Chiusi di notte

Nella capitale sta per essere approvata dall’amministrazione municipale  un’ordinanza che, per il momento nella sola zona del centro, pone come massimo orario d’apertura dei cosiddetti ”laboratori artigiani” (pizzerie a taglio, yogurterie, pasticcerie gelaterie e kebaberie) la mezzanotte, con buona pace di turisti e avventori nottambuli. Anche in questo caso si confrontano due facce della stessa medaglia: da una parte gli operatori commerciali e dall’altra la popolazione residente, impegnati a salvaguardare ognuno i propri interessi.

                 

I periodi come quello che stiamo vivendo mettono a dura prova l’equilibrio e la saggezza di molti di noi, compresi coloro che ricoprono incarichi di pubblica utilità. Quando una città come Roma sale alla continua attenzione della cronaca per i quotidiani episodi di violenza o di disprezzo delle libertà civiche ed individuali, coloro che sono preposti al mantenimento del decoro e della vivibilità dello spazio urbano rischiano di cadere vittima di provvedimenti avventati e, spesso, lesivi di quella stessa libertà che intendono difendere. Nello specifico l’assessore al commercio della giunta guidata da Gianni Alemanno, Davide Bordoni, ha annunciato un’ordinanza nella quale si permette l’apertura nel centro storico della metropoli dei cosiddetti “laboratori artigiani” (pizzerie, yogurterie, pasticcerie gelaterie e kebaberie) non oltre la mezzanotte, penalizzando tutti coloro che, in modo particolare nel periodo estivo, tirano fino a tardi. Naturalmente sono compresi fra questi tanto gli amanti della vita notturna della capitale che i turisti affascinati dalla bellezza della Roma by night. Questo provvedimento si va ad affiancare ad altri già in vigore che riguardano l’ordinanza prefettizia antivetro (che proibiva la vendita per asporto di qualsiasi bevanda in lattina o vetro all’interno della zona centrale nelle serate di venerdì, sabato e domenica),i limiti imposti dalla legge all’occupazione di suolo pubblico, che sembrano, però, sempre meno presi in considerazione da commercianti con regolare licenza che da quelli abusivi, la sosta tariffata (passaggio di alcune aree a parcheggio a strisce blu in parcheggio a strisce bianche), l’orario dell’apertura della zona ztl (passato dalle 21,00 alle 23,00), tutti tesi, con direttrici spesso discordanti, a ordinare i flussi e i movimenti della gente all’interno dell’area più frequentata della capitale. In effetti se andiamo ad esaminare le singole iniziative ve ne sono alcune (chiusure anticipate di locali, ordinanza antivetro, occupazione di suolo pubblico) da considerarsi restrittive, mentre altre (prolungamento dell’orario anteriore all’apertura della zona ztl, sosta tariffata) tendenti a favorire l’accesso e la fruibilità delle vie di maggior attrattiva della città. Con molta probabilità da parte degli amministratori si tenta di prendere decisioni che intendono non scontentare nessuno. Se, infatti, da una parte c’è un numero considerevole di operatori commerciali (i soli “laboratori artigiani” raggiungono nella capitale la bella cifra di 15.000) che rappresentano occupazione e fatturato per l’economia capitolina in larga parte basata sull’affluenza turistica alle tante bellezze artistiche o mercantili presenti, dall’altra ci sono i diritti di vivibilità e di qualità della vita dovuti alla popolazione residente, sempre più assediata e intimorita dal degrado morale in cui versano una parte considerevole dei nottambuli. Le risse, i diverbi, le aggressioni, le occasioni di lite provocano in coloro che hanno le abitazioni nei pressi di questi luoghi ansia e timori per niente infondati. In queste occasioni la strada più semplice, e, spesso, più popolare per chi è a caccia continua di consenso, è quella della repressione, che accanto ai fattori positivi ne porta anche di meno vantaggiosi. In effetti blindare il centro storico disciplinando la sua fruizione entro ambiti severi rischierebbe di depauperarlo di visitatori, rendendolo una sorta di deserto notturno, con grande sollievo per i residenti e grave danno per tutti gli operatori commerciali e per l’intera economia della zona,  mentre lasciarlo in balia di orde di ubriachi violenti, lo renderebbe pericoloso per tutti coloro, residenti e non, che lo frequentano. Per cui la soluzione sta forse, come spesso accade, in una bilanciata alternanza di misure votate al contenimento degli eccessi con altre finalizzate alla salvaguardia delle libertà individuali dei singoli, fra le quali, a mio avviso, è lecito includere quella al divertimento.

 

 

 

 

                                                                   Sam

 

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