2006: SEGNALI POSITIVI.

Con grande lentezza nel mondo dell’accoglienza alberghiera qualcosa sta cambiando…e questa volta in meglio.

La prima impressione che si ricava leggendo le cifre che riportano gli andamenti del comparto alberghiero nazionale è che il peggio dovrebbe essere passato. L’Osservatorio della Federalberghi continua a registrare un andamento positivo tanto del fatturato industriale ( + 1,7% rispetto all’anno precedente), che nel numero delle presenze ( + 1,6%) in linea con una crescita che anche nel 2005 rispetto al 2004 aveva fatto segnare un valore positivo (+ 2,7%).

Sembrano ritornare gli stranieri (+ 1,7% rispetto al + 1,2% dei nostri connazionali) e le residenze di lusso appaiono quelle per cui la richiesta è maggiore. Per uno Stato che vanta 7.500 chilometri di coste l’evidente incremento delle presenze nelle località marine (+ 33%) è un segnale importante di ripresa, rafforzato dalla preferenza accordata al mare nostrum proprio dalla popolazione indigena (+ 39%) nei confronti di quella internazionale (+ 25%).

Anche dalle città d’arte, altro comparto fondamentale per il turismo dal momento che l’Italia raccoglie il 40% del patrimonio artistico mondiale, giungono cifre positive (+ 32% di presenze straniere rispetto allo scorso anno) che rafforzano la convinzione di un lento ma diffuso risveglio.

Insomma buone notizie da un comparto come quello alberghiero che, con oltre 33.000 strutture, rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del turismo nazionale e un’industria di importanza primaria per l’andamento dell’intera economia nostrana. Non per niente il numero di camere in Italia (1 milione) era agli inizi del 2004 il primo in Europa e il terzo nel pianeta. A voler essere pignoli rapportando il numero di camere per abitante anche rispetto al leader (gli Stati Uniti registravano 4,4 milioni di alloggi disponibili sull’intero territorio nazionale), che vantava una performance di 1 camera ogni 66 abitanti, facevamo di meglio con 1 camera ogni 57, per cui eravamo i primi al mondo.

Non ci sono al momento segnali di clamorose inversioni di rotta, per cui restiamo un paese all’avanguardia nella capacità di ricezione turistica. Tanto che la proiezione di Federalberghi al 2020 prevede che in Italia 1 occupato su 5 lo sarà nel settore turistico.

Accanto alle buone notizie vanno anche registrati alcuni segnali che impongono una riflessione. Ad esempio il costo medio di una camera risulta il più alto d’Europa con Euro 118, contro i 100 dei Paese Bassi, i 98 del Regno Unito, i 95 della Germania, gli 89 della Spagna e i 77 della Francia. Inoltre le località termali (– 3,1% 2005 su 2004 secondo Federalberghi) e montane (– 1,2% stesso periodo e medesima fonte) appaiono quelle più in difficoltà, e anche la classifica di CNN (emittente americana tra le più seguite) delle località sciistiche più alla moda non segnala località piemontesi o valdostane nell’elenco pubblicato pochi giorni or sono.

Per chiudere una curiosità: nella classifica delle camere alberghiere più costose al mondo, un albergo italiano, Hotel Cala di Volpe in Costa Smeralda, occupa il 4° posto con Euro 21.230,00 a notte, che rispetto agli Euro 29.000,00 dell’Hotel Martinez di Cannes, classificatosi al primo posto, rappresentano un bel risparmio.

Stelvio Catena

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