Caffè Moreno

Caffè MorenoIl Sigep di Rimini, come ormai di consueto accoglie tantissime torrefazioni tra le maggiori e più note del panorama nazionale, per noi è stata l’occasione per visitare lo stand di Caffè Moreno, storica azienda di torrefazione napoletana e fare, dopo aver bevuto un gustoso caffè, una chiacchierata con Claudio Percuoco AD dell’azienda.
– Innanzitutto cerchiamo di capire come l’Azienda si percepisce. Che cos’è Caffè Moreno? “Per noi, ma credo per tutti, Caffè Moreno è innanzitutto un’Azienda storica nel panorama dei torrefattori italiani. E’ un’Azienda napoletana, nata negli anni 60 e giunta oggi alla terza generazione della famiglia Percuoco, che offre al mercato un prodotto di classica estrazione napoletana, caratterizzato da una tostatura scura frutto della passione e dell’approccio artigianale dei nostri maestri torrefattori, che garantisce compostezza e dolcezza in tazza. Il 90% del fatturato è generato dal canale bar mentre la parte restante dal mercato del monodose e del macinato fresco. Il rapporto con il cliente è sempre diretto, grazie anche a un servizio di assistenza continuo e ad una attività di formazione continua presso i clienti il tutto per garantire in maniera costante un prodotto finito di qualità estrema al cliente finale”.

– In che modo comunica e si presenta al mercato? “Fino a qualche anno fa la comunicazione di Caffè Moreno era essenzialmente una comunicazione “above the line”, cioè affidata ai mezzi di comunicazione tradizionali di massa: affissioni, cartellonistica sui principali mezzi di trasporto cittadini, stadio, spot in tv con la showgirl Elisabetta Gregoraci testimonial dal 2005. Negli ultimi anni ci siamo adeguati all’utilizzo di quelli che sono oggi degli importanti strumenti di comunicazione, come i social, Facebook su tutti. Inoltre presenziamo praticamente a tutte le fiere di settore”.

– Sul territorio nazionale come è distribuita la vostra clientela? ”Il grosso della nostra clientela si trova al centro sud, ma negli ultimi anni abbiamo allargato in maniera sostanziale i nostri orizzonti commerciali, cominciando a sviluppare un buon fatturato nel mercato del nord Italia e in quello romano”.

– Ha parlato di mercato romano, considerando che negli ultimi anni il mercato romano del caffè è diventato terra di conquista per le vicissitudine di alcune tra le principali aziende “indigene”, la vostra importante presenza è frutto dell’opportunità che si è creata o di una strategia mirata? “Senza ombra di dubbio di una strategia attentamente ponderata, infatti nel lontano 2010 abbiamo acquisito Caffè Teichner srl torrefazione romana nata nel lontano 1986, il che ci ha consentito di entrare nel mercato romano già con un numero importante di clienti, trasformati poi nel corso dell’ultimo decennio tutti in clienti Caffè Moreno”.

– Quali sono i progetti per il futuro? “Al momento ci stiamo dedicando all’apertura di nuovi depositi a Milano e in qualche altra parte del territorio nazionale. Nel 2020 saremo concentrati ad aumentare il numero dei depositi e a rendere ancora più capillare la struttura commerciale, per allargare gli orizzonti dei mercati stranieri, in particolar modo quelli mediorientali”.

– Lo scorso anno qualche esperto assaggiatore di caffè ha sollevato un grosso polverone sul caffè partenopeo, cosa pensa su quanto accaduto? Sorride… (ndr). “Il modo di fare il caffè a Napoli è molto diverso dal modo di fare caffè in qualsiasi altra parte d’Italia. Sentenziare che un caffè è di bassa qualità, sulla base di parametri indicativi riferiti a un prodotto finito, non sempre può essere conciliabile con la necessità di creare un prodotto adeguato a quelli che sono i gusti dei consumatori. Nello specifico la domanda è: gli esperti che sentenziano la qualità di un prodotto sulla base di parametri tecnici, sono sicuri che un caffè che rispetti tutti i parametri cui loro fanno riferimento piaccia poi ai consumatori? In più: un torrefattore deve preoccuparsi di produrre un caffè perfetto, oppure un caffè non perfetto ma che piace ai consumatori? La mission di Moreno è sempre stata quella di soddisfare i consumatori e non solo i palati degli esperti”.

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