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Un giorno del 1919 Frank Case offrì gratuitamente ad un gruppo di scrittori e giornalisti riunitisi nel ristorante dell’albergo dove occupava la posizione di manager, l’Algonquin Hotel, dei panini accompagnati da olive e gambi di sedano in pinzimonio. I commensali tornarono il giorno successivo allo stesso tavolo e trovarono il medesimo trattamento, e così ancora ventiquattro ore dopo. Frank acquistò, poi, l’albergo e creò la “Tavola rotonda dell’Algonquin”, uno dei cenacoli letterari più famosi e autorevoli degli Stati Uniti.
In principio erano tutti giovani talenti con grandi capacità, tante idee, ma pochi dollari in tasca. Si erano riuniti per bere qualcosa nella sala ristorante di un albergo sulla Quarantaquattresima Ovest, tra la Quinta e la Sesta strada, l’Algorquin Hotel, in quella tumultuosa e affascinante metropoli che era New York intorno agli anni Venti del Novecento. Era sembrato loro il posto più facile da raggiungere dal momento che alcuni del gruppo lavoravano nel medesimo edificio dove sorgeva l’albergo. Infatti l’imprenditore editoriale Condè Nast aveva collocato nel palazzo sede della struttura d’accoglienza gli uffici di Vanity Fair, celeberrima rivista di moda maschile nata nel 1913. Siamo nel 1919 ed il proprietario chiama a dirigere la pubblicazione un umorista ed attore, Robert Benchley, che porta con se la scrittrice, critico letterario e poetessa Dorothy Parker, a sua volta seguita da Robert E. Sherwood, drammaturgo e autore teatrale. Accanto a loro trovano posto nella grande tavola rotonda (non a caso il gruppo prese il nome di Algonquin Round Table): Alexander Walcott, critico e giornalista, Heywood Broun, editorialista e giornalista sportivo di successo, George S. Kaufman, drammaturgo e regista, Harold Ross, editore e fondatore del New Yorker, John Peter Toohey, pubblicista, Marc Connelly, drammaturgo, Franklin Pierce Adams, pubblicista, Edna Ferber, autrice teatrale. Il gruppo di intellettuali, cui si aggiungono di volta in volta, Tallulah Bankhead, attrice, Ruth Hale, giornalista legata al movimento femminista, Harpo Max, attore componente del celebre trio di fratelli, Deems Taylor, musicista, Neysa McMein, illustratore di riviste, per dieci anni (1919 – 1929) si riunì pressoché tutti i giorni al medesimo tavolo del ristorante, divenendo una vera e propria attrazione dell’albergo, oltre che una fucina di gustosi aneddoti ed episodi, spesso divertenti. L’anfitrione di questo intelligente e simpatico convivio si chiamava Frank Case e nel 1919 ricopriva la carica di manager dell’Algonquin Hotel. Case era nato a Buffalo, seconda grande città dello Stato di New York, famosa per essere a due passi dalle cascate del Niagara. Aveva fatto le sue prime esperienze di lavoro al Grand Hotel Genesee di Syracuse, sempre nello stato newyorkese, dove inizialmente si occupava della sorveglianza girando per l’albergo su pattini a rotelle per tutta la notte. Dotato di grande intelligenza e determinazione crebbe di grado in breve tempo e quando, al momento dell’apertura nel 1902, venne chiamato alla direzione dell’Algonquin accettò con entusiasmo. In pochi anni l’hotel da lui diretto divenne uno dei più lussuosi e importanti della “grande mela” e, grazie anche al suo circolo di letterati, un punto d’incontro per intellettuali e appartenenti al mondo dello spettacolo di tutto il mondo. Nel 1927 per la cifra di 1 milione di dollari, Frank acquistò l’albergo che diresse fino alla fine dei suoi giorni nel 1946. L’assidua frequentazione dei tanti personaggi pubblici attratti dal prestigio dei clienti dell’Algonquin e la dimestichezza con scrittori, autori teatrali e giornalisti, svilupparono le capacità artistico - descrittive di Case che produsse tre libri intorno alle sue esperienze di albergatore illuminato: Tales of a Wayward Inn (che potremmo tradurre in Racconti di un albergatore ribelle) del 1938, episodi e vicende della “tavola rotonda”, ancora sullo stesso tema Do not disrturbe (Non disturbare) dato alle stampe nel 1940 e Feedeing the Lions (Nutrire i Lions) del 1942, curiosa e godibile incursione gastronomica sui gusti alimentari dei componenti il prestigioso consesso artistico. Oggi all’ingresso dell’hotel una targa ricorda quel periodo: “(I membri della Tavola Rotonda) con la forza del carattere cambiarono la natura della commedia americana e fissarono nuovi canoni estetici di una nuova stagione delle arti e del teatro”. L’albergo subì negli anni diverse ristrutturazioni e la sua proprietà passò di mano più volte, l’ultima nel 2005 per 74 milioni di dollari.
Stelvio Catena
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