Il congedo parentale

Seconda parte

Nel precedente articolo abbiamo parlato di:

1.    Congedo di Maternità che prevede l’astensione obbligatoria del lavoro della lavoratrice;

2.    Congedo parentale che prevede l’astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore;

3.    Congedo paternità che spetta per l’astensione dal lavoro del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternità;

4.    Congedo per la malattia del figlio, si intende l’astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa.

Ed abbiamo analizzato gli aspetti che disciplinano i permessi ed i congedi spettanti ai padri ed alle madri lavoratrici.

Adesso approfondiamo l’istituto che regola tali permessi.

Durante il congedo di maternità c’è il divieto assoluto di adibire al lavoro le donne:

          nei due mesi precedenti la data presunta del parto. Tale periodo è anticipato a tre mesi se la lavoratrice è adibita a lavorazioni che si possono ritenere gravose e pregiudizievoli;

          Quando il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva;

          Durante i tre mesi dopo il parto;

          Durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, se la madre lavoratrice ha partorito in anticipo rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.

          Se i lavori svolti dalla lavoratrice sono da ritenersi gravosi e pregiudizievoli il divieto di adibirla al lavoro è anticipato a tre mesi

          A lavori notturni (dalle ore 24 alle ore 06, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino).

Per richiedere l’indennità prima dell’inizio del divieto di lavoro le lavoratrici devono presentare al datore di lavoro e all’INPS, un certificato medico indicante lo stato della gravidanza e la data presunta del parto; dopo il parto, entra trenta giorni, devono presentare il certificato di nascita.

L’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria è da considerarsi come malattia.

Il congedo di maternità spetta anche alle lavoratrici che hanno adottato o ottenuto in affidamento un bambino, di età non superiore a sei anni; deve essere fruito durante i primi tre mesi successivi all’ingresso del bambino nella famiglia. Per le adozioni e gli affidamenti preadottivi internazionali il congedo di maternità spetta anche se il minore abbia superato i sei anni e sino al compimento dei diciotto anni. Inoltre, sempre per l’adozione e l’affidamento preadottivo internazionale la lavoratrice ha diritto di fruire di un congedo di durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero richiesto per l’adozione e l’affidamento. Il congedo non comporta indennità ne retribuzione.

 

Il congedo che da la possibilità di astenersi dal lavoro sia alla lavoratrice madre che al lavoratore padre non può complessivamente eccedere il limite di dieci mesi.

Se il padre esercita il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato  non inferiore a tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a undici mesi.

I genitori di un minore con handicap hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del congedo parentale a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura specializzata. In alternativa al prolungamento del congedo, la legge consente ai genitori di fruire di riposi.

Per il congedo parentale – riposi giornalieri madre – il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici, entro il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, di un’ora ciascuno, considerate ore lavorative per la durata e per la retribuzione, e danno il diritto alla madre di uscire dall’azienda (sono di mezz’ora se nell’unità produttiva le lavoratrici fruiscano di asili nido o di altra struttura idonea). In caso di parto plurimo le ore sono raddoppiate e le ore aggiuntive utilizzate anche dal padre. I medesimi riposi sono riconosciuti al padre se i figli sono affidati solo a lui; qualora la madre lavoratrice dipendente non se ne avvalga; se la madre non è lavoratrice dipendente; in caso di morte o grave infermità della madre.

I genitori che hanno figli con handicap gravi, possono usufruire di riposi giornalieri fino al compimento del terzo anno di vita del bambino ed in alternativa al prolungamento del periodo di congedo parentale, per due ore di riposo giornaliero; dal terzo anno di vita e dopo il raggiungimento della maggiore età, i genitori hanno diritto ai permessi previsti dalla Legge 104 del 05 febbraio 1992.

Per detti permessi è dovuta un’indennità a carico dell’INPS, pari all’intera retribuzione spettante per le ore dei riposi e dei permessi goduti. L’indennità è anticipata dal datore di lavoro e portata in conguaglio con il pagamento dei contributi dovuti. Per tali periodi è prevista una contribuzione figurativa.

Relativamente alle malattie del figlio, i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni. Per figli tra i tre e gli otto anni nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno. Per fruire dei congedi i genitori hanno l’obbligo di presentare il certificato di malattia rilasciato da un medico specialista del SSN o convenzionato.

La lavoratrice madre non è obbligata a prestare lavoro notturno se ha un figlio di età inferiore a tre anni; altresì non è obbligato il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni o che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della Legge 104/1992.

Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino.

Il divieto non si applica nei casi di giusta causa, di cessazione dell’attività, di scadenza o risoluzione del contratto, di esito negativo della prova.

 

                                                                              Studio di consulenza

                                                                                 Paolo D’Arienzo