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ATTUALITA'

Nero devi chiudere

In momenti di grave crisi economica, si sa, emerge il peggio o il meglio di tutti noi. Può anche succedere che un immigrato che da anni svolge con passione e capacità il proprio lavoro di esercente commerciale, si trovi ad essere assalito dal dirimpettaio infuriato e che un gruppo di esagitati lo minaccino di ritorsioni se non chiude al più presto il proprio locale e non se ne torna subito dal paese da dove è venuto. La cosa che invita a riflessioni più profonde consiste nelle ragioni di tale rabbia: semplice concorrenza.

 

La città è Roma e, precisamente, un quartiere in pieno centro città l’Esquilino, la strada è via Giolitti a due passi da Piazza Vittorio. Il fatto: intorno alle 17,30 del 13 febbraio alcuni avventori di un bar, un gruppo di sudamericani, bevono diverse birre ad un tavolino esterno del locale, poi, terminata la consumazione, si recano nell’internet point di fronte e acquistano una nuova serie di bottiglie della bionda bevanda che tornano a tracannare comodamente adagiati sulle poltroncine del bar. A quel punto, il barista accortosi del giochetto, esce dal locale armato di bottiglia, si reca nel negozio di fronte e, dopo averlo insultato ben bene, inizia una colluttazione con il dirimpettaio, colpevole di vendere il medesimo prodotto a prezzi più bassi. E fin qui niente da ridire, se non che certi metodi da gangster nella gestione degli affari sarebbe meglio lasciarli utilizzare ai vari scagnozzi della malavita organizzata e combattere la concorrenza con armi commerciali come nel costume del mercato. Il problema sorge quando si scopre che il proprietario del phone center, con regolare licenza anche per la vendita di prodotti alimentari, è di origine bengalese. Al momento dell’aggressione erano attivi nel punto vendita il nipote del padrone, colpito alla testa e trasportato d’urgenza sanguinante al più vicino ospedale, ed il figlio, quest’ultimo ferito anche lui nella colluttazione seguita al litigio. Quando giungeva la polizia chiamata da alcuni passanti per rendersi conto dell’accaduto, trovava all’interno dell’internet point un gruppo di persone, di cui quattro armate di nodosi bastoni, che strillavano “Bastardi neri, ancora non avete chiuso?”. Ecco dove sta il punto, ormai l’esasperazione sta raggiungendo livelli di guardia e basta un nonnulla per innescare, anche in zone come quella oggetto dell’accaduto dove da anni risiedono extracomunitari di differenti paesi del mondo, pericolose reazioni xenofobe. Di sicuro, come si sono affrettate a precisare le forze dell’ordine dopo una prima ricostruzione dell’accaduto, alla base del diverbio c’erano esclusivamente ragioni commerciali, ma è bastato un atto di violenza per scatenare in una parte della popolazione gli istinti più bassi, covati magari da tempo nel chiuso delle coscienze individuali. Il momento è difficile, “Siamo esasperati. È una situazione invivibile e non ne possiamo più – dichiarano in coro gli abitanti della zona -. Siamo stanchi di risse, di persone che si ubriacano e usano le strade e i portoni dei condomini come bagni pubblici”. La tensione è alta, ma è proprio in momenti come questi che diventa indispensabile mantenere la calma. È inevitabile che fra i tanti che cercano nel nostro paese un rifugio sicuro vi siano soggetti poco raccomandabili o avventurieri che cercano di approfittare degli istituti democratici o delle garanzie liberali per fare i propri comodi, ma le forze dell’ordine sono attrezzate per fronteggiare e reprimere tali intemperanze. Il pericolo della “giustizia fai da te “ va evitato con cura, la stessa necessaria a rendere possibile l’integrazione fra culture e modi di vita diversi. Del resto anche i nostri connazionali hanno dovuto subire, in anni passati, vessazioni e ingiustizie, magari da coloro che vedevano nei tanti ristoranti e pizzerie italiane, sparse un po’ in tutto il mondo, un pericoloso concorrente. Le armi da usare nella competizione con commercianti stranieri sono le stesse che impiegheremmo nel contrastare un connazionale. Del resto se non facessimo della tolleranza una virtù essenziale nel nostro operare quotidiano non potremmo indignarci, come è giusto fare, con i britannici che manifestano per cacciare dai cantieri inglesi gli onesti lavoratori italiani.

 

 

 

                                                    Stelvio Catena

 

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