Arriva il tè in cialda

A seguito del notevole successo ottenuto con il caffè, anche l’altra bevanda calda a dimensione planetaria, il tè, può essere ottenuto grazie a delle capsule da introdurre nell’apposita macchinetta. La praticità e la semplicità con cui vengono realizzati ha decretato il notevole successo della metodologia di preparazione, aiutando , al contempo, una maggiore diffusione dei prodotti interessati, tanto che le più importanti aziende del mondo hanno intrapreso una vera e propria guerra commerciale per aggiudicarsi una posizione dominante.

 

Il vantaggio competitivo ottenuto per aver depositato per primi l’innovativa tecnica di produzione del caffè, attraverso l’ideazione di una macchina capace di trasformare in fumanti e gustose tazzine la polvere nera contenuta in capsule di plastica, questa volta non ha premiato i pur scaltri uomini della Nestlè. L’azienda di Vevey, infatti, per il secondo importante prodotto realizzato con il medesimo sistema: il tè, non è riuscita ad arrivare prima. E pensare che aveva già pronto il nuovo marchio da affiancare all’ormai conosciutissimo e popolare “Nespresso” (al momento capace di produrre 2 miliardi e 770 milioni di franchi svizzeri di fatturato), che ha dato il nome anche ad una famosa catena di negozi specializzati nell’offerta al pubblico di raffinate e sempre nuove miscele racchiuse in cialde colorate e pronte per essere consumate in un baleno, grazie alle efficienti macchinette. Le indubbie capacità comunicative della compagnia con sede in Svizzera e le sue disponibilità economiche, nell’ultima campagna pubblicitaria appaiono due attori di Hollywood del calibro di George Clooney e John Malkovich, hanno imposto al mercato un prodotto dalle caratteristiche fortemente innovative ma di una semplicità di utilizzo sconcertante, che, però, non andava minimamente ad influire in senso negativo sulla qualità del risultato finale. Anzi la possibilità offerta al cliente di poter disporre di miscele di differente composizione, lo metteva in grado di scegliere ogni volta quella più adatta a soddisfarne le esigenze del momento. Per quanto riguarda il tè le opportunità sono addirittura illimitate. Gli abbinamenti possibili coinvolgono una quantità notevole di infusi provenienti dalle più diverse latitudini del globo. La Nestlè, che per il nuovo mercato ha creato il marchio “Special.T”, ha già pronti 25 prodotti, di cui 3 tisane, realizzati con foglie della Cina, Giappone, Sri Laka e Sudafrica e conservati per preservarne al meglio l’aroma in capsule di alluminio. In pole position, però, nella commercializzazione di questo articolo si è piazzato il concorrente più pericoloso del colosso alimentare mondiale, con sede proprio nella vicinissima Losanna, quell’Eric Favre che fece parte nel 1976 del team resosi protagonista della creazione del caffè in cialda. Uscito dalla Nestlè, Favre ha dato vita alla “Monodor” ( 400 dipendenti, quasi venti filiali sparse per il globo, fornitore di importanti gruppi multinazionali come il nostro Lavazza) che è già da qualche tempo sul mercato con le capsule del tè. La battaglia tra i due competitor è aperta,  e si annuncia senza esclusione di colpi, nonostante il fair play ostentato dalla prima industria alimentare del pianeta che, per bocca del responsabile di “Nespresso”per il mercato elvetico, Marc – Alain Dubois, ha dichiarato di considerare Favre: “Un concorrente come tanti”. Eppure in gioco c’è una quantità di denaro considerevole. Solo in Italia l’utilizzo della salutare bevanda, che a livello planetario con i suoi 30 milioni di quintali di produzione risulta la più consumata dopo l’acqua, raggiunge i 118 milioni di euro, di cui ben 46 milioni riguardano le vendite di infusi e tisane. Per il momento l’acquisto della strumentazione in grado di confezionare il prodotto finito non può certo considerarsi a buon mercato, con il costo della macchinetta a 129 franchi svizzeri e le cialde a 46 centesimi l’una (mentre il valore della polvere contenuta in ciascuna di esse non supera i 7 centesimi), valori che permettono un ricarico industriale considerevole per l’azienda. Insomma un business di tutto rispetto, nonostante, come afferma Denis Braun – Schweig esperto svizzero titolare della “T Fine Tea Trading Company”: “Bere il tè dovrebbe rappresentare un momento di serenità. Se invece lo consumiamo in fretta la mattina, come il caffè, diventa una bevanda come un’altra”. 

        

                                                                                             

                                                                              Sam

 

 

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