Contro il consumo di alcol alziamo le tasse

È la ricetta messa a punto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per combattere quello che viene stimato come il fenomeno maggiormente negativo dell’intero pianeta. Le stime rese note dall’organismo internazionale sono davvero impressionanti e sottolineano come tutta una serie di malattie, il più delle volte difficilmente curabili,dipendano da questa terribile  forma di dipendenza. E nel computo non sono stati calcolati i decessi indiretti, quelli cioè dovuti ad incidenti d’auto, spesso causati da sbronzi alla guida, oppure omicidi o altro.

                  

Nessun medico ci vieta il “cicchetto” ogni tanto, anzi a volte aiuta la digestione dopo un pasto abbondante oppure facilita la circolazione del sangue. Tutto bene se questo avviene nei tempi e modi dovuti. Quando, però, il bere liquori a base di alcol etilico diventa un’abitudine comporta rischi enormi per la nostra salute. Con il tempo il consumo di bevande ad alta gradazione porta all’assuefazione e per soddisfare il desiderio in maniera adeguata sono necessarie dosi sempre più massicce di mistura. Si scivola così nell’alcolismo, fenomeno che, a detta dell’OMS, rappresenta la forma di dipendenza più diffusa e pericolosa attualmente presente sull’intero pianeta. Per la prima volta si è tentato di tracciare una mappa esauriente che potesse comprendere nell’analisi tutti e cinque i continenti e i numeri sono davvero impressionanti: 76 milioni di tossicodipendenti, che se paragonati ai 15 milioni di individui assoggettati a tutte gli altri tipi di droghe, rendono abbastanza evidenti le reali dimensioni del problema. Le cure necessarie ai malati o invalidi per cause legate all’alcolismo assorbono l’1,0% del PIL mondiale e si calcolano in 2,3 milioni i trapassi annui dovute alla medesima causa. La percentuale di malattie dovute all’alcol raggiunge il 4,3% del totale e, a livello continentale, penalizza maggiormente le popolazioni del vecchio continente in cui l’incidenza arriva al 11,6%, poco avanti all’America B (Centro America, Sud America, Caraibi) ferma al 10,1%. Sullo stesso livello America A (Stati Uniti, Canada, Cuba) e Pacifico Occidentale (Cina e Australia) attestati al 7,3%, mentre il Sud Est Asiatico si ferma al 2,7%. Nettamente al di sotto delle cifre fino a questo momento analizzate il Medio Oriente (che comprende anche Egitto, Sudan, Marocco) con lo 0,5% di malati, in gran parte per effetto dei divieti religiosi, Islam in testa, al consumo di bevande alcoliche. Fra le nazioni più colpite ci sono la Russia, l’Argentina, il Messico e il Brasile. L’Italia con 1,5 milioni di alcolisti non risulta, nonostante la dimensione del fenomeno assuma una certa consistenza quantitativa, fra le nazioni dai consumi più alti, e 9,1 litri pro capite sembrano assumere rilevanza relativa rispetto ai 13,0 della Francia e i 16,0 della Repubblica Ceca. L’OMS, nel momento in cui ha deciso di affrontare il problema, piuttosto che agire con normative proibizioniste, che anche nel passato hanno dimostrato scarsa efficacia (basti pensare al caso statunitense e allo sviluppo che il traffico illecito ebbe nella crescita della malavita organizzata), consiglia un inasprimento della pressione fiscale sui prodotti a base di alcol etilico, al fine di far lievitare i prezzi al consumo. Si prende come esempio, a supporto di tale suggerimento, lo studio di un professore dell’Università della Florida, Alex Vagenaar, il quale ogni qualvolta aumentava i costi di tali bevande nel pub del campus dove insegnava, la percentuale di studenti ubriachi diminuiva del 30,0%. Francamente ci appare un intervento non risolutivo, che rischia di penalizzare tutta una serie di esercizi pubblici, già provati da numerosi effetti  negativi dovuti alla globalizzazione dell’economia, magari favorendo lo sviluppo di centri di distribuzione illegale con merce di contrabbando e di scarsa qualità, senza contare la discriminazione di classe del provvedimento che andrebbe a penalizzare i meno abbienti mentre i ricchi potrebbero sempre e comunque mantenere i propri livelli di utilizzo. Appare, a nostro avviso, più efficace, invece, investire fortemente sull’educazione al consumo moderato dell’alcol, attraverso campagne mirate di formazione/informazione che comprendano anche le scuole allo scopo di fornire una vera e propria “cultura” della moderazione, e aumentare le forme di controllo e di sostegno sociale, in particolare presso i più giovani.   

 

 

 

                                                           Sam

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *