioni. Alla sua riedificazione questa volta in solida muratura, anche a ragione del successo che negli anni era riuscito ad ottenere come raffinato locale alla moda, vennero nominati l’ingegner Alfredo Belluomini e il pittore Galileo Ghini. Questi decisero di caratterizzare l’edificio in pieno stile tardo liberty, che in quegli anni (1928) riscuoteva un notevole successo, con influssi orientaleggianti, sul tipo dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, rappresentati dalle cupole poste all’ingresso dell’edificio caratteristiche dell’architettura moresca. La struttura in origine doveva fungere anche da stabilimento balneare, tanto che la galleria coperta, ora adibita a ristorante, collegava la passeggiata direttamente con spiaggia e ai lati erano state previste aree destinate a spogliatoi e relativi servizi, ma questa parte non venne mai ultimata. I proprietari decisero di farne un esclusivo caffè, destinato ad accogliere il fior fiore dell’agiata borghesia vacanziera. In molti si ricordano ancora il pregevole arredo interno, anch’esso in apprezzabile stile decò in legno scuro massello e i grandi lampadari, oggi sostituiti da una serie di mobili moderni, mentre sono ancora quelle originali le splendide decorazioni delle ampie sale di accoglienza e i preziosi ornamenti dei soffitti. Oltre ai reali ed agli amici di Giacomo Puccini, ai suoi tavoli si potevano incontrare: lo sceneggiatore ed autore di piéce teatrali Sem Benelli, reso celebre dalle varie trasposizioni in palcoscenico e cinematografiche della tragedia La cena delle beffe (di cui ricordiamo un’indimenticabile interpretazione nel film del 1941 di Alessandro Blasetti del grande Amedeo Nazzari), D’Annunzio insieme alla Duse, immancabili frequentatori di locali di prestigio e alla moda a cavallo dei secoli XIX e XX, quando trascorrevano gran parte della bella stagione nella villa del vicino Parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta. Attualmente offre servizi di bar nell’ampia terrazza e nel comodo giardino, di pizzeria e di ristorante, le cui specialità sono, ça va sans dire, rappresentate dai numerosi piatti di pesce cucinati alla “viareggina”. Nonostante gli oltre ottanta anni trascorsi dalla sua apertura, il Gran Caffè Margherita mantiene intatto il fascino della riviera toscana, e ancora oggi si è in grado di passare ai suoi tavoli una serata piacevole con le specialità enogastronomiche della Versilia e fare un piccolo tuffo nel passato fra paillette e rasi dai colori pastello.
Stelvio Catena
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