Bene il turismo straniero in Italia

Anche nell’ultimo anno sono aumentate le presenze straniere nel nostro paese, con caratteristiche, però, particolari alle quali è necessario prestare la massima attenzione per riuscire a trarne valide indicazioni all’incremento del business. Approfondiamo l’analisi di come i turisti stranieri spendono i propri soldi.

 

Dopo un periodo carico di timori tornano a crescere il numero e la spesa dei turisti stranieri in Italia. Il primo semestre 2005 aveva lanciato un monito preoccupante agli operatori turistici indigeni con una significativa diminuzione del – 4,1% della spesa dei viaggiatori non italiani in visita nel nostro paese. Le cose sono tornate a posto nell’anno successivo che ha, invece, registrato un incremento del 6,7% raggiungendo la considerevole cifra di 30.368 milioni di euro, che rappresentano il 2,1% del PIL.

 

La provincia di Roma è quella che concentra il maggior volume di traffico di valuta estera con buoni incrementi (+ 12,3%), seguita da Milano (+ 18,8%), Venezia (+ 13,0%) e Napoli (+17,1%) che aumentano in maniera ancor più marcata. Per quanto riguarda il contesto geografico sono i paesi extraeuropei a segnare gli scatti in avanti più significativi, mentre i turisti continentali, in particolare i tedeschi, sembrano aver un poco raffreddato l’interesse per la penisola mediterranea.

Nell’indagare in quale tipologie di turismo si concentrano le entrate maggiori, in testa troviamo “la cultura” (53,0%) che incrementa di ben sei punti percentuali la propria incidenza, seguita dal “mare” (22,8%) anch’esso in recupero di due punti rispetto all’anno precedente. Fa capolino anche presso il turismo d’importazione, con un coefficiente medio di spesa pro-capite giornaliera cospicuo, l’interesse per i percorsi “enogastronomici” che valorizzano alcune peculiarità italiane di grande richiamo internazionale quali la tradizione culinaria o la produzione di vini. Le regioni più attrezzate per soddisfare le richieste estere appaiono il Veneto per il nord, la Toscana e il Lazio per il centro, la Campania e la Sardegna per il sud Italia.

 

I grandi aggregati evidenziano come la spesa per l’alloggio si dimostri quella di maggior entità (12,4 mia di euro, pari al 40% del totale), quindi, con una qualche sorpresa, lo shopping (6,9 mia, 23%), i pasti (6,3 mia, 21%) e il trasporto interno (3,1 mia, 10%). Un dato da tener sotto controllo è rappresentato dagli incrementi percentuali che i vari settori hanno registrato nell’ultimo anno. Infatti, mentre il costo degli alloggi sale soltanto di un 2,6%, gli altri comparti risultano assai più aggressivi: shopping + 12,3%, trasporti + 8,0%, pasti +7,0%. I più spendaccioni appaiono i giapponesi (134 euro medi al giorno), seguiti dagli americani (116 euro), poi australiani e britannici (101 euro). In coda i tedeschi, che nonostante si confermino primo paese per entrate valutarie turistiche complessive, contengono la spesa media giornaliera su valori modesti (solo 73 euro).

 

Al di là delle statistiche, che hanno, comunque, il pregio di focalizzare i punti di interesse economico prevalenti, alcuni fattori comportamentali e psicologici sono da tenere in considerazione nel predisporre l’accoglienza al turista non italiano. Ad esempio diminuiscono i gruppi numerosi. La tendenza prevalente è quella di viaggi più brevi che in passato, focalizzati su aspetti specifici di un paese o di una regione, ai quali è necessario rispondere con servizi puntuali e efficienti in grado di ottimizzare il rapporto tempo a disposizione/soddisfazione del cliente, dove l’aspetto economico, pur restando considerevole, non appare prioritario.

 

L’importante sembra essere l’appagamento delle curiosità che spesso sono alla base della scelta delle mete del viaggio. A tale proposito è necessario incrementare il connubio imprese turistiche/territorio, attraverso il concreto coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, che in accordo con l’iniziativa privata riescano a valorizzare sul piano internazionale specifiche e caratteristiche realtà territoriali capaci di esprimere eccellenze significative. Pur rimanendo mete inossidabili le città d’arte oppure le spiagge mediterranee, il nostro paese è in grado di fornire ancora itinerari di grande interesse che possano giustificare ritorni di turisti a caccia di novità. Un esempio può venire dai paesi dell’Europa dell’Est, anche i più piccoli quali le Repubbliche Baltiche, che grazie a un’accorta campagna d’informazione e a costi contenuti, in particolare delle tratte aeree, stanno ottenendo incrementi di visitatori da boom economico: nel periodo 1999/2003 sono cresciuti nelle preferenze dei viaggiatori di ben un 17%.


Nessuna paura, abbiamo le risorse, la professionalità e bellezze naturali che possono contrastare validamente tali performance, è necessario attrezzarsi in modo adeguato e far ricorso a quella inventiva e creatività che hanno sempre contraddistinto il nostro popolo. Il successo, poi, è assicurato.

 

 

                                               

                                                                      EGIDIO CRISPOLDI

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