spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Rubriche » Dettaglio Articolo

CAFFÈ LETTERARI

Il caffè Pedrocchi di Padova

Dal 1831 è il centro pulsante della cittadina veneta. Le sue grandi sale, in cui si riunivano i notabili cittadini per appoggiare il nascente Stato nazionale durante gli anni del Risorgimento,  continuano a accogliere manifestazioni culturali, spettacoli, presentazioni di libri.

Nonostante i 77 caffè esistenti nella città di Padova che ai primi dell’ottocento contava intorno ai 35.000 abitanti, Antonio Pedrocchi decise di aprirne uno a proprio nome in pieno centro cittadino.
L’imprenditore aveva un fiuto notevole per gli affari, dal momento che nelle immediate vicinanze del locale stazionavano: il Comune, il Liceo – Ginnasio, due mercati, la stazione di sosta delle diligenze. L’architetto Jappelli aveva avuto un preciso mandato dal proprietario, la costruzione doveva essere di chiaro stampo neoclassico, con tanto di colonne e pronao. L’idea originaria era quella di farne non solo il salotto buona della città, ma anche un attivo centro di affari e un piacevole rifugio per gli studenti. Così il 13 luglio 1831 s’inaugurava il Gran Caffè Pedrocchi, provvisto di un ampio spazio destinato al bar, una sala della borsa per gli scambi commerciali e una sala di biliardo.

Ben presto per gli abitanti di Padova divenne “il caffè senza porte” dal momento che il proprietario decise di lasciarlo aperto per l’intero arco della giornata, tradizione rispettata fino al 1916. Cortesia e gentilezza divennero i tratti distintivi della gestione Pedrocchi.
Si poteva sostare tranquillamente nelle sale per leggere il giornale, chiedere un bicchiere d’acqua fresca, addirittura prendere in prestito un ombrello se fuori pioveva e se ne era sprovvisti, senza necessità di ordinare una consumazione. Alcuni anni dopo venivano aperte al pubblico anche le sale del piano superiore che diventeranno caratteristica specifica del locale. Fu centro dei moti risorgimentali, tanto che ancora oggi è visibile e ben conservato, sul muro di quella che era definita “sala verde”, il foro di un proiettile esploso dalla pistola di un poliziotto austriaco contro un patriota in fuga. Domenico Cappellato, nipote del fondatore, gli succedeva nel 1852, quando questi venne a mancare. Il giovane si mise subito al passo coi tempi e nel 1857 divenne il primo caffè di Padova illuminato con lampade a gas anziché a candele.
Gli anni che precedono il nuovo secolo vedono svolgersi nel prestigioso caffè feste, balli, incontri di lettura. Aveva sede nelle sue sale la “Società del Casino Pedrocchi” che riuniva nobiltà e alta borghesia cittadina. Il testamento di Cappellato lasciò ai concittadini, nella persona giuridica dell’ente comunale, la proprietà del caffè nel 1891.
La decisione per diversi anni non fu favorevole alla conservazione e alla crescita della fama del locale che, a causa di diversi interventi architettonici inopportuni, perse le sue caratteristiche iniziali, gli arredi e la mobilia originali. Solo nel 1970 furono decisi dall’Amministrazione Comunale, in accordo con la Sovrintendenza ai monumenti, una serie di ristrutturazioni che portarono l’edificio alla sistemazione iniziale con grande sollievo dei padovani e dei numerosi turisti che continuano da più di un secolo a frequentarlo.

A proposito di clienti, il raffinato caffè può vantare tra i suoi ospiti nomi assai illustri: a proposito di protagonisti del Risorgimento italiano Ippolito Nievo, che oltre alla città, Padova, condivideva con il caffè anche l’anno di nascita, il 1831 e Edmondo De Amicis; i romanzieri francesi Teophile Gautier che nel suo Viaggio in Italia ne offre una splendida descrizione, Stendhal, Alfred De Musset, Gorge Sand, Paul Valery; gli italiani Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Filippo Tommaso Martinetti. Stendhal amava in maniera particolare lo zabaione, tanto da citarlo nelle sue opere, e definì il Pedrocchi come “le meilleurs cafè d’Italie”, l’unico, a suo avviso, a reggere il confronto con quelli parigini. Negli ultimi anni in linea coi tempi, il Pedrocchi offre a pranzo un menu culinario contenuto nella scelta ma di notevole qualità.
Spiccano tra le proposte dello chef: il prosciutto di Montagnana con mozzarelle di bufala, le rinomate tagliatelle al caffè con salsa di gamberoni, le cotolette d’agnello al mandarino e caffè e, per chiudere, l’imperdibile zabaione Stendhal.

Non può considerarsi un locale economico, ma la cura nella conservazione dell’antico splendore e la tensione verso il nuovo nel rispetto della tradizione, ne fanno ancora un’esperienza da vivere con rinnovato piacere e una punta di nostalgia.

                                                                                  STELVIO CATENA

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità