Birra? Meglio il vino

Nella patria indiscussa della bionda bevanda tratta dalla fermentazione del luppolo si sta facendo largo una nuova tendenza che sembra privilegiare il consumo del vino, meglio se italiano. Un excursus nei paesi europei in cui stanno cambiando molte cose. Del resto anche in Italia…

 

La fonte è autorevole, la Deutscher  Brauerbund associazione tedesca dei produttori di birra, la notizia destinata a fare storia: il consumo da parte dei cittadini della nazione con capitale Berlino hanno raggiunto con soli, si fa per dire, 112,5 litri il minimo storico nel consumo pro-capite della bevanda nazionale. Almeno 3,5 litri in meno dello scorso anno, un decremento stimato oltre il 3%. Se si pensa che tale risultato non appare come un fenomeno occasionale, ma sembra confermare un trend ormai consolidato, possiamo comprendere l’allarme lanciato dalla categoria dei produttori  della Germania. Non che la nazione centroeuropea sia la maggiore consumatrice di questa tipologia di prodotto, è infatti seconda dietro la Repubblica Ceca che,  grazie al metodo di fermentazione da lei inventato e chiamato Pilsner dalla località dove venne messo a punto nel 1842, riesce a confezionare un prodotto a minore gradazione alcolica perciò meglio tollerato dal consumatore, ma di certo è quella che ha legato di più la sua immagine sul piano internazionale alla spumeggiante bevanda, di cui sull’intero pianeta vengono bevuti  157 miliardi di litri ogni anno. Sebbene non detiene il primato dei consumi  di birra e non è in grado neppure di vantarne l’invenzione (la bevanda appare già nei papiri dell’antico regno dei Faraoni più di 3.500 anni orsono),  la Germania può accreditarsi come il paese dove viene prodotta in maggiore quantità. Infatti i produttori  ammontano a 1.284, più che nel resto del mondo. Una risorsa importante per il paese anche da un punto di vista prettamente economico, nonostante i grandi produttori riescono a controllare ben il 70% del mercato. La situazione è in grande fermento, fusioni tra aziende minori, acquisizioni da parte delle maggiori, joint venture con produttori sudafricani o belgi, i più importanti dopo i tedeschi, sembrano gli scenari più probabili se l’andamento al ribasso si dovesse confermare. Quello che però preoccupa di più l’economia tedesca è che i consumi si rivolgono verso prodotti che della tradizione teutonica hanno ben poco. Per le prime colazioni aumenta in modo considerevole la richiesta di cappuccini, in perfetto stile mediterraneo, oppure un espresso o latte macchiato. Come aperitivi si prediligono Martini e Campari, ma anche un buon prosecco può andar bene. A pranzo, invece, si pasteggia con bicchieri di vino, meglio se italiano ma nelle carte riservate al nettare d’uva, da poco tempo quasi obbligatorie al ristorante, c’è posto anche per i francesi e sudamericani. Di sicuro un ruolo determinante in questo cambiamento epocale dei gusti tedeschi devono averla avuta le vacanze annuali nel “bel paese” del quale, poco alla volta, si sono cominciate a mutuare le abitudini alimentari. Eppure sembra che la legge del contrappasso abbia colpito ancora. In effetti se in Germania crescono i consumi di vino e diminuiscono quelli della birra in Italia succede tutto il contrario. Secondo Assobirra negli ultimi trent’anni il consumo pro capite nazionale di birra è passato da 12,8 litri del 1975 ai 30,3 del 2006, mentre il vino nello stesso periodo scende da 104 litri a 46. Nel determinare tale fenomeno i giovani sembrano la categoria che influisce in modo considerevole al risultato finale, forse perché si ritiene meno pericolosa o dal tasso alcolico contenuto, dal momento che anche i superalcolici passano dai 4,5 litri di consumo pro capite annuali sempre del 1975 ai 0,8 litri del 2006. Nonostante questi risultati siano ben lontani dalle medie dei paesi europei dove i consumi di birra risultano maggiori, al terzo posto si classifica l’Irlanda, seguita da Austria, Regno Unito e Belgio, anche il consumo italiano si avvia a raggiungere livelli continentali di tutto rispetto. Niente, comunque, a confronto di quello che sta accadendo in intere regioni della Cina oppure in alcuni Stati africani dove i bevitori di birra raggiungono livelli di consumo straordinari. Forse, almeno per questi ultimi pensando agli antichi egizi, un ritorno alle origini.

 

 

 

                                                                     Sam

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