Bar di fascia media, addio?

Contrazione delle spese, in particolare di generi non di prima necessità, e calo del potere di acquisto dei consumatori stanno determinando una sensibile diminuzione dei consumi negli esercizi commerciali.  I bar, in particolare, sembrano soffrire più di altre strutture di questa situazione generale che, almeno secondo i principali esperti del settore, non dovrebbe registrare sostanziali miglioramenti nel breve periodo.

 

Le avvisaglie si erano già avute all’inizio della stagione primaverile. Ad aprile il CDA (Consorzio Distributori Alimentari, che da solo rappresenta oltre l’11% del mercato della distribuzione nazionale di liquidi alimentari) a seguito di una vasta indagine effettuata su 12.000 pubblici esercizi forniva una serie di dati intorno ai consumi delle bibite nei bar, ristoranti e locali notturni a dir poco preoccupanti. A partire dai consumi fuori casa che si assestano, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, intorno ad un – 1,21% medio con picchi che sfiorano, in prevalenza per il canale bar, il – 2,0%, mentre i locali notturni raggiungono il – 1,61% ed i ristoranti “tengono” meglio con il – 0,46%. I prodotti maggiormente coinvolti in questo trend negativo sono i ready to drink che scendono di un ben -21,83%. Un fenomeno che si era già manifestato da alcuni mesi e che mette anche in evidenza un’evoluzione nei gusti del consumatore che tende a semplificare l’acquisto oppure a indirizzarsi verso prodotti miscelati e preparati dal gestore. Tendenza al ribasso anche per gli aperitivi monodose (-8,18%), per i succhi di frutta (- 8,28%) e per gli sciroppi (- 13,92%) che il più delle volte fungono da base per i cocktail. Gli stessi superalcolici, infatti, si dimostrano in gravi difficoltà registrando una diminuzione del -7,0%, seguiti a ruota dalla birra (-6,31%). Non scampa alla mattanza dei consumi il vino, prodotto nazionale simbolo insieme a pizza e pasta, che vede ridursi le quantità consumate di un – 3,95% per le etichette cosiddette classiche, mentre i vini speciali calano di un -3,89%. In verità più che i bar in senso stretto il canale in maggiori difficoltà appare quello dei locali serali (pub e discoteche) dove le leggi indirizzate ad una restrizione dei consumi di alcol, in particolare presso le fasce di popolazione più giovani, sembrano aver prodotto i primi risultati: ready to drink -18,39%, vino – 18,12% e alcolici -6,89%. Il termometro riguardo all’efficacia delle misure repressive del Governo è dato dalla speculare crescita, di sicuro notevole, degli energy drink schizzati ad un + 15%. Abbiamo già illustrato (Integratori alla sbarra?, 26 – 06 – 2008) come gli effetti vitalizzanti di queste bevande, se consumate in modo corretto ed in quantità ragionevole, non risultino particolarmente dannosi per il fisico umano e perciò, a differenza dei prodotti alcolici, non vengano rilevati dagli attuali controlli della polizia. Segnali positivi giungono da altri due comparti: quello delle acque minerali (+ 3,11%) e quello delle bibite non gasate (+ 5,61%), mentre le addizionate con anidride carbonica segnano il passo (- 2,09%). Qualora la tendenza in atto venga confermata durante l’estate, ed alcuni segnali sembrano confermare questa ipotesi, la situazione potrebbe assumere caratteristiche davvero preoccupanti. I principali operatori evidenziano rischi in particolare per tutte quelle strutture di medie dimensioni che sembrano le più esposte ai pericoli derivanti dalla condizione attuale. Infatti queste ultime non possono contare sui prezzi bassi dei piccoli esercizi, che con costi contenuti ed assortimenti limitati sono in grado di competere sul mercato, né sulla qualità del servizio e sulla vastità dell’assortimento dei “grandi” capaci, comunque, di attrarre una clientela qualificata. Quali allora le contromisure per non farsi affossare? Creatività, inventare continuamente bevande diverse e dai gusti di maggiore appeal presso i consumatori, magari a prezzi competitivi sul mercato e con un buon livello di servizio, e specializzazione, diventare esperti di una specifica tipologia di bevanda (birra, tea, non gassate, cole, etc.), possono rappresentare strade da intraprendere alla ricerca di quella caratterizzazione capace di fare la differenza. Per il resto non resta che sperare nell’anticiclone africano che, dicono, porti temperature più alte di quello delle Azzorre.

 

 

                                                                                 Sam

 

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