spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Rubriche » Dettaglio Articolo

ATTUALITA'

"Vietato vietare"

Da qualche tempo sono aumentati i divieti che colpiscono bar, ristoranti e altri locali d’intrattenimento. Tali impedimenti riguardano diversi ambiti, dall’erogazione delle bevande anche  a contenuto tasso alcolico ai minori all’orario di apertura dei locali d’intrattenimento all’interno dei centri storici, dalle restrizioni all’utilizzo dello spazio pubblico all’esterno degli esercizi all’escalation della campagna contro i fumatori. Eppure uno degli slogan di maggior successo delle lotte studentesche di qualche anno addietro recitava: “Vietato vietare”. Cosa è cambiato?

Strano e, per certi versi, non esente da pericoli il periodo che stiamo vivendo. La crisi economica ci ha fatto comprendere le potenzialità catastrofiche di un capitalismo senza regole, l’afflusso di immigrati dai paesi poveri metta dura prova il nostro senso di solidarietà e fratellanza, la corruzione a tutti i livelli e in tutte le situazioni certifica la più completa assenza di valori etici, le persone cambiano opinioni e posizioni con maggior frequenza dei vestiti. In tale caos generalizzato spuntano i centri di accoglienza preventivi, la proposta delle impronte digitali per gli immigrati, le ronde di vigilantes in giro per le strade delle nostre città. Insomma nel “bel paese”emerge con sempre maggiore prepotenza (mai come in questo caso la parola appare adeguata) un clima di paura diffusa che porta ad un inasprimento delle pene e ad una continua restrizione dell’autonomia decisionale dei singoli. La legislazione anglosassone si basa essenzialmente sul diritto dell’habeas corpus, cioè sul dovere di ogni cittadino arrestato di poter comparire dinanzi a un giudice, il quale difende la libertà dell’individuo di fronte al potere dello stato. Anche il settore dei locali di ristorazione e d’intrattenimento si trova ad affrontare una serie notevole e continua di nuove norme che stato e enti amministrativi impongono al fine di regolamentare l’attività di questa tipologia di esercizi. Si va dal controllo dei decibel  nel centro di Roma al divieto milanese di fornire qualsiasi bevanda alcolica ai minori di sedici anni, dall’ampliamento delle aree vietate ai fumatori alla proibizione della distribuzione di bevande alcoliche negli spazi pubblici, con disappunto dei numerosi organizzatori di sagre e feste rionali o paesane. Alcuni impedimenti sono a metà strada fra il divertente e l’inquietante come nel caso di Lucca dove è stata vietata nel centro storico della cittadina toscana l’apertura di locali, bar e, soprattutto, ristoranti, etnici, cioè non riconducibili alla tradizione alimentare nazionale;  oppure l’impossibilità di sbarcare nell’isola di Ischia con veicoli a motore (il cavallo sembra permesso); o ancora la chiusura di qualsiasi locale d’intrattenimento nella provincia di Teramo all’una di notte. A Montesilvano è proibito consumare bibite alcoliche a qualunque ora del giorno in luoghi aperti al pubblico siano questi piazze, strade, spiaggia, parcheggi o parchi, mentre a Caserta non è possibile fumare nelle aree verdi pubbliche anche se en plain air, forse verranno riservate ai fumatori zone recintate nelle periferie dove, si sa, i controlli risultano essere meno fiscali. Le interdizioni rischiano sempre di produrre effetti assai diversi da quelli sperati, basti pensare all’aiuto che il “proibizionismo”, cioè il divieto di produrre e commercializzare alcolici, statunitense dette allo sviluppo della criminalità organizzata negli anni ’30 del Novecento, e le norme repressive rappresentano sempre e comunque una restrizione delle libertà individuali. Attenzione, siamo ben consci che di regole c’è assoluto bisogno e che la libertà non può essere confusa con l’anarchia, intesa come diffusa insensibilità alle esigenze della collettività per un corretto andamento della vita sociale, ma al contempo riteniamo vessatori impedimenti eccessivi. Tanto più se tali veti vanno a intralciare le già risicate opportunità di crescita economica di alcune classi di commercianti, che appaiono la categoria professionale maggiormente colpita da questo tipo di azioni legislative. E non solo, industrie di rilievo internazionale, prendiamo quelle vitivinicole nazionali che rappresentano un prodotto esportato in tutto il mondo e che, se consumato in dosi adeguate, addirittura si dimostra benefico alla salute, possono subire contraccolpi difficili da assorbire con gravi ricadute per l’economia globale del paese tanto in termini di ricchezza prodotta che d’occupazione. “La generalizzazione dei divieti – afferma la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) – fa soltanto danni. In questo caso a pagarne le spese maggiori sarebbe proprio il vino made in Italy”. Del resto molto spesso sono i modelli che vengono proposti, in primis attraverso i media, ai giovani a dimostrarsi ben più dannosi, mentre altre industrie (da quelle dell’abbigliamento all’oggettistica, dalle telecomunicazioni alla tecnologia) possono tranquillamente prosperare su esempi altrettanto discutibili. Crediamo di maggiore utilità offrire opportunità di educazione dei consumatori in generale tanto sull’adeguato utilizzo degli alcolici che intorno ai danni provocati dall’eccessivo volume con cui si ascolta la musica, che riguardo ai guasti che il fumo provoca nell’organismo umano. In questo modo è possibile avviare all’interno della comunità una crescita del singolo non discriminatoria ma, invece, contrassegnata dall’equilibrio e dalla possibilità di preservare e difendere gli elementi posti alla base della libertà individuale.

 

                                                   Stelvio Catena

 

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità