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LE GRANDI DINASTIE ALBERGHIERE

Victor (Ellice) Sasson

L’affascinante Shanghai dei primi anni del Novecento, con il suo continuo  mescolare oriente e occidente, è stata per lungo tempo il palcoscenico dove si esibisce un ricco imprenditore di origine irachena, che, tra l’acquisto di una partita d’oppio e di un carico di cotone, costruirà il più lussuoso ed esclusivo albergo della metropoli cinese.

Il grande porto situato sul delta del Chan Jiang e affacciato sul Mar Cinese Orientale, parte dell’Oceano Pacifico,  era, da tempo, tra i più importanti del mondo. Shanghai all’inizio del Novecento sfiorava i tre milioni di abitanti e doveva considerarsi il centro urbano più popoloso della Cina. Dagli anni ’40 del secolo precedente le nazioni straniere che avevano importanti uffici commerciali nella città potevano contare sul diritto di extraterritorialità del suolo occupato dalle loro strutture nonostante si trattasse di territorio cinese. Ciò aveva trasformato la città in una babele dove si accalcavano affaristi e faccendieri di un po’ tutte le razze. A cominciare dagli europei. Dopo che le truppe occidentali avevano soffocato nel sangue la rivolta xenofoba dei Boxer (1900), non c’era nazione del vecchio continente che non vi avesse aperto una rappresentanza commerciale.

Individui di ogni genere,  trafficanti, avventurieri, giocatori d’azzardo, speculatori, mercanti d’oppio popolavano le strette vie cittadine. Tra di loro giunse intorno agli anni ’20 del Novecento Victor Ellice Sassoon. Erede di una facoltosa famiglia di banchieri ebrei di origine irachena allontanatasi dalla patria in virtù del crescente antisemitismo che si diffondeva nel mondo arabo, aveva preso in mano le redini delle aziende di  famiglia nel 1918. Al tempo le fortune, accumulate grazie soprattutto al commercio dell’oppio (intorno alla fine dell’Ottocento si valutava che un quinto dell’intera esportazione cinese della sostanza stupefacente passasse dagli uffici dei Sassoon) e sviluppatesi nell’ambito del commercio della seta, del tea e dell’argento, ammontavano già a diversi milioni di sterline allocati principalmente tra Bombay e Hong Kong, oltre naturalmente a Shanghai. Victor, inglese di nascita, aveva combattuto durante la prima guerra mondiale nelle file della Royal Flying Corps rimanendo claudicante per una brutta ferita alla gamba. Giunto a Shanghai nel 1923 scelse la metropoli cinese come centro dei propri affari.

In breve tempo cominciò ad acquistare tutto ciò che era in vendita nel campo immobiliare: esercizi commerciali, caseggiati, cinema, alberghi, creando una vera e propria fortuna dal momento che per almeno un decennio il mercato si espanse in modo impressionante. Nel 1926 iniziò la costruzione del Cathay Hotel, quella che doveva diventare la struttura più sfarzosa ed esclusiva mai vista nella città. Come luogo aveva scelto i dintorni della Concessione Inglese che, con i loro palazzi in stile art decò nella zona denominata del Bund che costeggiava il lungofiume, rappresentavano il quartiere di maggior pregio di Shangai. I lavori si conclusero nel 1929 e all’inaugurazione l’edificio, che si alzava per 13 piani raggiungendo i 77 metri, si riconosceva facilmente per il tetto verde a piramide.  

La struttura, tra le più maestose della città, oltre ad essere un albergo ospitava anche negozi e uffici. Victor tenne per se un lussuoso attico che, divenuto il suo appartamento, si trasformò ben presto nel centro di ritrovo esclusivo per i facoltosi affaristi britannici. L’hotel, dalle mura di color giallo latte, il pavimento in marmo bianco italiano, i grandi lampadari in rame, la hall in marmo rosa e l’imponente porta girevole dell’ingresso, si caratterizzò subito per il servizio di altissimo livello. I prestigiosi e ricchi clienti apprezzavano l’arredo con mobili di mogano in stile Tudor, le 214 suite alimentate da una sorgente di acqua naturale e l’essere ospiti nel primo hotel del mondo ad avere il telefono e l’aria condizionata in tutte le camere. Novità importanti che lo fecero diventare il Number One dell’Estremo Oriente. Dopo la costruzione del Cathay, Sassoon, ormai miliardario, acquistò anche l’Hotel Metropole e strutturò per l’accoglienza diversi altri edifici da lui rilevati un po’ in tutto il centro urbano di Shanghai. In seguito all’occupazione giapponese della città nel 1937, Victor decise di vendere la gran parte delle sue proprietà spostando la sede della società da lui diretta a Nassau nelle isole Bahamas. Si spense nella proprietà di Cable Beach proprio a Nassau il 13 agosto del 1961. Nel 1949 il Cathay Hotel venne requisito dalla Repubblica Popolare Cinese che lo riaprì nel 1956 con il nome di Hotel Peace. Rimane ancor oggi il migliore albergo di Shanghai.

  

                                                                                 Stelvio Catena

 

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