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ATTUALITA'

Quanto mangiano i leader del mondo!

Il quotidiano inglese The  Independent ha fatto i conti in tasca a Gordon Brown sulle spese destinate all’alimentazione sostenute dal premier britannico per organizzare il vertice di capi di stato (G20) tenutosi a Londra lo scorso aprile,  con l’obiettivo di concordare le azioni necessarie a fronteggiare la grave crisi economica. Con molto poco equilibrio e self control (direbbero gli anglosassoni) le massime autorità del pianeta hanno dimostrato una scarsa sensibilità alla situazione di generale depressione, abbandonandosi a sontuosi, quanto costosi, banchetti.


Un vertice internazionale è sempre una bella vetrina per il governo ospitante, specialmente se sta attraversando un periodo in cui il gradimento popolare registra una caduta sensibile. È stato il caso del Primo Ministro inglese, Gordon Brown, quando nello scorso aprile ha organizzato l’incontro dei 20 paesi più industrializzati del mondo, per discutere sui rimedi da attuare collegialmente al fine di affrontare le problematiche indotte dalla più grave crisi economica degli ultimi 50 anni. La Gran Bretagna scopriva di essere uno dei paesi maggiormente colpiti dalle difficoltà finanziarie internazionali e la popolazione si dimostrava particolarmente critica rispetto alle iniziative governative messe in piedi per fronteggiare le difficoltà del momento. A tale proposito Brown decise di convocare il G20 a Londra per discutere tutti insieme le azioni da intraprendere in difesa del potere di acquisto dei cittadini. Grazie a stampa e televisione molto sappiamo riguardo questi vertici fra potenti, l’agenda degli incontri, i contenuti dei colloqui, i principali spostamenti dei leader, ma il più delle volte ci sfuggono alcuni dettagli. Ad esempio, cosa mangiano e bevono le delegazioni nei pranzi e nelle cene più o meno ufficiali? Nel caso inglese il quotidiano di tendenza laburista The Independent  ha provato a fare i conti in tasca agli organizzatori nell’ambito delle spese per l’alimentazione dei partecipanti al summit. I dati forniti rendicontano un esborso complessivo di 500.000 sterline (550.000 euro) per i due giorni dell’evento, una cifra di tutto rispetto in cambio di 4 pasti. Certo il numero degli invitati era notevole, solo il gruppo dei leader, con i rispettivi coniugi, ministri e personale che potremmo definire di “prima fascia”, raggiungeva le 102 unità, cui andavano aggiunte circa altre 800 persone di seguito. Il Primo Ministro inglese non ha certo badato a spese. Per la sola cena in Downing Street, riservata ai massimi livelli e compresi i rinfreschi a Lancaster House e alla Tate Modern, sono volate via 66.000 sterline, di cui 6.000 destinate al solo acquisto dei vini. Se scorriamo la lista di questi ultimi possiamo trovare bottiglie di gran pregio: dallo Chateu Pichon Longueville Contesse de Lalande del 1986 (costo sul mercato 140 sterline) al Fonseca del 1977 (137 sterline), dallo Chateau Lèoville Poyferrè del 1989 (60 sterline) al Louis Roederer  Carte Blanche (35 sterline), e tutti sembrano aver gradito la selezione se della prima, e più costosa etichetta, sono state consumate, delle 136 complessive, ben 19 bottiglie. Il menu, invece, privilegiava la cucina indigena presentando alcune portate particolarmente pregiate della, in verità non eccelsa, tradizione britannica: come entrée  salmone scozzese  dalle isole Shetland, mentre il piatto forte era rappresentato dalla spalla di agnello del Galles con contorno di patate Jersey Royal e funghi in salsa di menta, infine per dessert veniva scelta la classica Bakewel Tart, la torta di mandorle con crema pasticcera. Accompagnava le pietanze l’Irish soda bread, pane fatto con il bicarbonato. In cucina coordinava il tutto lo chef, e star della tv, Jamie Oliver coadiuvato da otto aiutanti, che aveva proposte ad hoc anche per i vegetariani: formaggio di capra, fagottini di patate e sedano di montagna. Riunirsi per discutere delle difficoltà economiche di qualche miliardo di abitanti della terra e abbuffarsi in questo modo a tavola, dilapidando cifre da capogiro solo per accompagnare i cibi con un vino da considerarsi adeguato, è una contraddizione che stride se i protagonisti, piuttosto che lo sceicco di turno, sono i grandi della terra, ma le contraddizioni dei potenti , e talvolta anche gravi ingiustizie, siamo, purtroppo, abituati a perdonarle con troppa facilità.

 

 

 

 

                                                    Stelvio Catena

 

 

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