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LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

Liewellin "Louis" Davenport

Verso la fine del secolo XIX, Spokane era una cittadina americana dello stato di Washington decisa a diventare un centro importante economico, politico e sociale. Per attrarre pubblico decise di affidare ad un proprio cittadino particolarmente intraprendente nel settore dell’ospitalità un progetto per raggiungere tale obiettivo. Nacque così il Davenport Hotel.

Tra i suoi ospiti può vantare ben 5 presidenti degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, Warren Harding, John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson e Richard Nixon,  attori del calibro di Will Rogers, Bing Crosby, Sarah Bernhardt, Douglas Fairbanks, Clark Gable ed Ethel Barrymore, protagonisti dello sport quali Bebe Ruth e Joe Louis, temerari pionieri del futuro come Charles Lindbergh ed Amelia Farhart, oltre a letterati, scrittori, musicisti e uomini politici. Stiamo parlando del Davenport Hotel di Spokane. Era il 1889 e un vasto e grave incendio aveva quasi distrutto la cittadina dello stato di Washington nella zona centro orientale degli USA, quando alcuni fra i più influenti cittadini decisero di rifondare il centro urbano rendendolo ancor più bello e ricco di prima. Llewelinn “Louis” Davemport era nato approssimativamente (in certi casi è difficile, in considerazione dei tempi, accertare una data sicura) nel 1869 proprio a Spokane. Nonostante la giovane età possedeva una ferrea determinazione e la convinzione di poter dire qualcosa di importante e di personale nel mondo dell’ospitalità. Aveva così aperto, in pieno centro della città ancora distrutta, una piccola produzione artigianale di cialde collocata sotto una tenda che fungeva anche da propria abitazione. A causa del disastroso evento era stato distrutto il ristorante che aveva preso in gestione dallo zio. Passò, comunque, assai poco tempo, appena un anno, e il ragazzo si trovò ancora a dirigere un nuovo locale dedito alla ristorazione questa volta di sua proprietà e con pareti in muratura. Il successo giunse presto grazie all’impegno di Louis nel proprio lavoro e al ritorno di Spokane alla vita normale. Il Davenport’s Restaurant s’ingrandì e per caratterizzarsi in maniera decisa rispetto alla concorrenza Louis affidò il progetto di ampliamento ad un creativo architetto: Kirtland Cutter. Nel 1903 il proprietario acquista alcuni edifici adiacenti al ristorante e, sempre in accordo con Cutter, crea sopra alla sede originale un grande spazio, denominato sala dei Dogi, dove riproduce lo sfarzo e la ricchezza dei saloni nobiliari della Venezia del Settecento, quando la città lagunare rappresentava quanto di meglio la civiltà occidentale era in grado di offrire alle proprie classi privilegiate. In breve tempo il Locale divenne il più celebre dello stato, una meta imperdibile per tutti coloro che volevano vivere una serata da sogno. In effetti l’accurato servizio, la qualità delle pietanze e l’originale ambientazione trasportavano il cliente in un mondo di favola, in un viaggio a ritroso nel tempo. A questo punto Davenport commissiona al suo architetto di fiducia, che nel frattempo si era unito a un collega di origini tedesche particolarmente ferrato sui materiali da costruzione Karl Malmgren, l’edificazione ancora sopra la sala dei Dogi di una nuova struttura in cui allocare un albergo. Dopo diverse vicissitudini il 1 settembre 1914 apre i battenti il Davenport’s Hotel. Il fantastico edificio offre un’ambientazione che ha dell’incredibile. La hall è in stile spagnolo con un grande patio centrale, coperto da una lucernario, circondato da un mezzanino, la sala da ballo denominata Maria Antonietta riproduce i fasti di Versailles, il salone dedicato ai banchetti è in perfetto stile elisabettiano, mentre alcune suite sono dedicate a personaggi storici, ad esempio Isabella regina di Spagna, e ne riproducono la tendenza architettonica. Non sono, però, soltanto gli aspetti esteriori a dare all’albergo la notorietà che manterrà per oltre mezzo secolo. Le stanze, 406 di cui 370 con bagno privato, offrivano un confort per i tempi notevole. Erano fornite tutte di acqua corrente, di aria condizionata e il Davenport’s fu tra i primi hotel a livello internazionale ad installare ascensori al proprio interno. La cortesia e l’accortezza con cui venivano trattati gli ospiti fu un altro elemento importante di successo, come la disponibilità di camere più modeste anche per una clientela meno sofisticata e danarosa. Nel 1945, a 77 anni, Louis Davenport vendette l’hotel riservandosi il piano undicesimo dove aveva i propri appartamenti. Dopo un periodo di alti e bassi l’hotel chiuse definitivamente nel 1985 e rischiò la demolizione. Un gruppo di industriali locali ha ora ripreso l’edificio e sembra intenzionato a riportarlo ai fasti iniziali, ma forse, non è così facile trovare un altro Llewelin “Louis” Davenport.

 

  

                                                                                 Stelvio Catena

 

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