Documenti necessari

L’elenco dei documenti da tenere in ordine in caso di accertamento fiscale e non.

L’articolo 11 del Decreto Salva Italia impone agli istituti di credito, banche, poste, istituti finanziari di comunicare con l’invio telematico tutte le informazioni relative ai conti correnti bancari dei correntisti clienti.

Con l’utilizzo di questi flussi informatici, dove sono raccolte tutte le informazioni sui consumi di milioni di contribuenti che passano sui conti correnti, l’Amministrazione Finanziaria valuterà se il reddito dichiarato è in linea con le spese sostenute da ogni contribuente.

 

L’Amministrazione Finanziaria in forza dell’art. 32 del dpr 600/73 si avvale della presunzione legale secondo cui  sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d’impresa qualora il contribuente non ne indichi il beneficiario o se non risultino dalle scritture contabili.

 

Altro aspetto negativo in sede di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla base delle verifiche dei controlli dei conti correnti bancari, è l’inversione dell’onere della prova; è onere del contribuente dimostrare che le operazioni rinvenute dalle movimentazioni bancarie non sono riferibili ad operazioni imponibili per l’esercizio dell’attività imprenditoriale. Davvero non semplice poter giustificare prelievi e/o operazioni effettuate diversi anni prima ma che di fatto sono estranei alla produzione del reddito.

 

E’ bene rimarcare che la Corte di Cassazione ha confermato che le presunzioni fondate sulle movimentazioni bancarie legittimano l’Ufficio a considerare come ricavi i versamenti e i prelevamenti dei quali il contribuente non riesca a dare giustificazione: per poter accertare la natura di costi degli addebiti; in particolare, al fine della loro deducibilità, è necessario che il contribuente fornisca prova contraria alla rilevanza fiscale delle movimentazioni bancarie.

 

Si tratta di una presunzione legale di carattere relativo, in quanto è ammessa la prova liberatoria da parte del contribuente.

 

In definitiva se il contribuente non dimostra che dei movimenti bancari acquisiti dall’ufficio egli ha tenuto conto nelle dichiarazioni, o che si tratta di movimentazioni che non si riferiscono a operazioni imponibili, è consentito all’amministrazione riferire i movimenti bancari all’attività svolta in regime d’Iva.

 

Ed allora non rimane che conservare ogni documento giustificativo delle movimentazioni bancarie.

 

                                                        

 

                                                                                   Paolo D’Arienzo

 

                                                                             Consulente del Lavoro