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In tempi di crisi si fanno più di frequente i conti anche di quelle che di primo acchito appaiono opportunità di incremento dei consumi e di sviluppo economico. Nel caso che prendiamo in esame è stata messa sotto esame quella fiera del divertimento notturno che, mutuando il termine dalla Spagna, viene etichettata come “movida”. Il comune di Roma ha da poco reso pubblici una serie di dati che testimoniano dei costi “sociali”, cioè riconducibili alla collettività, che la capitale sopporta per “rimettere le cose a posto” dopo i bagordi notturni.
Accanto alle lamentele di residenti e cittadini, in particolare delle aree più affollate di una grande città, nei confronti della tendenza di molti giovani a fare le ore piccole nei locali sparsi per il centro storico. Entrambi, per i rispettivi ambiti, hanno ragione e, come spesso accade, la soluzione si trova con molte probabilità nel mezzo, cioè libertà piena per coloro che intendono divertirsi fino al mattino successivo, salvaguardia dell’interesse di esercenti e gestori di strutture di intrattenimento che vedono, grazie proprio al prolungarsi della serata, crescere i propri guadagni , senza però penalizzare tutti quelli che, invece, intendono utilizzare le ore notturne per riposare. Per cui favoriamo pure: una maggiore attenzione alla tipologia di licenze rilasciate ai locali, l’avvio di una normativa differenziata per i diversi luoghi della città, la creazione di una mappatura delle aree di maggiore richiamo per organizzarvi i controlli, il monitoraggio continuo del rispetto dei limiti nel consumo di alcolici e del livello di decibel “sparati” dagli impianti di diffusione musicale, evitando, però, misure draconiane (tipo chiusura degli esercizi e ritiro della licenza) che apparirebbero liberticide tanto del diritto dei singoli a divertirsi che di quello dei commercianti di esercitare il proprio lavoro. Una volta chiariti i limiti e gli ambiti in cui muoversi per tenere sotto controllo la situazione è con estrema curiosità che andiamo a verificare quanto le “notti brave” dei nostri figli e amici vengono a costare alla comunità. Ad aiutarci è il comune di Roma che ha di recente quantificato e resi noti i valori di spesa legati all’assorbimento della “movida”. L’AMA (Azienda Municipale Ambiente), la società per azioni il cui unico azionista è il municipio incaricata della raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti della capitale, spende 2,2 milioni di euro l’anno per raccattare dalle strade la “monnezza” generata dai bagordi notturni, mentre i dati riguardanti gli incidenti stradali registrano un aumento nell’anno 2009 del + 30,0% rispetto all’anno precedente, con una significativa concentrazione nelle ore serali e nelle aree centrali della metropoli, quelle maggiormente interessate al fenomeno. Da considerare che i costi sociali di ogni vittima, per quelli affettivi sappiamo non esserci prezzo, sono altissimi, dal momento che per danni materiali, morali e biologici, oltre ai costi assicurativi, a quelli giudiziari e sanitari si spendono in media 1,4 milioni di euro. Secondo le statistiche Ania ( Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), Aci (Automobil Club Italia) e Ministero della salute, le spese necessarie per i feriti oscillano dai 26.000,00 ai 50.000,00 euro a seconda della gravità dei danni procurati e delle lesioni riportate. A questi vanno aggiunti i costi, addizionali a quelli normali, sostenuti per l’aumento del numero e della qualità dei controlli e per il mantenimento dell’ordine pubblico che sotto forma di utilizzo dei mezzi, di indennità e di straordinari del personale di pubblica sicurezza vanno a gravare sulle tasche dei contribuenti. Come possiamo facilmente constatare le cifre sono di una certa consistenza e ci pongono di fronte a un fenomeno che, se considerato sull’intero territorio nazionale, appare oneroso per la comunità in termini di tassazione indiretta. Naturalmente non stiamo consigliando l’affitto di uno psicoterapeuta da parte dei locali pubblici che accolgono questi gruppi di ragazzi, ma solo suggerendo agli esercenti di strutture di intrattenimento un’analisi più attenta delle proposte di divertimento offerte a tutti coloro che intendono trascorrere una notte in allegria. Il desiderio di passare una serata con gli amici dimenticandosi delle difficoltà quotidiane, in gran parte prerogativa dei più giovani, magari al termine di una settimana faticosa e ricca di impegni, è un diritto sacrosanto che una società libera ha il dovere di assicurare ai propri cittadini, ma non è detto che debba essere contrassegnato dall’abuso di alcol oppure di altre sostanze “inebrianti” che provochino forme di incoscienza, anche perché, come ha detto Albert Willemetz librettista di operette francese a cavallo tra Otto e Novecento, “Non pensate di annegare i vostri dispiaceri nell’alcol. Sanno nuotare”.
Stelvio Catena
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