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SUCCESSE...AL RISTORANTE

Un brindisi al Marsala

Al ristorante del Casino dei Nobili di Palermo si definì un’alleanza, che avrebbe avuto importanti ripercussioni nello sviluppo dell’imprenditoria isolana, da cui nacque  la Società dei Battelli Siciliani. I protagonisti di questo evento erano due personaggi assai noti nell’entourage industriale locale: Vincenzo Florio e Benjamin Ingham.

 

Palermo 11 luglio 1840, Largo della Real Posta in pieno centro. Un uomo elegante passeggia nervoso all’ingresso del Casino dei Nobili, il circolo cittadino dove si riunisce il bel modo. Industriali, nobili, maggiorenti, possidenti terrieri trovano nelle ampie stanze del club il luogo ideale per passare il tempo e, magari, concludere qualche buon affare. Il personaggio è uno dei maggiori imprenditori siciliani: Vincenzo Florio. Al momento , il quarantunenne Vincenzo, poteva vantare un’industria alimentare per la pesca e la conservazione del tonno avviata fin dal 1809 dallo zio Ignazio, una filanda per la lavorazione del cotone, la concessione per lo sfruttamento delle miniere di zolfo di Racalmuto, una società, insieme all’amico Raffaele Barbaro, per la fabbricazione di un vino dalle caratteristiche molto simili a quello di Madera, il Marsala Florio, un giornale cittadino LOra e, ultima nata soltanto pochi mesi prima, una fabbrica, in società con Agostino Porry, per la produzione di acido solforico e prodotti chimici. Estrae nervoso l’orologio dal taschino del panciotto per controllare l’ora, ma la persona con cui deve incontrarsi non risulta in ritardo, è lui che non riesce a mascherare l’impazienza. Finalmente una carrozza si ferma proprio a pochi passi dall’edificio. Esce un signore alto, asciutto, canuto, appena stempiato, con una folta barba scrupolosamente curata, dal portamento fiero, di cinquantasei anni ben portati: Benjamin Ingham, cittadino inglese trapiantato nella capitale dell’isola dal lontano 1806. Allora ventiduenne aveva scelto la cittadina mediterranea perché la Sicilia era l’unica regione della penisola insieme alla Sardegna a permettere il traffico navale con l’Inghilterra. Ingham, produttore di filati, si era trovato così bene da decidere di presiedere ai propri affari direttamente da lì. Inoltre aveva avviato una prolifica produzione di vino Marsala, di cui stava promuovendo la vendita a livello internazionale, in particolare con altri continenti quali gli Stati Uniti e l’Australia. I due si scambiano saluti cordiali e poi entrano nella palazzina. Un tavolo è apparecchiato al ristorante del circolo. Il menu è tra i più tradizionali e gustosi: l’antipasto è composto  da pesce crudo, profumato e fresco di giornata appena arrivato dal porto, poi qualche arancino in attesa dei maccheroni con le melanzane e, per finire, un arrosto sempre di pesce. Il primo a parlare è il suddito di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra, affermando che i suoi contatti internazionali e la perizia dei costruttori navali anglosassoni ben si conciliavano con il fiuto per gli affari, l’esperienza e le capacità imprenditoriali dimostrate dai Florio nella loro vita aziendale. Vincenzo concorda pienamente con il proprio interlocutore. Da tempo pensava di aprire una società di navigazione con sede nell’isola ma la dinastia borbonica, sia attraverso l’imposizione  di alti dazi doganali sia grazie ad una legislazione in merito assai restrittiva, impediva a privati di sviluppare imprese di trasporto navale anche perché intendeva, senza però ottenere successi concreti, gestire in prima persona una società destinata a tale scopo. Il 15 maggio del 1839 veniva, però, liberalizzata la navigazione nei mari appartenenti al Regno delle Due Sicilie e iniziava la corsa alla costituzione delle compagnie. Florio, che già possiede una piccola flottiglia mercantile di imbarcazioni a vela, è convinto che il futuro per il commercio isolano risiede nella creazione di una robusta flotta di navi a vapore. Al sigaro, accompagnato da diversi bicchierini di vino Marsala, l’accordo può considerarsi concluso e prende il via una delle maggiori imprese di navigazione del mediterraneo. Con alterne vicende la Società Navigazione Generale Italiana, come sarà denominata a partire dal 1885, rimarrà di proprietà dei Florio fino al 1908, quando il pacchetto di maggioranza venne ceduto alla Banca Commerciale Italiana.      

 

 

 

                                                                        Stelvio Catena

 

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