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Nonostante il permanere di una forte crisi economica che si sta diffondendo in modo omogeneo in un po’ tutti i settori industriali, per quanto riguarda l’ambito nazionale il comparto enologico sta dimostrando una confortante vitalità. Parte del merito va attribuita ad un management giovane e preparato che, grazie ad un incoraggiante dinamismo in particolare sui mercati internazionali, ha condotto la produzione nazionale ai vertici di qualità che, da ormai qualche tempo, occupa. E in arrivo ci sono importanti novità.
A parlare sono i numeri. Con 46,7 milioni di ettolitri nell’anno 2008 l’Italia, per la prima volta nella sua storia, sorpassa ufficialmente la Francia nella produzione del vino (43,7 milioni di ettolitri), ponendosi sul mercato come il più importante produttore al mondo. In un precedente articolo avevamo già preannunciato la notizia (Mister Wine lover (2), 9 novembre 2008) che ora è certificata dai dati diffusi dalle associazioni internazionali di categoria. Una quantità di prodotto che rappresenta il 21,0% del totale planetario ed il 34,0% di quello dell’Unione Europea. Il giro d’affari si attesta intorno agli 8 miliardi di euro, mentre gli occupati raggiungono il 1.200.000 distribuiti nelle 800.000 aziende vinicole produttrici e le 30.000 imbottigliatrici registrate sul territorio nazionale. Risultati che fanno del vino la prima voce dell’export alimentare nazionale con una quota del 20,0%. La superficie coltivata comprende ben 675.580 ettari (il vitigno maggiormente diffuso resta il Sangiovese), anche se i 2/3 delle società posseggono una estensione vitata di meno di un ettaro. Un successo che, se in gran parte è dovuto alla particolare esperienza maturata nel tempo nella lavorazione delle uve da parte dei coltivatori indigeni ed alle particolari condizioni climatiche che favoriscono lo sviluppo di un prodotto dalle caratteristiche peculiari, si fonda anche sulle capacità di un’agguerrita quanto competente pattuglia di giovani imprenditori nostrani. Non è un caso che la gran parte dei manager attuali di alcune delle principali aziende del settore, facenti capo a famiglie attive nel comparto da lungo tempo, siano tutti intorno ai quarant’anni, reduci da importanti esperienze internazionali, forniti di master specifici acquisiti in diverse parti del mondo, amanti della terra e dei suoi frutti. A prestigiosi incarichi in compagnie multinazionali hanno preferito dedicarsi allo sviluppo dell’azienda di famiglia, e i risultati sembrano davvero incoraggianti. In prima fila, fra questi troviamo in Toscana Lamberto Frescobaldi (45 anni) vicepresidente della Marchesi De’ Frescobaldi (70 milioni di euro di fatturato nel 2007) artefice principale delle recenti strategie aziendali che hanno puntato sulla joint venture con la californiana Robert Mondavi e su di una serie di acquisizioni in grado di espandere ulteriormente il mercato estero, che, al momento, assorbe oltre il 60,0% della produzione. Seguono Marco Caprai, (44 anni) umbro, amministratore delegato della Arnaldo Caprai che ha posto all’attenzione internazionale e diffuso nel mondo il Sagrantino di Montefalco, Enrico Drei Donà, (35 anni) erede dei conti romagnoli, titolare della Drei Donà Tenuta La Palazza in provincia di Forlì, Francesca Planeta, (37 anni) marketing manager di Planeta, fra le protagoniste del successo dei vini siciliani, Miriam Caporali, (35 anni) da Montepulciano (Abruzzo), ideatrice della produzione “personalizzata” attraverso l’iniziativa “adotta una barrique”. Una schiera di “specialisti” che copre l’intera penisola, indaffarata ad imporre l’enologia italiana sulle tavole dell’intero pianeta. Altri giovani imprenditori sono, invece, impegnati in un progetto dalle caratteristiche fortemente innovative denominato I spirits. Ne fanno parte Lapo Elkann creatore di marchi di successo nel settore fashion e design, Giuseppe Cipriani, figlio del mitico Arrigo creatore dell’Harry’s Bar, Marco e Stefano Fantinel, friulani produttori di vini, Francesco Cosulich, armatore, e Paolo Domeneghetti, fra i più importanti distributori statunitensi di vino di qualità. Tutti insieme per lanciare sul mercato un nuovo prodotto, di cui non si conosce ancora niente, ma che, promettono gli ideatori, si trasformerà presto in una nuova icona internazionale del Made in Italy.
Stelvio Catena
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