Casa Artusi apre a un ristorante

A Forlimpopoli, cittadina emiliana a dieci chilometri da Forlì, il 4 agosto 1820 nasceva quello che sarebbe divenuto il massimo esponente teorico della cucina italiana: Pellegrino Artusi. Nella sua città natale, in un vecchio convento in pieno centro storico, è stata creata Casa Artusi. Accanto al museo, alla biblioteca ed alla scuola di cucina, è aperto dal marzo di quest’anno un ristorante che intende seguire le linee tracciate dal grande gastronomo nell’opera che lo rese famoso.

Ad oggi il libro può contare 111 edizioni, con oltre un milione di copie vendute. Non stiamo parlando dell’ultima avventura di Herry Potter, ma de La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene manuale di cucina realizzato da Pellegrino Artusi e pubblicato per la prima volta nel 1881. All’epoca l’autore, emiliano di nascita e precisamente di Forlimpopoli, si era ritirato a Firenze da una quindicina d’anni. Figlio di un mercante, Agostino, dopo una serie di disavventure familiari, culminate nel sequestro di alcuni parenti nel teatro cittadino nel 1851 ad opera del noto brigante romagnolo Stefano Pelloni detto Il Passatore, Pellegrino messi a segno alcuni ottimi affari finanziari decise ancor giovane, a quarantacinque anni, di ritirarsi nel capoluogo toscano per vivere di rendita e dedicarsi alle sue passioni : la letteratura e la cucina. Elaborò nel periodo che lo separa dalla dipartita, avvenuta il 30 marzo del 1911 alla veneranda età di 91 anni, tre volumi, due di critica letteraria ed uno di cucina. Dei primi, dedicati rispettivamente a Foscolo e Giuseppe Giusti, si è persa ogni traccia mentre a quello culinario deve l’imperitura fama. L’opera divisa in 22 capitoli elenca 790 ricette che spaziano dagli antipasti ai dolci, passando attraverso minestre, salse, ripieni, umidi, arrosti, erbaggi e legumi, pesce e così via. Alle ricette vere e proprie si alternano ricordi e aneddoti raccolti dall’autore e che riguardano i singoli piatti. A distanza di 97 anni dalla scomparsa di Artusi, nello spazio dedicatogli dalla sua città natale, ha visto la luce un ristorante che intende proporre le ricette classiche dell’illustre gastronomo e, magari, qualche piatto di nuova interpretazione elaborato secondo le linee guida tracciate nella sua opera più famosa ma con gusto e ingredienti moderni. Il non facile compito è stato affidato ad uno chef  grintoso e preparato, innamorato del proprio mestiere: il trentasettenne Andrea Banfi. L’elemento che rende tale locale degno di interesse, accanto alla qualità delle pietanze, sono i prezzi davvero contenuti.  Pranzi di lavoro (2 portate, bicchiere di vino acqua e caffè) a 12 euro, menu artusiano (5 portate) a 20 euro, alla sera fantasia di prodotti regionali (salumi, ciccioli, formaggi, confetture, dolci) a buffet per 10 euro. Casa Artusi è ormai attiva da più di un anno. Situata in un antico convento nel centro della cittadina di oltre 2.000 mq, nell’intestazione viene definita come “Il centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana”, e propone al visitatore un’articolata serie di spazi specifici che tracciano un percorso assai coerente legato al cibo. Sono, infatti, presenti: la biblioteca, con tutte le edizioni del libro dell’Artusi, i volumi presenti nella sua biblioteca personale donati al Municipio di Forlimpopoli ed una selezione di articoli di riviste e saggi riguardanti argomenti gastronomici; un’area eventi, dove accanto alla sala principale predisposta per accogliere seminari e convegni se ne trova un’altra in cui sono raccolti gli scarsi cimeli domestici artusiani (il salotto e alcuni quadri); uno spazio museale nel quale rivivono modi e tipologie per apparecchiare la tavola caratteristici del secolo XX, la struttura del pranzo e le tecniche di cucina; una scuola gastronomica e da qualche mese il ristorante. Si completa così un programma che intende fare della struttura emiliana un tempio laico dedicato ad un autore che ha fatto del mangiar bene una ragione di vita. Al di là delle finalità turistiche e commemorative del progetto, Casa Artusi si dimostra una valida idea capace di coniugare spirito imprenditoriale innovativo, valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti tipici, collegamento ad un fenomeno di portata internazionale. Non è un caso che Forlimpopoli sia gemellata con Villenove Loubet, centro urbano della Provenza, che ha dato i natali ad Auguste Escoffier, famoso cuoco francese a cavallo fra XIX e XX secolo, autore di numerose pubblicazioni di argomento gastronomico. Del resto la cucina è una cosa seria, come ebbe a dire un poeta e letterato, anche lui emiliano Olindo Guerrini, amico dell’Artusi in alcuni simpatici versi: “Son diventato pallido?/Ci son avvezzo. Non è nulla. Taci/M’han guastato lo stomaco/ le polpette dell’oste ed i tuoi baci”.

 

                                                                       Mario Rossi

 

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