A Roma stewart e hostess anti – alcol

La capitale ha deciso di porsi all’avanguardia nel tentativo di controllare, in qualche modo, il consumo di alcol, in particolare presso le fasce più giovani della popolazione. A tale scopo è stato raggiunto un accordo tra operatori del mercato e amministratori riguardo la istituzione di stewart ed hostess che, soprattutto la sera  nei pressi dei locali di somministrazione, offrano consigli e, se necessario, un aiuto a tutti coloro che si apprestano a trascorrere una serata all’insegna dell’allegria e del divertimento.

                                                                                     Stelvio Catena

                                                                       

Da tempo ormai il fenomeno della dipendenza da alcol sovrasta per diffusione e per pericolosità quello relativo all’uso di stupefacenti. Soprattutto presso i ragazzi gli effetti negativi dovuti ad un consumo eccessivo di sostanze alcoliche sono sottovalutati se non ignorati del tutto e in molti credono che ubriacarsi sia sintomo di una finalmente conquistata maturità. In altre occasioni ci siamo occupati di questo fenomeno, che ha cifre preoccupanti e ben precise, sostenendo la necessità di una vasta campagna di informazione piuttosto che dell’applicazione di ulteriori ferree leggi repressive. Eppure qualcosa si deve fare. I numeri parlano chiaro: in Italia il consumo a rischio di alcol interessa circa 8 milioni di persone, di cui 4 milioni rientrano nella categoria dei binge drinker che almeno una volta nel corso dell’ultimo anno hanno consumato più di 6 bevande alcoliche in un’unica occasione, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio nazionale alcol del Centro nazionale di epidemiologia. Gli fa eco l’ISTAT che in “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”, ricerca annuale, stima per il 2011 nel 65,0% la percentuale di popolazione superiore a 11 anni che nell’arco dei 12 mesi ha ingerito almeno una bevanda graduata. Merita una riflessione l’aumento, nell’ultima decade, della quantità di giovanissimi (14 – 17 anni) che sbevazzano fuori pasto, aumento considerevole se si pensa che la percentuale passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Bisogna perciò correre ai ripari. A porsi all’avanguardia nel tentativo di fornire risposte valide al contenimento di tale fenomeno è la capitale. Afflitta da una movida sempre più diffusa e invadente, alimentata anche da un turismo costante e dedito al divertimento, perciò, spesso, incontinente e rumoroso, la città nei suoi luoghi di maggior richiamo soffre degli effetti negativi di tale situazione. Ecco allora che le principali associazioni di categoria, esercenti e amministrazione hanno definito un protocollo d’intesa per regolamentare il flusso di bevande alcoliche che nottetempo invade il centro di Roma. Per iniziare si stabilisce di fissare a 16 anni il limite minimo di età per poter acquistare drink, birre o shortini, mentre se ne sconsiglia energicamente la somministrazione a chi è già visibilmente alterato. Inoltre l’accordo si basa su alcuni punti fondamentali, in grado di costituire un efficace codice etico: la presenza di stewart ed hostess per sensibilizzare in particolare i giovani al rispetto delle regole, la realizzazione di campagne informative congiunte operatori – istituzioni sui rischi delle bevute no limits, alcol test all’interno dei singoli locali, raccolta del vetro usato in collaborazione con Ama. Altri aspetti della problematica vengono affrontati dall’intesa, quali l’impegno a non organizzare né partecipare a pub crawl, oppure l’arresto delle vendite di bevande graduate dopo le 24,00 per i laboratori artigianali. Per l’inizio di novembre è stata concordata l’effettuazione di un test in una delle aree più “calde” della città: Campo de’ Fiori. Qualora i risultati siano confortanti il progetto verrà esteso a Trastevere, Monti, Testaccio, Pigneto. Se la decisione ha ottenuto l’adesione convinta degli esercenti e ha permesso all’amministrazione di trovare un difficile punto di equilibrio tra salvaguardia degli interessi economici dei commercianti, mantenimento dei servizi ai consumatori, parziale controllo del territorio e protezione del tessuto urbano cittadino, non sembra aver incontrato, invece, il favore di alcune associazioni di cittadini, il più delle volte residenti nelle zone di maggior traffico notturno, che si aspettavano interventi di maggiore consistenza da parte del governo municipale. “Si continua a incentivare la cultura del bere – tuona Flaminia Borghese, presidente di “Piazza Navona e dintorni” – per pura speculazione. Ma bisognerebbe vietare il consumo da asporto anche di giorno, come accade nei paesi civili”. Gli fa eco Paolo Gelsomini segretario del Coordinamento residenti città storica: “Non è stata emanata alcuna norma seria contro l’abuso di alcol. La città, in pieno caos preelettorale, non è governata”. Come spesso accade le posizione manichee rischiano di assumere sfumature liberticide. Non è solo questione di salvaguardare, sempre nell’ambito di un approccio teso alla tutela della salute dei consumatori e della protezione dell’ambiente in pieno accordo con i diritti di tutti i cittadini e nell’osservanza delle leggi vigenti, un comparto economico che, comunque, genera fatturato e opportunità di impiego per un numero considerevole di persone, quanto di affermare il diritto alla libertà personale e quello, sancito addirittura dalla costituzione statunitense, di ognuno alla felicità.

 

 

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