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ATTUALITA'

Vini DOC, addio!

Con una quantomeno bizzarra normativa l’Unione Europea cancella l’etichetta che garantiva la corretta provenienza delle uve necessarie alla produzione di determinati vini. Un passo indietro significativo nella battaglia intrapresa per la salvaguardia tanto delle zone di origine che dei corretti processi di lavorazione  dei prodotti  e per la sicurezza degli acquisti del consumatore. Per cui a breve termine vedremmo scomparire dalle bottiglie le diciture che rassicuravano intorno alla provenienza ed alla genuinità delle materie prime utilizzate per la produzione di vini di alta qualità.

 

Sembra proprio che per le diciture DOC (Denominazione di Origine Controllata), DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica) apposte su di una serie di vini pregiati sia giunto il momento di andare in pensione. Per il settore vitivinicolo nazionale può considerarsi una vera e propria iattura. In pratica le cantine di gran parte delle località di produzione di determinate etichette di vini, che hanno a lungo lottato per vedere riconosciuta l’eccellenza dei prodotti locali in virtù della particolare conformazione geologica dei terreni e della unicità del microclima in cui le uve si sviluppano, non vedranno più riconosciute tali peculiarità. Per dirla in modo semplice un Barbera potrà benissimo essere prodotto in Spagna qualora sia salvaguardata l’originalità del vitigno e la tecnica di lavorazione. Dal momento che il marchio DOC richiama sempre il luogo di provenienza delle uve, mentre il DOCG garantisce anche che il processo di imbottigliamento avvenga sul territorio di produzione, entrambe le diciture divengono non utilizzabili nello spirito della nuova legislazione continentale. Saranno sostituite da altre sigle DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta). In entrambi i casi viene delimitata una zona geografica specifica entro la quale il prodotto, qualora sia rispettato il disciplinare di produzione approvato dagli enti competenti, può definirsi garantito. Nulla vieta che tali “zone geografiche” possano essere individuate in diverse località, nel momento in cui i parametri climatici e del terreno risultino, ad analisi specifiche, compatibili alla corretta realizzazione del prodotto finito. La definizione DOP è già in vigore per 109 alimenti italiani, mentre l’IGP risulta appannaggio di 55 prodotti, e sia l’uno che l’altro sarebbero estesi anche nel comparto vinicolo. Certo verrebbero a mancare differenze giudicate da esperti sommelier significative, come ad esempio fra Chianti e Chianti Classico, oppure non esisterebbero più distinzioni fra prodotti delle Colline Senesi invece che delle Colline Fiorentine o di quelle Aretine. Viene da sorridere a pensare alle energie spese ed alle tensioni internazionali che per tredici anni hanno  tenuto sulla corda agricoltori ed istituzioni italiane e ungheresi per l’attribuzione del marchio Tocai alle rispettive bottiglie. Ci sono volute sentenze da tribunali di mezza Europa per dirimere la controversia. Anche dal punto di vista economico sarebbe per l’economia nostrana una vera debacle poiché si passerebbe dalle attuali 470 etichette garantite a 182. Il termine per l’entrata in vigore della nuova normativa è stato fissato dagli organi competenti per il 1 agosto 2009. A quella data le etichette dovrebbero portare tutte la nuova denominazione. Usiamo il condizionale perché l’associazione nazionale Città del Vino è intervenuta con un esposto scritto presso l’Unione Europea per rivedere l’ordinanza. “È la fine – ha dichiarato Valentino Valentini presidente dell’associazione - . La nuova classificazione da importanza al nome del vitigno e non al luogo in cui si coltiva: un australiano potrebbe piantare il Brunello e vendere bottiglie con quel nome”. Da parte governativa sono state date ai produttori della penisola le massime rassicurazioni di un concreto sostegno alla salvaguardia delle peculiarità territoriali, promettendo, per voce del Ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia,: “tolleranza zero contro le frodi” e assicurando che si lavorerà per “un quadro normativo nazionale che esalti le nostre denominazioni”.

 

 

 

                                                                         Stelvio Catena

 

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