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CAFFÈ LETTERARI

Gran Caffè Schenardi

Nel cuore della Tuscia in pieno centro storico  di Viterbo a pochi metri dalla Piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai viterbesi come Piazza del Comune, esattamente in Corso Italia 11/13 ha sede fin dal 1818 il Gran Caffè Schenardi il più antico e famoso caffè della cittadina laziale. Un locale che conserva intatte il fascino e l’atmosfera di quasi due secoli di “travagliata” vita. 

 

Nella seconda metà del secolo XV in una delle strade più importanti del centro storico di Viterbo sorgeva un imponente palazzo destinato ad accogliere la famiglia di Girolamo da Carbognano segretario comunale cittadino dal 1489 al 1493. La prestigiosa dimora passò attraverso illustri famiglie, nel cinquecento fu sede del fondaco dei Chigi, fino al 1798 quando venne acquistata dal romano Giuseppe Cassani che la trasformò in Albergo Reale. È però Raffaele Schenardi nel 1818, dopo aver ottenuto la proprietà della struttura di accoglienza, ad arricchirla con un locale che stava diventando sempre più di moda: il caffè. Nasceva così il Gran Caffè Schenardi che si caratterizza da subito per la comodità e la raffinatezza dei locali, per la cortesia del personale, per la qualità del servizio. Inoltre, cosa non del tutto trascurabile, anche per una certa convenienza economica dal momento che nel 1851 una minestra, un piatto di carne lessata, contorni, pane, frutta e vino venivano a costare soltanto 13 baiocchi. Dal 1848, in pieni moti risorgimentali e antiassolutistici, vi si installa “Il Circolo Popolare di Viterbo” composto da una nutrita serie di borghesi che intendono incontrarsi e scambiarsi letture e impressioni intorno alle vicende politiche del paese. Il fatto mette in allarme le autorità di polizia dello Stato della Chiesa che decidono di tenere sotto controllo i frequentatori dell’affollato caffè. La chiusura è fissata dai tutori dell’ordine alla mezzanotte e non si contano le “incursioni” degli stessi per verificare che all’interno del locale si svolgano esclusivamente attività lecite e non sovversive. Nel 1855 l’aspetto della struttura cambia radicalmente per intervento dell’architetto romano Virgilio Vespignani che ne disegna gli spazi come ancora oggi possiamo ammirarli. L’ampio e vasto corridoio centrale viene diviso in due navate da una fila di otto colonne, mentre i muri sono decorati con stucchi dorati e grandi specchiere, inoltre si alternano alle pareti nicchie che ospitano statue fatte venire appositamente da Parigi. Vi si riesce anche ad installare un ampio giardino d’inverno con il soffitto in vetri colorati. Un avveniristico sistema d’illuminazione a gas offriva ai clienti un effetto scenografico di grande suggestione. Il pubblico apprezza oltre all’amenità dell’ambiente anche la superba qualità dei prodotti: dalla pasticceria al gelato (ogni anno si ospitava il celebre gelatiere napoletano Ciro Caivano), dalla bottiglieria alle caratteristiche carote viterbesi imbevute in un particolare bagno aromatico. Il locale fu meta di numerosi personaggi di rilievo. Gregorio XVI in visita pastorale a Viterbo nel 1841 venne accolto da un sontuoso banchetto preparato dallo Schenardi, vi sostò nel 1890 il Principe di Napoli Vittorio Emanuele III, futuro re d’Italia, per il quale fu allestito un menu di cui ancor oggi si tramandano le portate: ostriche, zuppa, pesce, filetto di bue, galatina, asparagi, punch spongato (gelato di sorbetto), piccioni, insalata alla russa, gelato, frutta, gateau, dessert. Il tutto annaffiato da Capri, Bordeaux e l’immancabile Champagne. Sedettero ai suoi tavoli Orson Welles mentre lavorava all’Otello, Alberto Sordi e Federico Fellini durante le riprese de I Vitelloni, gli scrittori Orio Vergani e Bonaventura Tecchi, Benito Mussolini, Gustavo Adolfo sovrano svedese insieme alla principessa Margherita. Nonostante sia sempre rimasto il luogo di aggregazione privilegiato della cittadina laziale subì, come spesso accade, un lento ma continuo degrado che culminò nella trasformazione dell’esercizio in un punto Mc Donald’s. Quando la proprietà passa a Primo Pannaccia, questi decide di ricreare l’antica atmosfera e ristruttura completamente  gli ambienti  sulla falsariga del progetto di metà Ottocento. Il 28 luglio 2004 il nuovo, o forse sarebbe il caso di dire “vecchio”, caffè riapre i battenti per rinnovare ai fasti di un tempo. Il 31 dicembre 1980 il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali interviene dichiarando con un decreto in cui si definisce il Gran Caffè Schenardi di particolare interesse storico – artistico.

 

 

                                                                                    Stelvio Catena

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