Mettersi in regola con il Fisco

Pagare le imposte non versate e non ancora contestate fa risparmiare le tanto odiate sanzioni

Pagare conviene. Detta così suona un po’ strano, ma nel caso in cui avessimo pendenze, a seguito di omissioni o errori nei confronti del fisco, possiamo usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso, che ci permette di sanare le omissioni e gli errori nelle dichiarazioni, pagando in misura ridotta le sanzioni.

Ma analizziamo nel dettaglio questa “agevolazione”,  sfruttabile peraltro prima che il fisco ci contesti l’omissione o l’errore. Già, possiamo ravvederci ed avere uno sconto sulle sanzioni, effettuando il versamento prima di un eventuale contestazione, verifica o ispezione da parte degli Uffici Finanziari; insomma dobbiamo metterci in regola spontaneamente e prima si paga più si risparmia.

Il ravvedimento è previsto per i soli tributi, non è possibile sanare i contributi. E’ possibile sanare le imposte dovute a seguito delle dichiarazioni, quindi IRPEF e ADDIZIONALI, IVA, ICI, imposte di REGISTRO IPOTECARIE e CATASTALI.

Partendo dalla sanzione base che è pari al 30% dell’imposta dovuta, vediamo le possibilità che il Fisco ci mette a disposizione per usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso per gli omessi o tardivi versamenti.

Ravvedimento Sprint. Se versiamo entro 14 giorni dalla scadenza originaria prevista, beneficiamo di una notevole riduzione della sanzione. Infatti la sanzione applicabile è pari allo 0,2% per ogni giorno di ritardo; quindi la sanzione oscilla dallo 0,2% da applicare per il primo giorno di ritardo fino al 2,80% per il versamento effettuato il quattordicesimo giorno dopo la scadenza originaria prevista.

Ravvedimento Breve.  Se versiamo tra il quindicesimo ed il trentesimo giorno successivi alla scadenza prevista, la sanzione applicabile è pari ad un decimo della sanzione base, e pertanto, la sanzione dovuta è pari al 3% dell’imposta da versare.

Ravvedimento Trimestrale. Questo tipo di ravvedimento è previsto solo per l’omissione di versamento delle rate successive alla prima in seguito a concordato, conciliazione o per rinuncia all’impugnazione dell’accertamento, la sanzione applicabile è in misura fissa pari al 3,75% di quanto dovuto, se il versamento avviene dopo il trentunesimo giorno ma non oltre il termine della scadenza della rata successiva che ha una scadenza prestabilita trimestrale.

Ravvedimento Lungo o Annuale. Qualora versiamo dopo il trentunesimo giorno, ma non oltre  il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è commessa la violazione, la sanzione applicata è pari al 3,75%. Se non è prevista la dichiarazione il termine  di versamento è di un anno dal momento in cui la violazione è stata commessa.

Nel caso in cui non dovessimo ravvedere omessi o tardivi versamenti ma errori formali o sostanziali i termini per il ravvedimento sono i seguenti:

Errori formali. Per sanare gli errori formali è dovuta una sanzione pari ad 1/10 della sanzione base, quindi pari al 3% se versiamo quanto dovuto nei trenta giorni. Mentre è dovuta una sanzione pari ad 1/8, quindi pari al 3,75% se versiamo tra il trentunesimo giorno ed il termine previsto per la presentazione della dichiarazione. Anche in questo caso il termine è di un anno se la dichiarazione non è prevista.

Errori sostanziali. Per sanare gli errori sostanziali la sanzione applicabile è pari al 3,75%, quindi 1/8 della sanzione base ed il versamento deve avvenire entro il termine della presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.

E’ doveroso ricordare, che sull’imposta dovuta e sanata, tramite ravvedimento, vanno aggiunti gli interessi legali.

Riteniamo utile riportare all’attenzione dei lettori la possibilità di definire i contenziosi con l’Agenzia delle Entrate alla data del 31 dicembre 2011 con una chiusura agevolata.

Gli importi da versare per la definizione delle liti fiscali pendenti sono rapportati al valore della lite che è dato dall’importo delle sole imposte contestate con l’esclusione delle sanzioni e degli interessi.

Le somme da versare  sono  le seguenti:

150 euro per la lite inferiore ad € 2.000,00 (duemila/00)

10% del valore della lite se l’ultima sentenza è stata favorevole al contribuente

50% del valore della lite se l’ultima sentenza è stata favorevole all’Agenzia delle Entrate

30% se non c’è stata ancora alcuna sentenza.

 

Altra novità è la scomparsa di un’idonea  garanzia fideiussoria per la richiesta del pagamento rateale per importi superiori ad € 50.000,00 (cinquantamila/00). Lo scopo del legislatore è stato quello di alleggerire il carico dei contribuenti che molto spesso riscontravano difficoltà nell’ottenere queste garanzie oltre a subire un aggravio dei costi.

 

 

                                                                        Paolo D’Arienzo

                                                                   Consulente del Lavoro