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ATTUALITA'

Vinitaly 2009

Anche quest’anno, per la quarantatreesima volta, si è svolta a Verona dal 2 al 6 aprile Vinitaly, quella che può essere considerata la più grande per dimensioni, e fra le più importanti per i contenuti, manifestazione internazionale dedicata al prodotto ricavato dalla fermentazione delle uve. Un evento che dimostra la notevole capacità organizzativa dei manager enologici  nostrani e pone, una volta di più, la penisola al centro della produzione e della commercializzazione del vino, prodotto indigeno fra i più amati e diffusi nel resto del mondo.

The World We Love (Il Mondo che Amiamo) recitava il titolo scelto per caratterizzare la 43esima edizione di Vinitaly la principale rassegna enologica nazionale, un segnale chiaro di come la manifestazione ponesse al centro delle cinque giornate (Veronafiere dal 2 al 6 aprile) dedicate alla scienza vitivinicola non solo il prodotto base, ma anche tutto quello che sta intorno al risultato finale della lavorazione delle uve, in termini di ambiente, di qualità, di territorio, e non solo. La valorizzazione dei luoghi dove avviene la produzione, dei borghi, degli uomini, della storia, insomma di tutto ciò che contribuisce a costruire una vera e propria “cultura” del vino, diventa fattore di successo importante, da porre in adeguato rilievo nel contesto competitivo. Una manifestazione, quella veneta, che si propone di trasmettere le diverse eccellenze che contribuiscono a fare del nettare italiano una merce unica e difficilmente “clonabile” dal resto del pianeta. Proprio in un momento in cui la globalizzazione, intesa come opportunità di riprodurre in qualsiasi zona della terra qualsivoglia derrata, celebra i suoi trionfi, non appare superfluo ribadire come determinati prodotti siano il frutto di una congerie di elementi che è difficile, se non impossibile, riprodurre fedelmente “in provetta”, poiché affondano le radici in tradizioni millenarie uniche e particolari. Accanto a quello che deve essere considerato l’argomento principale intorno al quale ruota l’evento, si sono affrontati una serie di temi di grande rilevanza per il comparto industriale nel suo insieme: a partire dalle problematiche inerenti  la corretta elaborazione di strategie capaci d’incrementare l’export, ad una dettagliata analisi del mercato russo, fra quelli che in questo momento dedicano maggiore attenzione al prodotto italiano (lo scorso anno ha registrato un incremento dei consumi di vino prodotto nella penisola pari al +38,0% rispetto al 2007), agli sviluppi di quello indigeno, con i risultati di una ricerca IRI – Infoscan sui comportamenti d’acquisto del vino da parte degli italiani all’interno delle strutture della Grande distribuzione (ipermercati, supermercati, superettes, discount), allo studio di alcune interessanti nuove aree territoriali del continente asiatico dove poter incrementare la commercializzazione delle etichette nazionale quali Singapore e India (nazione in cui il consumo del vino cresce di un 20,0% l’anno). Non potevano mancare segnalazioni e premi per i vari produttori, con un interesse particolare a quelli nostrani, vessati da continue denunce di truffe o alterazioni di prodotto, spesso pretestuose e, comunque, circoscritte a sporadiche aziende dalla produzione limitata e dalla scarsa influenza sul mercato, che, però, generano sfiducia e diffidenza da parte dei consumatori. Proprio a tale proposito il premio internazionale è stato assegnato a Castello Banfi di Montalcino, fra i più rinomati e conosciuti produttori del mitico Brunello, nettare finito lo scorso anno sotto le lenti d’ingrandimento dell’Ufficio Repressione Frodi per presunte alterazioni della ricetta originale di produzione.  Una sezione è stata, poi, dedicata alla riscoperta degli antichi vigneti veneti oggi dimenticati (fra i quali la Corbina dei Colli Euganei e la Turchetta), una regione che da sempre rappresenta un’attiva fucina di vini di grande qualità, mentre in un’altra è stata presentata una selezionie di 12 vini bianchi d’annata, tesa a confutare l’idea, assai diffusa, che il bianco non regga il trascorrere del tempo. L’importanza assunta dalla kermesse è avvalorata dalle cifre ufficiali diramate dall’organizzazione: 91.000 metri quadri di superficie dedicata, 4.200 espositori provenienti anche da Oceania, Europa, America e Africa (gli stranieri sono ben il 50,0% in più dell’anno precedente), oltre 160.000 visitatori previsti (i dati definitivi non sono ancora disponibili). E non finisce qui a maggio Vinitaly si sposta a Mosca, mentre ad ottobre sbarca a San Francisco e Chicago, e a novembre invade il continente asiatico con esposizioni a Hong Kong, Shangai, Seul e Tokyo.  Una ghiotta occasione per incentivare la conoscenza, tanto sul piano nazionale che internazionale, di un settore fra i più redditizi dell’economia indigena e che vede i nostri prodotti , ormai da diversi anni, in pool position.

 

                                                         Stelvio Catena

 

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