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ATTUALITA'

L'avanzata del "take away"

L’ennesima frase mutuata dalla lingua anglosassone indica un fenomeno che si sta imponendo con sempre maggiore evidenza agli operatori del mercato indigeno della ristorazione: quello della vendita da asporto di piatti e alimenti pronti per il consumo dei  pasti in casa. Un fenomeno che se in buona parte  sembra derivare dalla minore disponibilità economica che tende a ridurre le occasioni di passare tempo fuori casa, appare altresì sintomo dell’affermarsi di modelli di vita alternativi a quello tradizionale.

Diverse possono essere le ragioni della grande diffusione che il take away (prendi e porta via) sta avendo anche nel nostro paese. Quella che ormai da diversi anni è una odalità di consumare i pasti in casa assai diffusa nei paesi anglosassoni e in quelli economicamente più avanzati, si sta facendo largo anche nel vecchio continente. I ritmi di vita forsennati, le difficoltà a costruire famiglie solide e durature, la frenesia di poter usufruire delle molteplici opportunità di divertimento, di affermazione, di benessere offerte dall’attuale contesto sociale, portano le persone a contrarre il più possibile i tempi da dedicare alle singole occupazioni. Tutto deve essere portato a compimento nel minor tempo possibile e col minore dispendio di energie e di denaro. Anche le ore riservate alla preparazione dei cibi si sono ridotte in maniera sensibile. Il numero sempre maggiore di single ha, poi, aiutato lo sviluppo di tale tendenza favorendo la crescita del mercato del take away, i cibi preparati in appositi locali e confezionati per essere portati e consumati a casa. Fenomeno nato nelle società anglosassoni nell’immediato secondo dopoguerra, si è via via sviluppato con il progressivo desiderio di occupare in modi diversi il proprio tempo e con la crescita del tenore di vita generale, tanto che in piena crisi economica la filiale inglese della Domino’s Pizza statunitense, che ha il brevetto della famosa pizza alta di Chicago, è entrata nella rosa delle 250 società con la maggiore capitalizzazione di mercato nella Borsa di Londra. Se il ruolo del leone lo fanno le pizzerie, il cui fatturato annuo si aggira intorno ai 3 miliardi di euro (appena 1,5% del mercato generale della pizza, per cui un comparto che offre sensibili opportunità di crescita), i gusti degli attuali consumatori si stanno spostando dai piatti che potremmo definire tradizionali, cioè quelli maggiormente legati alla tradizione gastronomica italiana (lasagne, supplì, verdure cotte e così via), verso prodotti legati a cucine di altri paesi, che al fascino dell’esotico accompagnano sapori insoliti. Insomma un’alternativa in grado di fornire al locale di ristorazione, sia esso bar o ristorante, la possibilità di aprire nuovi mercati e di poter utilizzare al meglio gli investimenti già effettuati, tanto in macchinari che in personale, apportando lievi e moderate modifiche. Anche un modo nuovo e diverso di proporsi alla clientela come esercizio attento alle nuove esigenze imposte dalla globalizzazione e al passo coi tempi. Si può tranquillamente proporre all’avventore curioso e annoiato dai consueti affettati, formaggi e insalate un vero e proprio “giro del mondo gastronomico” attraverso i cinque continenti. Ecco allora comparire sui menu, allocati in pratiche e comode confezioni da asporto anch’esse frutto di ricerche volte a migliorare la qualità del servizio offerto al cliente, porzioni di sushi e sashimi, nelle varianti nigiri (bocconcini di pesce crudo) di spigola e tonno oppure rolls (rotoli di pesce crudo ripieni tagliati a fettine) al salmone con avocado fritto nella speciale panatura giapponese, per fare un salto in Giappone; ancora, ci spostiamo vicino a casa nostra nel Mediterraneo orientale per assaggiare i dolmades involtini in foglia di vite al ripieno di carne o di riso oppure la moussaka  di melanzane e carne macinata o ancora il gyros  di maiale accompagnato da patatine fritte. A questo punto possiamo fare una capatina in India per assaggiare pollo tandoori con salsa gorem masala (un mix di spezie composto da: peperoncini rossi secchi, bastoncini di cannella, curry, semi di coriandolo, cumino, pepe nero, fiori di garofano, semi di senape il tutto prima frullato e poi tostato) o sformati di riso con cocco e zenzero. Non possiamo trascurare l’area arabo - africana del Medio Oriente gustando kebab di agnello, manzo, montone o pollo e falafel (polpette fritte e speziate a base di fave o ceci tritati con cipolla aglio e coriandolo). E tutto spaparazzati nel divano di casa davanti alla partita di champions league. È proprio vero, la felicità è, in fondo, una piccola cosa.

 

 

                                                            Stelvio Catena

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