C’era una volta il lusso

Lo tsunami della crisi economica travolge anche gli hotel a 5 stelle. Alcune delle più prestigiose ed esclusive strutture di accoglienza di tutto il mondo, in virtù del momentaneo periodo di congiuntura, hanno deciso di eliminare una serie di servizi e alcune di quelle piccole attenzioni che, però,qualificavano l’albergo e lo trasformavano in una residenza di lusso . Interventi che si propongono di contribuire a far tornare in attivo i bilanci aziendali ma che hanno generato sconcerto presso il pubblico abituato a tali comodità.

                          

I primi ad essere tagliati saranno: la crema per il corpo nel kit bagno, il kit pulisci scarpe, il kit per il cucito, i sigilli per il wc, i fiori in camera, le buste da lettera ed i fogli A4, le caramelle e i cioccolatini, mentre i bollini per i rotoli della carta igienica si troveranno soltanto all’arrivo degli ospiti. In tempi di diffusa morigeratezza anche gli hotel extralusso tirano la cinghia. Gli ultimi dati relativi all’Italia diffusi dalle principali associazioni di categoria nazionali intorno all’anno appena trascorso non possono considerarsi incoraggianti per gli operatori del settore: 7,8 milioni di pernottamenti in meno rispetto al 2007 ed un inizio 2009 all’insegna della recessione con il 24,5% di decremento nel solo mese di gennaio. Un settore, è bene ricordarlo, in cui sono occupate direttamente nella sola penisola circa 1 milione di persone più altrettante impiegate nell’indotto e che si trova a dover risparmiare dove possibile al più presto possibile. Le economie riguardano anche altre cosiddette amenities: dall’accappatoio alle pantofole, dai sottobicchieri ai fiammiferi con il logo dell’hotel, insomma il superfluo viene accuratamente eliminato nel tentativo di mantenere inalterati i servizi indispensabili per il buon soggiorno del cliente. Sull’altare del risparmio sono stati aggiornati altri benefit usuali in strutture a 5 e più stelle: il prolungamento dei tempi in cui vengono effettuati i cambi  di biancheria (lenzuola ogni tre notti, asciugamani da utilizzare per più di un giorno), la taratura in basso dei termostati che regolano la temperatura della camera tanto nel periodo estivo che in quello invernale, la riduzione delle irrigazioni di giardini e delle fioriere al minimo indispensabile. Quelli che per lungo tempo sono stati i segni distintivi di tali alloggi qualificandoli come “di lusso” vengono via via abbandonati nel tentativo di contenere i costi di struttura. Costi che, secondo una stima elaborata dagli operatori, non possono affatto considerarsi secondari. Dai bilanci annuali, infatti, si può constatare come in un anno le uscite relative al consumo dei “generi di cortesia” raggiungano i 40.000 euro, rispetto ai 94.000 necessari al rifornimento di pantofole, ai 60.000 assorbiti dai cambi biancheria dei bagni, ai 18.000 relativi agli stampati in camera (cartelline, carte da lettere, fax), ai 300.000 da imputarsi alla collocazione delle amenities in occasione della pulizia della camera. In totale 512.000 euro complessivi che in tempi di magra rappresentano per gli amministratori proprio un bel gruzzoletto. Certo le economie di maggior peso e di più immediato effetto si realizzerebbero diminuendo il personale (il costo relativo a tale voce rappresenta il 40,0% del totale spese di una struttura alberghiera), ma si cerca di limitarne il più possibile il ricorso in virtù da un lato della turbativa sociale che si verrebbe inevitabilmente a creare e dall’altro dei riflessi assai negativi che si verrebbero a produrre nella qualità globale del servizio offerto alla clientela. Sotto quest’aspetto, infatti, i problemi non mancano. Alessandra Pavolini, general manager in viaggio per quasi la metà del tempo dedicato al lavoro, ha constatato di persona nell’ultimo soggiorno al Shangej La di Singapore gli effetti della crisi subendo un vero e proprio shock: “Niente più corbeille di fiori nella hall, neppure un valletto che ti prende i bagagli, in camera una lista di raccomandazioni da colonia estiva: spegni le luci, non usare tutti gli asciugamani, tieni la temperatura più alta. In bagno il deserto, con il barattolino dello shampoo che tiene solo una dose, spariti i cotton fioc e i dischetti struccanti. Sul comodino matite lunghe come un mozzicone e il bloc notes col logo ridotto a tre foglietti di carta bianca”. Del resto le imprese multinazionali stanno diramando direttive sempre più rigide perché i manager viaggino il meno possibile. Sempre per quanto riguarda la penisola il presidente di Federalberghi, Barnabò Bocca, lancia l’allarme: “I dati sono di un’assoluta gravità, c’è il rischio licenziamento per 150mila persone e fallimento per 13mila imprese”. Chissà se, oltre al lusso, negli hotel scenderà anche il prezzo?

        

                 

        

 

                                                                  Egidio Crispoldi

 

 

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