|
La luce è un elemento fondamentale nella progettazione di qualsiasi ambiente. Essendo un’ onda elettromagnetica, riesce ad interagire con la materia, ragion per cui, si cerca sempre di capire come potrà valorizzare al meglio uno spazio piuttosto che un altro , creare un effetto ottico o semplicemente sottolineare un colore. Oltre a favorire la visione, la luce serve a percepire lo spazio che ci circonda, e la percezione non è solo la passiva registrazione di stimoli luminosi e cromatici attraverso l'organo della vista, ma è il frutto di una complessa attività psichica e cognitiva che elabora i dati raccolti dai fotorecettori all'interno dei nostri occhi. Dunque, al di là del bisogno primario di luce legato alla necessità del vedere bene per svolgere attività pratiche, emerge l'esigenza di avere luce adatta per abitare, nell'accezione più ampia del termine, cioè per vivere bene in un ambiente. Abitare un luogo significa poterlo percepire in tutte le sue articolazioni e nelle sue qualità estetiche, con il giusto equilibrio tra luci e ombre, soprattutto nella sua identità di spazio costruito che ci accoglie come un vero luogo per stare insieme piacevolmente. In questo senso si può dire che la luce permette di trasformare un generico spazio in un vero luogo di vita, e questo vale in special modo per i locali pubblici.
Anzi in quest’ultimo caso il suo ruolo diventa determinante in quanto contribuisce a realizzare la comunicazione visiva del locale, lo spazio diventa sede del messaggio per una pluralità di potenziali osservatori che usano gli occhi più per guardare che propriamente per vedere. Bisogna quindi essere molto attenti sia al tipo di luci utilizzate sia al loro posizionamento e cercare di rispettare poche regole.
Innanzitutto sistemarle sempre in modo da avere un banco ben illuminato, ma mai sotto a questo in quanto altererebbero i colori dei cocktail e riscalderebbero facilmente distillati e drink, scegliere poi luci che siano in grado di riprendere le gamme cromatiche degli ambienti, evitando di renderli eccessivamente pesanti e stancanti. Infine evitare i fasci luminosi, soprattutto se sparati dall’alto, in quanto possono disturbare il campo visivo e creare strane maschere di rughe e occhiaie sul viso dei clienti.
Oggi molti locali riescono grazie alle fonti di luce ad essere molto dinamici e a cambiare pelle nel corso della loro giornata lavorativa.
E’ il caso dello Shu Cafè Restaurant di Milano che , senza rivoluzionare il locale e i suoi impianti, si è rivolto alla OSRAM per colorarsi “di nuovo “. Francesco Schiavella, tecnico sul campo, che nel Marketing Team OSRAM opera proprio nell'area Nord, sottolinea alcuni fondamentali aspetti del progetto. "Nell'impianto dello Shu Café Restaurant, di base ci era stato chiesto di proporre sorgenti che richiedessero una minima manutenzione vista la difficoltà nel raggiungere i punti luce, in particolare che durassero molto di più dei neon tradizionali. Un'altra aspettativa riguardava il contenimento dei consumi di energia elettrica. Un tema che aveva fatto entrare in gioco il concetto stesso di "lampade a risparmio energetico". Infine, c'era il discorso della creatività con la luce, il concetto su cui si basa la filosofia di interior design del locale. Per noi è stato subito chiaro che i moduli LINEARlight Colormix rispondevano a tutti i requisiti." Il risultato? Una vero e proprio effetto scenico sorprendente!
Altro locale dove la luce svolge un ruolo da protagonista è la “Rumeria Savona Cafè” l’ultimo locale di tendenza, affacciata sul vecchio scaletto d’Alaggio, dove una volta si rimessavano le barche e ora d’estate si tengono concerti e manifestazioni. E’ aperta dalle 18 alle 2 di notte, e propone una selezione di oltre ottanta tipi di rum provenienti da tutto il mondo, anche molto pregiati come il mitico Damoiseau distillato il 5 febbraio 1980 della Guadalupe, e alcune “chicche” praticamente introvabili. Inaugurato da pochi mesi, fra atmosfere “alla Hemingway” e suggestioni high tech è già il locale più cool della città. Il progetto è stato affidato dai proprietari, Paolo Perotti e Leopardi Paradiso, all’architetto savonese Manuela Briano, che con il suo studio ha collaborato con Bofill, seguendo la distribuzione interna e le finiture dell’edificio del Crescent.
È un aspetto rilevante del progetto” prosegue l’architetto. “Gli apparecchi e i dispositivi illuminotecnici sono, infatti, stati attentamente selezionati con il duplice intento di definire l’impatto scenografico e dilatare le proporzioni di uno spazio complessivo piuttosto esiguo e l’atmosfera di un ambiente privo di finestrature e illuminato solo da due ingressi. Ma non solo, dal punto di vista della funzionalità e della fruibilità, abbiamo dovuto modulare le fonti luminose, con tagli diversi secondo l’orario. Il locale apre, infatti, per l’aperitivo alle 18 ed era impensabile proporre a quell’ora un’atmosfera buia da luci soffuse che è invece l’ambientazione ideale delle ore serali. Per questo abbiamo installato tre diverse sezioni di luci, una molto luminosa per l’ora dell’aperitivo ottenuta installando dei proiettori a luce indiretta de iGuzzini, come le reglette, sorgenti luminose tubolari di ultima generazione. Sono state posizionate sotto le mensole del bancone e lateralmente in corrispondenza degli specchi, affiancate l’una all’altra per dare l’effetto di lama di luce. Proiettando la luce verso il basso questi apparecchi sortiscono il duplice effetto di dilatare l’ambiente ed evidenziare il bancone e le venature del legno di rovere. Sempre grazie alle luci, l’atmosfera del locale cambia completamente alle 21, quando il locale diventa pub. Si spengono le luci dirette dei proiettori e restano accese solo le reglette del bancone, illuminato anche da una serie molto particolare di bicchieri luminosi in cristallo infilati in un’insolita rastrelliera, realizzati per noi da Fabbian. Abbiamo, di fatto, adattato un corpo illuminante già in produzione, il Dono, rigato classicamente, da parete, per l’applicazione sotto la mensola, tramite una piattina in acciaio inox. Una soluzione decisamente d’effetto. Verso le 23, quando il locale raggiunge la massima animazione fino alle due di notte, l’assetto delle luci cambia ancora: si spegne tutto e restano accese solo le luci all’interno del bancone per consentire agli operatori di lavorare e i faretti a incasso terra, scenograficamente puntati con luce radente sugli archi”.
Spazio alla luce, quindi, perchè oggi un mondo senza luce è una realtà senza forma né confini.
La redazione
|
|