La posta in gioco era molto alta, l’affermazione del made in Italy e il mantenimento di adeguati rapporti commerciali con un paese straniero, di notevole importanza quindi la vittoria riportata dalla Ferrero nella causa per contraffazione che la vedeva contrapposta alla russa Landrin
E’ stata dura, ma anche stavolta, la Ferrero ha vinto la sua battaglia legale.
Era già capitato in passato quando, i Tresor Dorè imitazione cinese, sia ben chiaro, imitazione solo nell’aspetto e nella confezione non nel gusto dei famosi Ferrero Rocher dell’azienda di Alba, agli inizi di aprile 2008 furono dichiarati “fuorilegge”da una sentenza della Corte Suprema di Pechino.
Questa volta l’imitazione non era di origine cinese ma russa. Infatti è stata la Landrin di San Pietroburgo, antico marchio di pasticceria russa rilevato poi da una multinazionale a proporre, un “tarocco” bello e buono del Raffaello, la pralina bianca di casa Ferrero.
La multinazionale italiana aveva lanciato sul mercato russo il Raffaello nel 1995, ma nel 2007 l’azienda russa ha iniziato la produzione di una pralina molto simile a quella della Ferrero che poi commercializzava in Russia, in Ucraina, in Lettonia, in Lituania e in Georgia con il nome di Waferatto.
La Corte di Appello Arbitrale di Mosca il primo settembre scorso ha dato ragione alla multinazionale di Alba, riconoscendo che la pralina bianca della società russa, altro non era che una contraffazione del Raffaello. Questa decisione che arriva dopo varie vicende, ricordiamo infatti che ad aprile la controversia sembrava già chiusa quando la Corte Suprema d'Arbitrato russa si era pronunciata in favore della Ferrero, ma successivamente la Landrin si era rivolta ad un tribunale di Mosca che gli aveva dato ragione, mette definitivamente fine a questa lunga querelle giudiziaria.
Un ruolo importante nella partita giocata in Russia hanno avuto le autorità italiane, l’Ambasciata italiana a Mosca e il Ministro per le Attività Produttive Scajola.
Grossa soddisfazione esprimono naturalmente i vertici Ferrero anche in virtù dell’attività svolta dalle autorità russe che sono state molto impegnate, sia nel garantire alla Ferrero la difesa del suo diritto di proprietà industriale, sia nel mantenere inalterato l’equilibrio di rapporti commerciali che esiste tra il nostro e il loro Paese.
«Questa sentenza ci conforta – hanno dichiarato Pietro e Giovanni Ferrero – nella bontà della nostra decisione di avere investito nella costruzione del nuovo stabilimento Ferrero a Vladimir, a 150 km a est di Mosca, e nella fiducia che riponiamo sullo sviluppo futuro del mercato russo e delle regole che lo sostengono»
Parole importanti e cariche di significato anche alla luce delle future battaglie legali che il gruppo si troverà ad affrontare in particolare in Turchia dove sono aperti numerosissimi contenziosi per la presenza nel Paese di un gran numero di contraffazioni.
Pasquale Mastropasqua |