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In un ristorante di Mosca durante la seconda guerra mondiale alla vigilia della determinante vittoria di Stalingrado da parte dell’esercito comunista, vittoria che provocò un brusco cambiamento nelle sorti del conflitto a favore degli uomini di Stalin, lo scrittore russo Serghei Mikhalkhov venne a sapere di un concorso indetto dalla segreteria generale del partito fra i letterati per la creazione di un inno patriottico che esaltasse la resistenza e il coraggio del popolo sovietico capace di ricacciare fuori dalla propria terra le agguerrite armate di Hitler.
Spesso al ritorno dal fronte, che all’epoca (inverno del 1943) distava soltanto poche centinaia di chilometri dalla capitale, lo scrittore russo Serghei Mikhalkhov, in compagnia dell’amico e collega armeno Gabriel Ureklian detto “El Reguistan”, era solito andare al ristorante Aragvi, tra i più conosciuti della città, per consumare un pasto. Ai tempi era uno dei pochi luoghi dove si poteva essere certi di ficcare qualcosa sotto ai denti, e le incursioni in prima linea che ponevano i due compagni, all’epoca giornalisti, in condizione di fornire alla popolazione aggiornamenti e aneddoti degli uomini al fronte dalle pagine del Falco staliniano, il giornale dell’aeronautica per cui scrivevano, mettevano una fame robusta ai due ragazzi. Serghei aveva 30 anni, era infatti nato a Mosca il 13 marzo 1913, e si guadagnava da vivere scrivendo novelle per ragazzi . Discendeva da una famiglia nobile che aveva occupato posizioni di prestigio all’interno dell’amministrazione zarista, ma all’avvento del regime sovietico aveva fatto proprie l’ideologia dominante. Quel giorno all’Aragvi, piacevole ristorante dall’atmosfera accogliente e romantica in Piazza Tverskaya nel centro storico della capitale rinomato per i suoi piatti di origine georgiana, erano riuniti un gruppo di poeti che disquisivano intorno al concorso che era stato istituito dal Cremlino per la realizzazione del nuovo inno nazionale. Fino a quel momento tale funzione era stata svolta dal canto dell’Internazione, un appello al comunismo mondiale, intonato dai soviet operai nei giorni dell’ottobre 1917 quando si erano gettati alla conquista del Palazzo d’Inverno strappando il potere agli zar. Mentre gustavano una generosa porzione di pollo kabakà (una sorta di pollo alla diavola) specialità del locale, annaffiato da abbondante vodka, Gabriel sollecitò l’amico a comporre insieme un’ode da inviare come testo del nuovo inno. I due si misero subito al lavoro e composero due quartine e un ritornello sulle note dell’inno del Partito bolscevico. Inviarono la composizione al comitato preposto alla selezione di cui il membro più influente era lo stesso Stalin. Questi apprezzò molto lo scritto e decise di affidare l’incarico per il completamento della composizione musicale ai due giovani, ignorando gli altri 160 partecipanti alla competizione. “Occorreva … un inno patriottico, un simbolo che alzasse il morale della gente, un nuovo stimolo a serrare i ranghi nel momento in cui, salvata la patria dalla sconfitta, bisognava liberarla dall’invasione fascista”, ricorda l’ormai ottuagenario intellettuale russo. Il “padre dei popoli” in persona seguì passo dopo passo la nascita dell’ode, suggerendo interventi che ne caratterizzassero in maniera decisa il contenuto popolare e nazionalista, come ad esempio la terza strofa riguardante l’esercito. Il 1 gennaio 1944 veniva presentato ufficialmente l’inno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche su testo di Serghei Mikhalkhov e Gabriel Ureklian, e musica di Aleksandr Aleksandrov (1883 – 1946). Alcuni anni dopo, in piena destalinizzazione, Mikhail Suslov, uno dei più stretti collaboratori dell’allora Segretario Generale del PCUS Leonid Brežnev, convocò Serghei per “depurare” il testo della composizione delle parti più smaccatamente elogiative al compagno Stalin, mentre il presidente della Russia post – sovietica Vladimir Putin commissionò, sempre all’ormai ottantasettenne Mikhalkhov, un testo completamente nuovo in grado di rappresentare la nuova Russia. In pratica i continui aggiornamenti dell’inno scandirono la vita e la carriera letteraria del romanziere che dedicò una parte considerevole della propria esistenza all’elaborazione dell’inno della propria patria. L’intellettuale moscovita ha avuto due figli famosi nel mondo, entrambi come registi cinematografici, Nikita Mikhalkhov e Andrei Konchalovski (quest’ultimo al momento dell’espatrio scelse come propria la seconda parte del nome di famiglia) e i nipoti hanno studiato nelle scuole di Cambridge, Parigi, Roma. Aedi si nasce, indipendentemente dai regimi di cui si cantano le glorie.
Stelvio Catena
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