Caffè controcorrente

Gli effetti della crisi economica, che via via stanno interessando i diversi settori produttivi, sembrano ignorare il consumo mondiale del caffè. Non soltanto gli amanti della nera bevanda aumentano, ma ormai sembrano aver raggiunto livelli tali da mettere in discussione la disponibilità della materia prima necessaria a soddisfare le sempre più numerose richieste. A battere i colpi è uno dei paesi in grado di fornire agli appassionati chicchi fra quelli di maggiore qualità e di più alto gradimento sul mercato: la Colombia.

                 

A Bogotà il costo dei preziosi chicchi di “arabica” (miscela che produce semi di modeste dimensioni, profumati, di color verde rame e dalla forma lunga e piatta) è balzato in pochi mesi dai 1,25 dollari alla libbra di dicembre ai 2,20 di questi giorni. Un vero e proprio terremoto che rischia di mettere nei guai un mercato che, fino al momento attuale, non sembrava affatto risentire dei rigori delle recessione planetaria. A giudizio degli esperti  il combinarsi delle attività di rigenerazione di un numero considerevole di piantagioni e l’aumento del costo dei fertilizzanti che ne ha determinato un uso più morigerato da parte dei produttori, hanno concorso al decremento della produzione del paese centro americano con le ripercussioni negative sull’andamento dei prezzi. Gli effetti negativi sul  valore degli scambi internazionali non hanno tardato ad arrivare. Infatti l’aumento del caffè colombiano “…ha trascinato al rialzo i prodotti, come quello brasiliano, che vanno verso un raccolto record”, afferma Mario Cerutti, responsabile acquisti materie prime della Lavazza. Il tutto in coincidenza di un andamento globale della domanda che registra, a livello globale, un incremento di oltre il 2,0%. In sostanza sembrano mancare, per la completa soddisfazione dell’attuale richiesta di consumo, 3 milioni di sacchi del prezioso prodotto sui 127 milioni confezionati nell’anno in corso. Però a preoccupare maggiormente gli operatori è il futuro: “La situazione rischia di esplodere – interviene Andrea Illy, Amministratore Delegato di Illycaffè, prestigiosa azienda italiana del settore -. La produzione non sta al passo con i consumi. La domanda aumenta malgrado la crisi”. Per quanto riguarda la penisola i consumi restano stabili, anche se considerevoli, posizionando il nostro paese, con 5,8 chilogrammi pro capite, al quinto posto della graduatoria mondiale dopo brasiliani, americani, tedeschi e giapponesi. Sono 41 milioni i connazionali che giornalmente non fanno mancare la nera bevanda sul tavolo della colazione (tanto che 6 italiani su 10 l’hanno giudicata un’abitudine irrinunciabile) e i bar sparsi nello stivale distribuiscono giornalmente 70 milioni di tazzine. Nella graduatoria mondiale sui consumi di tazzine giornaliere, una recente indagine dell’osservatorio giornalistico internazionale “Nathan il saggio”, colloca gli italiani al terzo posto con 3 tazzine, dietro tedeschi (5 tazzine) e statunitensi (3,2) e davanti austriaci (2,6), spagnoli (2,5) e francesi (2,3). Fanalino di coda la Gran Bretagna i cui sudditi della regina preferiscono di gran lunga il tè, dal momento che di tazzine ne consumano 0,1 al giorno. Interessante l’evoluzione dei paesi asiatici riguardo tale prodotto, il più grande dei quali, la Cina, ha raggiunto la tazzina pro capite. Per quanto riguarda i luoghi preferiti per gustare il liquido scuro, il 60,0% dichiara di preferire il focolare domestico (forse anche con un occhio al risparmio), il 30,0% sceglie invece il bar, mentre il restante 10,% lo prende dalle macchinette sparse un po’ dovunque. Non mancano le novità in un mercato così dinamico, la più interessante arriva dalla collaborazione di due importanti marchi: la Coca Cola e Illycaffè, che recentemente hanno lanciato un nuovo prodotto in lattina che dovrebbe conquistare gli spazi fino ad oggi occupati dal caffè freddo. Nespresso ha tracciato a Milano, in occasione del lancio delle nuove macchinette per il consumo delle cialde (un mercato che negli ultimi anni ha registrato un ritmo di crescita vicino al + 30,0%), un identikit del consumatore tipo italiano: in prevalenza di sesso femminile (52,0%), preferibilmente residente nel nord- ovest della penisola o in Sicilia, lo beve di solito al mattino (69,0%) addolcito con lo zucchero (46,0%). Per finire un consiglio, non prenderne più di 3 tazzine al giorno, almeno a detta dei medici.

 

 

 

                                                                 Sam

 

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