BARMAN, UN LAVORO PER NIENTE FACILE (2)

Per molto tempo si è creduto che per avere successo nella gestione di un bar non fosse necessaria una preparazione particolare. Niente di più sbagliato! Anche il barman è un lavoro che necessità di grande professionalità.

 

L’evoluzione che questa professione ha compiuto nel tempo è stata notevole. Molto del suo fascino è legato ai personaggi della cultura, della politica oppure dello spettacolo che, grazie alla passione per l’alcol, hanno contribuito a creare dei barman ormai entrati nella leggenda. Proprio il rapporto con il cliente è uno degli aspetti più affascinanti di questo lavoro, in cui accanto alla professionalità, al buon gusto e all’ingegno, necessitano doti umane non comuni.

Esistono almeno tre tipologie di addetti a un bar:

  1.  il barista: colui che, dietro a un bancone, prepara e serve caffè, bibite, long drink, cocktail e aperitivi. A volte si occupa anche della cassa, di effettuare gli ordini dei prodotti, di tenere sotto controllo il magazzino, di acquisire gli ordini, di mantenere in ordine il locale,

  2.  il barman: è invece un professionista specializzato nella miscelazione delle bevande o nelle preparazioni gastronomiche, con una conoscenza merceologica e organolettica approfondita e specifica,

  3. il bartender: ultimo arrivato direttamente dagli Stati Uniti, è uno specialista in Flair. In alcuni casi meglio conosciuto come Freestyle, consiste in un coinvolgente stile di lavoro che oltre a velocizzare il servizio e a meglio gestire i prodotti, riesce a spettacolarizzare l’attività attraverso acrobazie e piroette di bottiglie e bicchieri, favorendo l’intrattenimento al bancone. Attenti a non semplificare con uno sbrigativo “lanciare bottiglie” il tentativo di spiegare il Flair, è molto di più.

Come si può intuire, nell’attuale contesto sociale, ci sono almeno due filoni importanti per svolgere al meglio questa professione:

  • una prima più legata a un concetto che potremmo definire “multifunzionale” dell’attività, che richiede al lavoratore la capacità di muoversi all’interno di diverse aree del locale, gestendone una serie di aspetti abbastanza diversi tra loro e con alcune competenze specifiche in:

      • drink list

      • enologia (conoscere il vino)

      • caffetteria

  • una seconda molto più segmentante, che si potrebbe chiamare “specialistica”, maggiormente in linea coi tempi, impegnata a rendere il barman un vero e proprio professionista del bancone bar e che concentra la preparazione e lo sviluppo formativo su alcuni elementi dai caratteri fortemente innovativi:
      • tecnica del versaggio

      • preparazione di uno o più drink contemporaneamente

      • movimenti acrobatici di intrattenimento

      • regole sulla postura e regolamentari

      • giochi di bar e interazione con il cliente

      • come creare un drink menu

L’articolazione che questa professione tende a assumere deriva anche dall’ampliamento delle opportunità di impiego sorte da alcuni anni a questa parte. Infatti, ad esempio, un considerevole incremento di richieste riguardanti un addetto al bancone bar si è avuto dal settore alberghiero per il continuo e costante aumento dei locali destinati al divertimento e al tempo libero. Nonostante tutto il consumatore rimane il vero punto di riferimento per ogni barman e la capacità di soddisfare il cliente la sua preoccupazione primaria,“era come un’amante, era impensabile un giorno senza” diceva Ernest Hemingway parlando dell’adorato Daiquiri di Costante Ribailagua il barman del Floridita a l’Avana.

 

 

                                                                                                         STELVIO CATENA

 

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