Champagne in versione “light”

Dopo l’esempio del gruppo Vranken Pommery, titolare dell’omonimo marchio nel mercato del prezioso vino ricco di bollicine, anche Mumm ha annunciato la produzione di un lotto considerevole di bottiglie “alleggerite”. Niente paura, il contenuto resta invariato sia per qualità che nella quantità, a cambiare è il peso della bottiglia. Sperando che il gas prodotto all’interno del contenitore in vetro non ci metta lo zampino.

 

La scommessa è che durante il periodo di fermentazione in bottiglia, che ricordiamo essere all’incirca di un paio d’anni, la stessa non scoppi per effetto dei gas che si producono al suo interno e che concorrono a rendere tanto particolare il risultato finale del processo di lavorazione. Anche lo Champagne, protagonista indiscusso delle tavole più esclusive e raffinate, corre ai ripari. Sono, infatti, iniziate le “grandi manovre” per intervenire sui costi generali del prodotto e renderlo meno aggressivo nei prezzi. Non volendo intervenire sugli aspetti procedurali ed organolettici del processo di produzione, in modo da non alterare minimamente la qualità e la genuinità del risultato conclusivo, si è pensato di rivedere quello che in termini di marketing viene definito il “packaging” del prodotto, in parole povere il contenitore. Proprio per testare il pericolo di esplosione della bottiglia causato dalla creazione di anidride carbonica, alcuni produttori hanno iniziato a “snellire” il tradizionale contenitore. Questo, nei confronti del resto dei vini, al momento risulta assai più pesante, 900 gr rispetto ai 400/500 degli altri, e si è portata ad 835 gr con un risparmio di vetro di circa il 7%. Tale risparmio produce effetti positivi sui costi generali del prodotto, ottenendo economie sul costo del contenitore, sul trasporto delle bottiglie, sui costi di magazzino, sulla movimentazione; senza considerare gli effetti positivi nei confronti dell’ambiente (la fabbricazione di bottiglie rappresenta da sola il 15% delle emissioni di carbonio generate dal settore produttivo) e del consumo energetico (se tutte le aziende produttive adottassero la stessa misura il traffico di mezzi pesanti generato dallo Champagne si ridurrebbe di 3.000 unità). Un’opportunità da considerare con attenzione dal momento che nello scorso anno sono state vendute in tutto il mondo 339 milioni di bottiglie. Un record storico, che, però, contribuisce non poco nel giustificare una riflessione intorno all’eventualità di una diminuzione del peso del contenitore in vetro, dal momento che questo materiale ha segnalato a partire dal gennaio 2008 un incremento del costo superiore al + 40%. In definitiva una soluzione che riuscirebbe a mettere d’accordo industriali, ambientalisti e, addirittura, consumatori. Dall’anno di esordio del nuovo secolo, il 2000 quando vennero commercializzate 235 milioni di bottiglie, il prezioso vino ha registrato una crescita costante. È vero che il paese da anni in testa alle importazioni , gli Stati Uniti, sta evidenziando una flessione nei consumi (- 3% 2007 su 2006), con ogni probabilità a causa del  continuo rafforzamento dell’euro, ma i nuovi ricchi dell’ex Unione Sovietica hanno mantenuto in positivo l’andamento annuale delle vendite del prodotto. L’anno in corso conferma il rallentamento americano con pericolosi segnali anche dal resto dei paesi occidentali e i produttori sarebbero assai contenti se si confermassero le stesse cifre del 2007. Insomma anche lo Champagne, uno dei cosiddetti beni di “lusso” che secondo alcune teorie economiche non dovrebbero risentire delle fluttuazioni valutarie, rischia di avvertire i morsi della crisi economica. Gli interventi operati negli ultimi anni per seguire la crescita dei consumi, l’aumento del 9% delle superfici vitate (da 30.500 a 32.722 ettari) e, soprattutto, l’incremento di circa il 25% della resa per ettaro,  rischiano di essere vanificati dall’aumento generale dei costi di produzione (negli ultimi due anni + 18%) e dagli effetti della contingenza economica. Nel frattempo è stata rinvenuta in Scozia la più antica bottiglia di Champagne in circolazione: un Veuve Clicquot del 1893. Il contenuto è quasi come nuovo essendo stata per 115 anni conservata in un luogo nascosto alla luce. La preziosa reliquia è esposta nel museo aziendale di Reims. La vendita di questo pezzo unico non è presa neanche in considerazione, dagli esperti viene stimata di valore “incalcolabile”.

 

 

                                                                          La redazione

 

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