La fantomatica “Fase 2”, dopo le parole del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è appena cominciata, dopo quasi due mesi di lockdown, con una riapertura parziale di moltissime imprese, con l’obbiettivo di renderle nei mesi prossimi e in maniera progressiva, totalmente produttive. Infatti, non sarà un vero e proprio ritorno alla normalità, bensì saranno messe in atto le prime mosse per la ripartenza economica del Paese: saranno riaperti pizzerie, bar, pub e ristoranti, solo ed esclusivamente per i servizi di delivery; sarà possibile ordinare e prelevare in loco pietanze come pizze, panini e pasti completi, senza creare ressa o aggregazione fuori dai locali in questione.
La stessa sorte non toccherà alle attività di intrattenimento serale, locali per aperitivi, cocktail e lounge bar; questa disposizione non fa che aggravare la situazione economica e di crisi di questa tipologia di attività, ma non va considerata una misura discriminante nei confronti di esse, avendo il fine ultimo positivo di non creare gli assembramenti tipici di questa tipologia di locali.
Dati alla mano, secondo una recente intervista a campione sugli imprenditori di questo settore, la crisi dovuta al periodo di quarantena obbligatoria sta gravando notevolmente sulle spese e sull’economia dei cocktail bar. Quasi la totalità tra manager e proprietari di locali della movida, che sono stati intervistati, registrano una difficoltà enorme nel gestire al meglio le spese di sostentamento per i propri dipendenti (il 67% di essi), per il pagamento dei canoni di affitto dei locali (il 70%) e ai fornitori di materie indispensabili (il 51%), per risanare i debiti dei finanziamenti e mutui effettuati precedentemente (il 45%).
Oltre il 50% degli intervistati, inoltre, prevede la diminuzione della metà del proprio fatturato annuo, mentre il 23% di essi crede che questi numeri rasenteranno l’80% per la fine dell’anno corrente, non essendo state ancora disposte e garantite misure volte alla ripresa e all’accessibilità libera a questa tipologia di attività, su cui pesa come un macigno anche lo stop al turismo. Ed è proprio il settore che riguarda tutte le attività e attrazioni turistiche, ad aver accusato maggiormente il colpo, con una battuta d’arresto totale.
Ne risentiranno in maniera importante anche i bar all’interno di alberghi ed hotel, come gli “hotel bar”. Secondo i numeri raccolti durante l’intervista, per molte di queste attività, circa il 79% di esse, è stimato un calo di fatturato di oltre il 50%; ciò sta proprio a dimostrare quanto il settore del turismo sia fondamentale per la sussistenza di questa tipologia di lavoratori oltre che, in generale, per l’economia del Paese, ed infatti, alla fine di questo anno, il fatturato dell’apporto turistico rappresenterà una somma al di sotto del 50% rispetto al solito, per il 56% degli intervistati, con una perdita di proventi particolarmente elevata. La situazione è quella che è, ma con idee, organizzazione e spirito giusto la ripresa non si farà attendere.
