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Una vita davvero avventurosa quella della albergatrice e manager svedese. Dall’isola di Gotland alla capitale Stoccolma, da lavapiatti a presidente del Grand Hotel dove venivano ospitati i premi Nobel per la cena di gala dopo aver ricevuto il premio. Una parabola ricca di successi e soddisfazioni, ma terminata nella miseria.
Gotland con i suoi 3.140 km è, per estensione, la seconda isola del Baltico, conta in tutto 50.000 abitanti circa e fa parte della Svezia. Nella parrocchia di Rute nasceva il 14 dicembre 1849 una bambina, Lorentina Wilhelmina Wahlgren, dal viso tondo e dallo sguardo vivace. Nel 1863, all’età di 14 anni, a bordo di un battello a vapore raggiungeva Stoccolma, la capitale, determinata a trovare un lavoro che gli permettesse di aiutare la famiglia rimasta nella terra natia. Il padre era morto 8 anni addietro lasciando i congiunti nell’indigenza. Senza possedere nient’altro che le sue braccia intraprese una carriera che la porterà ai vertici della buona società svedese. In primo luogo cercò un impiego nella ristorazione. L’impatto con la città, con una vita caotica e attiva, le aveva fatto nascere l’interesse per alberghi e ristoranti che con le loro insegne punteggiavano il panorama cittadino, e si qualificavano come i luoghi del divertimento e del buon vivere per eccellenza. Decise con se stessa che sarebbe diventata proprietaria di almeno un hotel. Iniziò dalla gavetta come lavapiatti in un ristorante nei pressi del Palazzo Reale. Lavorava dal primo mattino fino a tarda sera, ma la volontà di emergere in quel mondo fu più forte delle difficoltà. Affrontò sacrifici notevoli per riuscire a frequentare una scuola serale che le desse le nozioni di base di economia, di gestione aziendale (ai tempi si apprendeva la capacità di “leggere” i libri contabili) e delle più diffuse e importanti lingue straniere. Aveva 27 anni quando riuscì a coronare il proprio sogno aprendo i battenti dell’hotel della ferrovia a Storvik. Aveva avuto una intuizione che si era rivelata lungimirante quando scelse di acquistare o erigere alberghi a ridosso delle stazioni ferroviarie che stavano avendo un incremento notevole di viaggiatori anche in virtù della diffusione delle strade ferrate. Nel 1884 inaugurava il secondo hotel della serie questa volta alla stazione di Bollnäs. Raggiunto il benessere economico e occupato un ruolo sociale all’interno della comunità consono alle proprie capacità e aspirazioni, reputò giunto il momento di mettere su famiglia. Nel 1888 sposò il commerciante di vini Samuel Skogh con cui ebbe un figlio Gustav. Aggiunse alla compagnia un terzo hotel ferroviario questa volta a Rättvik. Le sue doti principali consistevano nella grande energia e nell’abilità di organizzare il lavoro. Anche nel campo del marketing, però, si dimostrava capace di intuizioni geniali. Ad esempio per ridurre i costi aumentò la presenza nei menu delle verdure, anche inserendo piatti elaborati, a scapito della carne assai più cara. Oppure si mise in contatto con agenzie inglesi per organizzare presso i propri alberghi pacchetti soggiorno riservati ai turisti anglosassoni che comprendevano escursioni con battute di caccia e pesca comprese nel prezzo. Anche dal punto di vista tecnologico le sue strutture si posero all’avanguardia nel paese nord europeo. Vennero collegati da una linea telefonica interna quando ancora il sistema non era adottato su vasta scala, inaugurò, inoltre, un sistema di riscaldamento centralizzato e di energia elettrica installando i generatori all’interno degli hotel. I successi conseguiti le fecero giungere l’offerta di presiedere il prestigioso Grand Hotel di Stoccolma. Il 1 aprile del 1902, ma non era uno scherzo, Wilhelmina Skogh all’età di 53 anni assumeva la nuova carica. Il simbolo del lusso e dell’alta società svedese apriva le braccia alla quattordicenne povera in canna sbarcata 39 anni prima nella capitale. Gli interventi furono subito profondi e importanti. Forse anche troppo importanti. Il giardino d’inverno allestito all’interno della struttura,una vera e propria meraviglia, ebbe minore successo di quanto si era previsto aprendo buchi considerevoli nel bilancio societario. Proprio la gestione dei conti economici portarono all’allontanamento della manager dalla presidenza nel 1910. Nel frattempo si era costruita una villa nei pressi di Stoccolma fra le più belle di tutta la Svezia. Le difficoltà economiche seguite al termine della collaborazione con il Grand Hotel spinsero Wilhelmina, rimasta nel frattempo vedova nel 1904, a vendere tutto quanto le fosse rimasto. Si spense nell’indigenza, in un piccolo appartamento che la proprietà dell’albergo di cui aveva ricoperto il ruolo di presidente le aveva concesso in uso, il 18 giugno 1926.
Stelvio Catena
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