Il contratto di lavoro a progetto o co.co.pro.

Utilizzare un progetto, per esigenze o necesità temporanee

Già nella terminologia usata per indicarlo si rinviene un elemento alquanto interessante, collegato alla sua attività principale che è appunto nella definizione linguistica ”il  progetto”.

In effetti è proprio così, il contratto di lavoro a progetto disciplinato dagli articoli che vanno dal 61 al 69 del d.lgs 276/2003 (c.d. Legge Biagi) rappresenta indubbiamente un percorso professionale  nel quale una prestazione lavorativa è legata ad un progetto o a un programma di  lavoro o a una fase di esso.

Tale forma contrattuale si identifica in un rapporto tra un lavoratore meglio definito come collaboratore e un datore di lavoro meglio conosciuto come committente.

Il contratto di lavoro a progetto rappresenta un’evoluzione del suo predecessore il cosiddetto contratto di collaborazione coordinata e continuativa, co.co.co., e rappresenta oggi una forma contrattualistica molto diffusa nelle aziende.

Le caratteristiche di questo contratto posso essere così riassunte:

·         Alla base di tale contratto deve esserci un progetto

·         La prestazione collaborativa deve avere un contenuto prevalentemente personale

·         La durata che deve essere sempre determinata o determinabile

·         Ci deve essere un coordinamento con il committente

·         Non deve esserci subordinazione tra committente e collaboratore a progetto

Deve avere una forma scritta, e nel suo dettaglio  deve essere indicata la durata, il compenso pattuito ma soprattutto deve essere ben chiaro il progetto professionale.

E’ previsto per il collaboratore a progetto l’iscrizione alla gestione separata inps ai fini contributivi, la percentuale applicata è per 2/3 a carico del committente ed 1/3 a carico del collaboratore, il collaboratore  è anche protetto con l’assicurazione antinfortunistica totalmente a carico del datore di lavoro.

Una “clausola di preavviso” (art. 67, c. 2) è solitamente inserita nei contratti a progetto e autorizza il datore a terminare il contratto con uno o più mesi di preavviso, senza specificarne  il motivo ne la giusta causa. Esiste quindi un maggiore rischio di cessazione del rapporto contrattuale a carico del collaboratore per eventuali assenze dal lavoro: ferie, malattia, infortunio, maternità. I giorni di assenza non sono retribuiti, in caso di impossibilità a svolgere il servizio, qualunque ne sia la causa, anche se si tratta di causa non dipendente dal lavoratore (come ad esempio, l’improvvisa chiusura del luogo di lavoro), il lavoratore a progetto, pur essendo a disposizione, non percepisce, di norma, alcun tipo di retribuzione. Parallelamente, con il raggiungimento degli obiettivi determinati nel progetto, vi è l’obbligo per l’azienda di pagare i corrispettivi concordati a prescindere dall’effettivo impegno prestato dal collaboratore.

 

Per ogni altro riferimento si rimanda alla disciplina e alla normativa vigente in materia. 

                                                                         Dott. Simone Rega

                                                                                           Human Resources

                                                                       simone.rega@hr-paghe.it