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IDEE BAR

Lunga vita al cocktail

Cocktail:ancora oggi si sa poco sulla vera origine di questa affascinante parola di origine anglo-americana, connubio armonioso di vari liquori e vini.

 

“Cock” (gallo) e “tail” coda, sono i vocaboli che da sempre hanno accompagnato la fantasia dei grafici e degli illustratori in quanto i colori dei cocktail ricorderebbero proprio la coda dei galli. L’origine della parola cocktail, di sicura tendenza americaneggiante, trova spiegazioni nelle varie leggende metropolitane tramandate. Adolfo Pansini, critico letterario racconta che un albergatore, dopo avere trionfato con il suo gallo da combattimento, avesse offerto agli amici una bevanda alcolica attribuendole il nome del trofeo piumato appena vinto (la coda del gallo sconfitto andava al proprietario del gallo vincitore).

Paolo Manelli giornalista e scrittore italiano del ‘900 racconta che quando arrivò a New Orleans, invece di andare a vedere, dove suonava Louis Armstrong, corse al n° 437 della Royal Street e trovò una casetta dell’800 su cui c’era scritto ellitticamente: ”The cocktail is born”.

In questa casa abitava un farmacista tale Antoine Peychaud, che aveva come “sana abitudine” quella di offrire ai membri della loggia massonica a cui apparteneva una bevanda preparata secondo una ricetta della sua amata isola natale, Santo Domingo. Si trattava di un intruglio a base di amaro, cognac, zucchero e altre droghe. Il farmacista dosava gli ingredienti in un coquetier (portauovo) che diede il nome alla mistura, chiamata in seguito cocktail. Che i farmacisti fossero dei barman ante litteram e senz’altro vero, visto che ai loro clienti servivano ogni tipo di intruglio curativo.

Il termine cocktail fu usato, però “ufficialmente” per la prima volta nel 1806 dal giornaleThe Balance, Columbian Repository, che nell’elencare la nota spese di un candidato alle elezioni parla di cocktail per indicare un miscuglio a base di bitter, zucchero e diverse bevande alcoliche che questi era solito bere.

Ma da queste “rudimentali” bevande  ad oggi sono passate innumerevoli sbornie e i nostri cocktail sono ormai collaudati. Anche perché le regole per la composizione sono ben precise. Le dosi non possono essere inventate e approssimative ma sono frutto di studi e ricerche, di attenti accostamenti tra liquori, distillati, amari, ingredienti a volte curiosi se accostati al bere, come la noce moscata, eppure indispensabili, perché armonizzati tra loro, senza contrasti, possono offrire un gusto particolare e una marcia in più.

Ormai sono diventati un vero must delle serate trendy serviti da barmen acrobati, maestri sciamani , ammiccanti giocolieri che accattivano, incuriosiscono  e stupiscono sempre più la clientela.

Come base di un buon cocktail si usa sempre il whisky o brandy, cognac, rum, vodka e da un po’ di tempo anche la grappa. Si possono preparare dei buoni cocktail usando il bicchiere misuratore, senza shaker che diventa però indispensabile nella preparazione di quelli che contengono succhi di agrumi, uova e panna. I vari ingredienti vanno versati nello shaker  nell’ordine in cui sono elencati nelle varie ricette (non fatevi prendere dalla vostra improvvisazione). Si inizia con il ghiaccio, poi zucchero, uova e latte,infine gli alcolici.
Da ultimo si inseriscono i succhi di frutta (se ovviamente previsti). Affinché ” la shakerata” riesca non va mai riempito lo shaker più di 4/5, ghiaccio compreso. Altra cosa fondamentale è ornare con cura e rendere veramente bello un cocktail. E’ anche nelle decorazioni che si esercita l’arte del barman, a parte la validità delle ricette. Qui non ci sono limiti alla fantasia, a parte che non venga meno la sobrietà e la decorazione risulti di buon gusto (d’altronde si può anche stupire con poco, non c’è bisogno di draghi sputa fuoco).

Ogni cocktail va servito negli appositi bicchieri, l’importante è che siano perfettamente puliti e inodori.

Di seguito vi proponiamo un cocktail consigliato come aperitivo.

Il ”Duchessa”, un cocktail dalle “nobili origini”. La haute internazionale di Londra e Parigi di fine ottocento era solita bere questo cocktail (era il preferito del  pittore Toulouse-Lautrec per la “robusta” presenza di assenzio, che beveva solitamente al Moulin Rouge).

 

Duchessa

Ingredienti:

1/3 Vermouth rosso

1/3 Vermouth dry

1/3 Assenzio

Si prepara nel mixing glass con alcuni cubetti di ghiaccio cristallino:si versa il vermouth rosso,poi il vermouth dry e infine l’assenzio. Poichè l’assenzio tipico alla francese non si trova facilmente, lo si può sostituire con Pernod o con l’anice.

Mescolare delicatamente il tutto con un cucchiaio dal manico lungo e servire in un calice basso decorato con un oliva o un ravanello.

                                                  

                                                           La redazione

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